Tomizawa, ma cosa è successo?

In Motomondiale

di Edoardo Licciardello, 07 settembre 2010
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Tomizawa, ma cosa è successo?



Abbiamo voluto attendere che l’emozione sfumasse. Che il dolore per la morte di un ragazzo troppo giovane per ricongiungersi al suo creatore si attutisse un po’, e ci consentisse di riflettere su quanto è successo domenica con mente un po’ più lucida. Di sentire tante campane, prima di dare ascolto all’istinto e scrivere per rendere giustizia a Shoya Tomizawa, la seconda vittima reclamata dal nostro splendido sport su palcoscenico mondiale in soli sette giorni.

Chi era Shoya Tomizawa? L’anagrafe, e le cronache sportive, ce lo raccontano come un ragazzo di diciannove anni, nato a Chiba (come Nakano, Aoyama, Ui e Ukawa) e in sella a una moto da GP dal 2006 – aveva debuttato nel campionato All-Japan a Motegi. Nel 2008 aveva chiuso al secondo posto la serie nazionale 250, per passare in pianta stabile al mondiale l’anno successivo. Finì diciassettesimo nel mondiale 250, miglior piazzamento un decimo posto ottenuto sia a Motegi che a Valencia. Lo scorso Aprile aveva conquistato la vittoria nella prima gara mai disputata della Moto2, staccando poi anche due pole e salendo sul podio anche un’altra volta, in Spagna. Tutto il paddock lo ricorda come un ragazzo molto simpatico, aperto, amichevole con tutti. Un ragazzo spensierato e gentile, capace di sobbarcarsi un viaggio in macchina di 500 e passa chilometri fra un aereo e l’altro andare a ringraziare i ragazzi di Clinica della Moto (i collaboratori che forniscono assistenza tecnica nelle giornate Braghi Racing) per aver dato una mano al team CIP nella messa a punto del suo motore.

Alle 12.35 di Domenica 5 Settembre, Tomizawa ha perso per un attimo il controllo della sua Suter mentre si avvicinava alla corda del Curvone. La moto si è scomposta, Shoya l’ha tenuta, ma è stato costretto ad allargare la traiettoria. E’ passato sul cordolo, come a Misano molti fanno di scuola (la vernice usata per i cordoli sul circuito romagnolo è contraddistinta da un’ottima aderenza, come si è visto in MotoGP, dove diversi piloti, fra cui Rossi, ci staccavano addirittura sopra in avvicinamento alla Quercia) ma, avendo allargato prima, si è trovato a gas spalancato con la ruota posteriore che ha toccato per qualche centimetro l’erba sintetica posta fra lo stesso cordolo e la via di fuga in asfalto.

Il seguito lo avete visto tutti: il retrotreno scarta di botto, la moto sbatte a terra Shoya, mentre Redding e De Angelis, che lo seguono schiacciati in carenatura, non possono fare nulla per evitarlo e lo centrano in pieno ad oltre 240 all’ora. E’ evidente fin dall’inizio che l’impatto è stato terribile, il corpo di Tomizawa che gira su sé stesso in mezzo alla pista come fosse una moto, un oggetto inanimato invece di una persona, dà subito la proporzione di quanto sta accadendo.

Le responsabilità del tracciato, da molti invocato come pericoloso dal momento in cui è stato invertito il senso di marcia, terminano qui. Nel senso che al Curvone, nell’altro senso, ci si sarebbe arrivati altrettanto veloci se non di più. L’inversione del senso di marcia è solo necessario a fornire adeguata via di fuga al curvone, che, in senso antiorario, con le velocità a centro curva di cui sono capaci le moto odierne, non ci sarebbe più. E non sarebbe nemmeno possibile allontanare il muro, a meno di non voler convincere l’A14 a cambiare percorso. Si potrebbe non correre a Misano, dice qualcuno, ma non è questo il punto.

