I suoi piloti continuano a vincere, e il suo team cresce anno dopo anno. Gli sponsor hanno sempre maggior fiducia, e gli permettono di ampliare in continuazione il suo sfozro. E' difficile immaginarsi un'altra struttura privata altrettanto sviluppata e vincente del team Aspar, messo in piedi da Jorge "Aspar" Martinez, ex pilota specialista delle piccole cilindrate, 4 volte campione del mondo fra 80 e 125 negli anni 80 con la Derbi. Quest'anno corre in tutte e tre le categorie, con Terol, Faubel e Martin in 125, Simon e Fores in Moto2 e Barbera in MotoGP. Ecco un'intervista in cui ci racconta come ha fatto, e dove trova le motivazioni per continuare a lottare...
Già l'anno scorso sembrava che, unico team presente in tre categorie, fossi al limite. Quest'anno hai aggiunto un altro pilota.
"E' davvero incredibile, in un periodo come questo - a settembre credevamo di dover tagliare una delle tre squadre, ma a fine anno non solo le abbiamo confermate tutte, ma abbiamo addirittura ingaggiato un altro pilota. Fortunatamente, i risultati ci danno ragione, e gli sponsor, che tra l'altro sono cresciuti, sono molto contenti."
Qual è il segreto?
"Devi offrirgli molto in termini d'immagine, come team, a suon di risultati. Bisogna fargli vere e proprie proposte d'affari, mescolando diversi elementi. Credo che l'era dello sponsor unico, fedele negli anni, sia finita. Uno dei fondamentali, oggi, è la differenziazione. La sponsorizzazione concepita esclusivamente come pubblicità su carene e tute di pelle sta diventando un concetto obsoleto. E' necessario offrire sempre qualcosa di diverso da tutti gli altri."
Partendo da questo inizio stagione, quali sono gli obiettivi?
"Quelli che ci eravamo posti quest'inverno. In 125 e Moto2 puntiamo a vincere il titolo, mentre in MotoGP vogliamo migliorare il piazzamento dell'anno scorso. A Jerez Héctor ha già migliorato il suo miglior risultato dello scorso anno, per cui ci aspettiamo che continui a crescere. Direi che abbiamo aspirazioni realistiche, ma nessuno ci regalerà nulla - dobbiamo continuare a lavorare sempre, in tutte le gare che restano."
Cosa dici ai tuoi piloti in griglia?
"Divertitevi. Non c'è molto di più da dire nei momenti che precedono la gara. Ogni pilota dovrebbe sapere l'importanza dei propri risultati, per loro e per il team. Ci può essere un dettaglio da discutere o un consiglio da dare, ma non c'è tempo per chiacchierare. Quando un pilota è in griglia è teso, nervoso, per cui gli dico di godersi la gara, non pensare a niente altro. Qualunque argomento richieda discussioni profonde dev'essere già stato sviscerato."
Qual è il consiglio che dai più spesso ai tuoi piloti?
"Ognuno fa storia a sé. Alcuni hanno bisogno di una spinta, altri di essere imbrigliati. E ogni gara è diversa. Per esempio, al momento ripeto sempre a Nico (Terol) che sta correndo con sé stesso, di provare a migliorare le sue prestazioni dell'anno scorso e non rilassarsi. Il suo rivale attuale è sé stesso: deve provare a migliorare i tempi dell'anno scorso, e trovare un buon passo in prova, per non avere nulla di cui preocuparsi in gara."
Qual è il momento più bello del weekend di gara?
"Ci sono momenti belli e brutti in ogni weekend. Quando le cose girano bene, in prova, può essere affascinante vedere come tutto gira con la precisione di un orologio. Adoro la tensione di un GP, anche se è veramente stancante, e domenica sera, o lunedì mattina, mi accorgo di essere esausto - sto assimilando la follia del weekend. E' ovvio che il momento più bello è qando si vince, quando sento l'inno nazionale spagnolo e c'è uno dei miei piloti sul gradino più alto del podio. E' una sensazione letteralmente sublime."
Cosa ti porti sempre dietro?
"Un sogno, che è la chiave per affrontare le sfide quotidiane. Potete avere la valigia vuota - troverete vestiti e tutto quel che vi serve in qualunque aeroporto del mondo - ma dovete avere un sogno. Prego sempre per la mia salute e i miei sogni. Finché avrò sogni da realizzare nelle corse, e il desiderio di affrontare nuove sfide, continuerò a lottare."
Come mai sei sempre sul muretto box? Cosa vuoi trasmettere ai tuoi piloti?
"A volte vorrei cercare di dirgli qualcosa di specifico, ma è impossibile farsi capire. E' davvero difficile provare a capire qualcosa mentre sfrecci per il rettilineo principale, lo so, ma non riesco a non cercare di farlo. Ad esempio, a Jerez Nico ed Héctor stavano lottando per la testa della gara mi toccavo la testa per cercare di dirgli di ragionare. Giravano davvero forte, con pista umida, e sarebbe bastato un nonnulla perché uno dei due cadesse. Cerchi di trasmettere concetti gesticolando, o con la lavagna, ma di solito non funziona..."
Quale GP ricordi con più affetto?
"Non ce n'è uno in particolare, per fortuna ho tanti bei ricordi, da quando correvo a oggi. Le doppiette però sono giornate speciali - quando vinciamo due gare nella stessa giornata."
Qual è la tua pista preferita nel calendario mondiale?
"La più bella e tecnica è Phillip Island. Quella in cui soffro di più, pur restando la mia preferita a causa dell'atmosfera e perché è letteralmente casa mia è Valencia."
Questa età d'oro del motociclismo spagnolo ricorda un po' i giorni di Nieto, Criville ed un certo "Aspar"...
"Questo periodo non è frutto di coincidenza. Dorna ha fatto un ottimo lavoro negli ultimi 12 anni, e le piste spagnole sono favolose. A Valencia abbiamo la "Culla dei campioni BANKIA", che sforna piloti a ripetizione da ormai undici anni - tutti i nostri ragazzi vengono da quella scuola. Abbiamo quattro gran premi in Spagna, su piste meravigliose, e piloti eccezionali. Mettete insieme tutti questi fattori, aggiungete una copertura mediatica intensiva da parte di TV e stampa, e non è difficile capire come mai il motociclismo spagnolo stia vivendo un momento tanto favorevole."