Il curvone, di per sé, è sicuro. E’ una curva da pelo, ma c’è largo spazio per andare dritti e rientrare in pista (Simoncelli, 2008), e se uno ci scivola, come è successo solo l’anno scorso a Pasini, ha una via di fuga lunga e sicura. Quello che bisognerebbe evitare, questo sì, è l’uso di erba sintetica all’esterno del cordolo. Sarebbe bastato, probabilmente, che al posto dell’erba sintetica ci fosse la solita ghiaia perché il volo di Tomizawa si risolvesse con una “normale” caduta, che avrebbe spedito il pilota nella via di fuga, invece di lasciarlo in mezzo alla pista. Purtroppo, si tratta dell’unica dinamica contro cui il motociclismo sportivo non potrà mai difendersi. Non ci sono vie di fuga che tengano, o protezioni sulle tute.
E veniamo alla spinosa questione della bandiera rossa: perché la gara non è stata interrotta? Lo ha spiegato bene Franco Uncini, lo hanno ribadito il dottor Costa e il dottor Macchiagodena: non ce n’era bisogno, anzi, si è intervenuti più rapidamente così, grazie all’ambulanza posizionata in posizione protetta, che non trasportando il ferito al centro medico. Ora, lungi da noi il voler contestare l’opinione di gente che ha fatto un grandissimo lavoro di messa in sicurezza dei tracciati (Uncini, che ha provato in prima persona cosa significhi essere investiti da un concorrente che segue: venne centrato in pieno dopo una caduta dall’allora giovane e sconosciuto Wayne Gardner, nel 1984, e se la cavò per il rotto della cuffia) o di chi i piloti li salva e li rimette in sesto tutti i giorni dell’anno. Anche solo pensare che Costa o Macchiagodena non impongano una bandiera rossa se può contribuire, anche in minima parte, a salvare la vita di un pilota, è un insulto che entrambi non meritano. Dobbiamo quindi dare per scontato che la bandiera rossa, funzionale al trasporto d’urgenza di Tomizawa al Medical center, non servisse.

C’è però un’altra possibilità. Agghiacciante. Che la bandiera rossa non servisse come non serve la sirena sulle ambulanze quando il trasportato è deceduto. Il collega Zamagni, in un articolo su Moto.it, racconta di quanto ha visto direttamente dalla pista, e solleva il dubbio che Tomizawa possa essere morto sul colpo, citando altri elementi e testimonianze a supporto della sua ipotesi. Ipotesi che coinciderebbe con quella frase, che in questo caso sarebbe sicuramente scappata involontariamente a Jorge Lorenzo durante l’intervista, secondo cui lui stesso avrebbe saputo della morte di Tomizawa prima della partenza. Ipotesi fermamente smentita da Costa durante la trasmissione Fuorigiri, che ha ricordato come il decesso di Shoya sia stato dichiarato attorno alle 14,30: ben dopo la partenza della MotoGP. Può benissimo darsi che Lorenzo non abbia inteso la domanda iniziale, volendo solo dire che gli era stato riferito delle gravissime condizioni di Tomizawa, e non della sua morte.

Ma prosaicamente, se invece fosse davvero andata come qualcuno ipotizza, non sarebbe cambiato nulla. La morte di Tomizawa era già avvenuta, fermare gara e spettacolo non lo avrebbe riportato in vita. Ovviamente, se fosse stata data la notizia, sarebbe stato impossibile correre la MotoGP. Quale pilota abbassa la visiera del casco e corre con la concentrazione e la serenità necessarie davanti ad una notizia del genere? Sarebbe ingiusto e pericoloso. Si sarebbe potuto evitare di correre la MotoGP, certo, in segno di rispetto per Shoya. Ma forse non sarebbe stato quello che Shoya stesso avrebbe voluto. Insomma, se fosse andata così, sarebbe certo una situazione moralmente raccapricciante, tanto che ci rifiutiamo di crederlo, ma all’atto pratico... Tomizawa non ci sarebbe stato restituito. E questo, purtroppo, è quello che conta. Lasciamo stare le sterili polemiche, e pensiamo a quello che si può fare perché nessuno raggiunga Shoya troppo presto. Cominciando, magari, con il togliere gli inserti in erba sintetica da TUTTE le piste…




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Commento


andbad
Italy
Terni

Non sono così convinto che la colpa sia dell'erba sintetica. Anzi, credo che non sarebbe cambiato molto se ci fosse stata la ghiaia o il cemento.
Forse, un forse molto ipotetico, un eventuale controllo di trazione avrebbe potuto metterci una pezza.
E' solo grazie al lavoro di gente preparata e del reparto ricerca e sviluppo di grandi aziende di abbigliamento se perdite di questo tipo sono diventate l'eccezione, invece che la regola come solo qualche decina d'anni fa. Come hanno detto tutti quelli che sanno di cosa stiamo parlando (come anche in questo articolo) correre in moto è un mestiere (ma anche una passione, per chi non viene pagato per farlo) molto rischioso, le cui conseguenze sono messe in conto da chi lo fa.
Pensiamo a gare come il TT o tutte quelle serie "minori" (soprattutto nel nord europa) dove corrono letteralmente per le strade di tutti i giorni con moto che poco hanno da invidiare alle Moto2, dove cadute gravi financo mortali sono quasi quotidiane.
Continuare la corsa, più che fermarla, è stato un giusto tributo a tutti coloro che non sono quì con noi, oggi.

By(t)e

Inserito: 07 settembre 2010

leoallafila
United States
Arlington

Qui in USA ricevo le gare motoGP in HD su un signor televisore, mi sono riguardato la scena al rallentatore e non mi sembra proprio che sia scivolato sull'erba sintetica, stava già cadendo un buon mezzo metro prima. Questo non per dire di tenere l'erba sintetica (che fa comodo alle gare a 4 ruote per intenderci) ma solo per dire che in questo caso non ci punterei il dito. E' stato un insieme di concause sfigate come purtroppo possono capitare. Come il vecchietto che brucia lo stop e ti stira. Siamo umani e deboli fisicamente rispetto a cosa la nostra teconologia ci permette di fare.

Per metterci al sicuro dovremmo tutti smettere di fare qualsiasi cosa che ci faccia sentire vivi e moriremmo tutti lo stesso.

Inserito: 07 settembre 2010

paulpock
Italy
Bolzano

io sono paulpock ,e mi dispiace tantissimo quello che è successo a tomizawa ,penso anche io che se ci fossero stati 1 traction control ,con 1 ABS che si rispettino dei sistemi elettronici buoni come su altri motoroni di serie,magari si sarebbe salvato, e invece di 41 piloti tutti ammassati quasi sempre vicini 1 dietro l'altro quasi a contatto ,a correre veloci ce ne fossero solo 17 come in motogp e distanziati ,minori velocità sarebbe stato meglio ,e magari non ci sarebbe stato l'incidente od era diverso .

Inserito: 07 settembre 2010

Ringhio
Italy
Milan

"e invece fosse davvero andata come qualcuno ipotizza, non sarebbe cambiato nulla. La morte di Tomizawa era già avvenuta, fermare gara e spettacolo non lo avrebbe riportato in vita"

La gara andava fermata perché c'erano ferito e pezzi in pista
La gara andava fermata perché l'incidente si è rivelato grave da subito
La gara andava fermata per rispetto della vita dei piloti e delle famiglie
La gara andava fermata perché se la metà di quell'incidente fosse capitata a qualcuno con gli sponsor importanti sulla tuta, oggi l'Italia intera era ancora ferma in segno di solidarietà.

La gara andava fermata per non legittimare il cinismo
La gara andava fermata per il rispetto del valore dello sport nella vita

La gara andava fermata !

Concordo col commento di Reggiani, se fosse successo a VR si fermava l'Italia per una settimana, invece pilota poco noto e moto ancora meno non meritano una frazione di stima e premure.

... sempre più "Any Given Sunday" !

Inserito: 07 settembre 2010

leoallafila
United States
Arlington

Scusa Ringhio, rispondendo al tuo primo punto vorrei farti notare che essendo successo ad un pilota in testa alla gara, pochi secondi dopo il fattaccio, il resto del gruppo aveva già superato quel punto, non c'era davvero tempo di esporre la bandiera rossa per evitare che il resto dello schieramento passasse a tuono vicino alla zona dell'incidente.

Poi nel tempo che il gruppo ci ha messo a completare un altro giro hanno sgomberato la pista da piloti e detriti. Quindi in quel senso la bandiera rossa non ci stava.

Dal punto di vista "umano" non discuto, ma dal punto di vista tecnico non c'era motivo di interrompere la gara. IMHO.

Inserito: 07 settembre 2010

CAP
Italy
Fabbrico

Io rimango convito che Tomizawa sia praticamente morto sul "colpo" ... e sono altrettanto convinto che che il medico che è arrivato per primo l'abbia contatato subito e l'abbia comunicato alla direzione corsa ...
Se Tomy fosse stato grave o molto grave ma con un minimo di speranze di essere salvato, l'avrebbero lasciato immobile e fermato la gara immediatamente.
Per questo motivo non è stato chiesto l'intervento dell'elicottero, per questo motivo l'ambulanza non è andata via in fretta dal luogo dell'incidente, per lo stesso motivo Tomizawa è stato trasportato a Riccione e non al Bufalini di Cesena ... non c'era purtroppo più nulla che si potesse fare.
Dichiarare ufficialmente che fosse morto in pista avrebbe comportato una procedura legale che avrebbe fatto saltare la gara della MotoGP, dorna e contratti TV non se lo potevano permettere ... in questo Reggiani in diretta a avuto perfettamente ragione, anche se stoppato subito da Meda.

Inserito: 08 settembre 2010

CAP
Italy
Fabbrico

"ha avuto" ... scusate!!!

Inserito: 08 settembre 2010

Anonymous
Italy
Sarzana

Su questa storia si spendono e si spenderanno fiumi di parole da parte di tutti, addetti ai lavori e non.
Io penso solo che sospendere una manifestazione sportiva di questo tipo, ad altissimo contenuto di rischio (vale per il motociclismo in tutti i suoi aspetti, ma anche per l'automobilsmo, lo sci , il ciclismo ecc ecc.) sia un atteggiamento ipocrita.
Emotivamente è una reazione comprensibile quella di dire 'ferma tutto' ma razionalmente ha poco senso secondo me.
Perchè la domenica successiva cosa cambia, e quella dopo ancora ...?

Corsera

Inserito: 08 settembre 2010

Fastmambo
Italy
Florence

Come ho già commentato in un altro articolo, secondo me la bandiera rossa doveva essere esposta immediatamente subito dopo l'incidente (che fosse di una certa gravità s'era visto subito). Non bisogna mai considerare i fatti solo a posteriori, ma intervenire tempestivamente a prescindere da tutto. Non bisogna dire DOPO tutto ciò che è successo che aver esposto la bandiera rossa non avrebbe cambiato nulla: e che ragionamento è? Se gli addetti alla sicurezza ragionano così, siam messi benino: "oggi è andata così, domani chissà." Quando si fa uno studio sulla sicurezza, uno degli aspetti da studiare è ciò che viene chiamato "What if?", dove si analizza ogni aspetto possibile, anche per cercare di evitare ulteriori e gravi complicazioni.

Con un incidente in cui si vedono volare detriti dappertutto e un pilota steso e fermo in pista, la gara va fermata subito, PER EVITARE ALTRE SPIACEVOLI E GRAVI CONSEGUENZE OLTRE ALL'INCIDENTE STESSO (che stavolta non ci sono state), CIOE' CON ALTRI PILOTI COINVOLTI, O COL COINVOLGIMENTO DEI DOTTORI ACCORSI IN PISTA. E poi: se un pilota, nella frettolosità di intervenire - perchè la gara sta continuando (la scena della barella che cade è grottesca...) -, riportasse conseguenze più gravi dell'incidente stesso? E se Shoya avesse avuto bisogno di un intervento in loco, per l'impossibilità di spostarlo, quanto avrebbero ancora aspettato per esporre la bandiera rossa?

Io credo che per evitare qualsiasi dubbio o incertezza, in casi in cui ci sia un pilota immobile sulla pista, la gara vada fermata immediatamente e basta. Così come fanno durante le prove libere degli amatori, dove le bandiere rosse fioccano senza incertezze (e, magari, dove non c'è la necessità di tenere in considerazioni altri aspetti, meramente commerciali....).
Infine, è anche probabile (è una mia opinione) che il dottore accorso abbia comunicato via radio ai commissari che Shoya era già morto, e che non c'erano altri motivi per fermare la gara. Cinico.

Inserito: 08 settembre 2010

GIAMPYRSV
Italy
Talamello

Signori qui non si deve scherzare con la vita dei piloti. Tutti noi che andiamo in moto sappiamo che il rischio c'è: anche su strada. Un incidente che in macchina si risolverebbe con delle semplici ammaccature sulla carrozzeria, in moto può essere fatale. Ma la strada è la strada. La pista dovrebbe essere il luogo dove praticare la nostra passione, abbassando notevolmente i rischi. Il motomondiale è la massima espressione del motociclismo e pertanto anche la sicurezza dovrebbe essere al massimo. Sicurezza intendo abbigliamento ultra-tecnico, spazi di fuga belli ampi, protezioni degne di questo nome (non le vecchie "gomme") ed infine medici,marshall e direzione corsa altamente capaci. Credo che domenica almeno una cosa di queste non abbia funzionato. L'incidente ci sta, fa parte del gioco ma i soccorsi secondo me non vanno fatti in quella maniera. Subito si è visto che la botta è stata grave e pertanto, anche se magari non sarebbe servito, la bandiera rossa andava esposta. I medici avrebbero potuto prestare soccorso sul posto senz avere paura di essere travolti dalla flotta di piloti che sarebbero sopraggiunti. Io dvolgo un lavoro che mi ha fatto capire che a volte, qualche secondo di intervento in più, fa la differenza tra la vita e la morte. Domenica di secondi se ne sono persi un pò per portare fuori pista il pilota infortunato. Credo che questo sia evidente e pertanto la direzione corsa questa colpa ce l'ha! Cia Tomy e dovunque sei "DAGLI IL GAS!"

Inserito: 08 settembre 2010

erbubi
Italy
Asti

Quando succede una tragedia come questa ci sono sempre una concatenazione di cause che non sono possibili da prevedere.
Scrivo però che ci vuole un bel coraggio a pensare che "il medico di pista abbia guardato un pilota esanime con il casco in testa e abbia subito detto di non interrompere la corsa perché tanto era già morto, così lo spettacolo non sarebbe stato interrotto"
Ma vi rendete conto.
Dovreste vergognarvi e chiedere scusa a tutti quelli che per lavoro o per passione si dedicano alla sicurezza nei circuiti.
Se fosse successo a qualcun altro si sarebbe interrotta la corsa ?
Non dimenticate che a Imola la corsa non era stata interrotta neanche per la morte di Senna

Inserito: 08 settembre 2010

Anonymous
Italy
Sarzana

Il mio commento era riferito alla continuazione della manifestazione in generale.
La gara moto 2 anche secondo me andava, almeno momentaneamente, sospesa come mi sembra sia sempre successo in situazioni analoghe.
Vero è che se sia il dott. Macchiagodena che Costa hanno detto e ripetuto che le procedura applicata è stata corretta, io di loro mi fido.
D'altronde i servizi di pista sui circuiti italiani si sono sempre dimostrati i migliori in assoluto, credo.
Sono d'accordo con le considerazioni di CAP anche se, ribadisco, sospendere una manifestazione sportiva, a prescindere dalle ciniche considerazioni di 'cassa' o impegni televisivi che possono essere state fatte, per uno sport di questo tipo sia ipocrita.
Corsera

Inserito: 08 settembre 2010

DEO82
Italy
Mondolfo

secondo me le gare bisognerebbe fermarle perche alla fine questi eventi sn fatti per divertire!!! per me la gara di moto 2 doveva essere interrotta!!!

Inserito: 08 settembre 2010

TOMMYBAR71
Italy
Ripabianca

La bandiera doveva essere assolutamente esposta.

Avete visto il pilota che sopraggiungeva dietro a De Angelis e Redding...ha visto, aveva abbastanza spazio ed è riuscito a rallentare e rialzare la moto. Altro che tutto a posto.

Si sono disintegrate 3 moto. Se ci fosse stato olio in pista, poteva esserci no! Se fosse caduto qualche altro pilota ed avesse investito i soccorritori?

E' indubbio che la sorte di Tomizawa non cambiava (anche a mio avviso morto sul colpo) ma la bandiera rossa doveva essere esposta e basta.

Inserito: 08 settembre 2010

Fastmambo
Italy
Florence

Per Erbubi: guarda che quando è morto Senna la gara è stata fermata, per circa un'ora e mezzo... ed è stato intubato in pista, non appena fu tolto dall'auto; poi, è atterrato l'elicottero in pista e l'ha trasportato in ospedale.
Magari oggi, in F1, continuerebbero a girare dietro la safety car, semplicemente perchè la gara, nel suo totale, non può durare più di due ore (e potrebbero, per assurdo, essere trascorse interamente dietro la safety car...).

Inserito: 08 settembre 2010

CAP
Italy
Fabbrico

erbubi
Il mio commento è forse eccessivo, volevo solamente dire che ci sia accorto subito delle condizioni Tomizawa ... questo non signica che sia andata veramente così, dico solamente che a bordo pista a Misano ci sono persone molto competenti che rispetto sotto tutti i punti di vista, che in meno di 1 minuto dovevano decidere il dafarsi ... in accordo con la direzione gara.

Inserito: 08 settembre 2010

CAP
Italy
Fabbrico

TOMMYBAR71
La sospensione della gara, quindi l'esposizione della bandiera rossa la può solamente decidere il direttore di gara inevitabilmente questo non può essere immediato neanche avendo un monitor davanti ...
Quando Tonizawa è caduto era 3° dopo De Angelis e Redding c'erano altri 35 conduttori che sono transitati dalla carro 1 che sarebbero passati in ogni caso ... sul luogo dell'incidente il commissari posso solamente esporre bandiere gialle o rosso/gialle se c'è olio in pista.
Concordo in ogni caso che la gara andava fermata con l'assegnazione di metà punteggio.

Inserito: 08 settembre 2010

fastdriver
Italy
Milan

La gara andava fermata perchè il "ferito" (un medico non fa una diagnosi in 10 secondi)andava soccorso con più calma e perchè non si mette a repentaglio la vita dei commissari di pista e dei medici per far continuare una competizione che poteva benissimo ripartire mezz'ora dopo. Certo avrebbe fatto slittare il preziosissimo palinsesto televisivo....ma chi se ne frega! Se davano bandiera rossa i soccorritori non sarebbero stati costretti a fuggire dal circuito, i piloti al giro successivo avrebbero rallentato per poi rientrare ai box consentendo dei soccorsi meno frettolosi più consoni ad un essere umano. Sono convinto che Tomizawa fosse già morto ma vederlo caricare in fretta e furia sulla barella è tremendo.

Inserito: 09 settembre 2010

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