Il commento di Peter Ingley: Motori, motori, motori...
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di Peter Ingley, pubblicato il 27 luglio 2010
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L’argomento motori – sempre più scottante e sensibile in MotoGP – è oggetto di molte discussioni, di recente, tanto a porte chiuse quanto sui media. Il regolamento introdotto nel GP della Repubblica Ceca 2009 vincolò a cinque il numero di motori disponibili per ciascun pilota nei sette Gran Premi residui, e stabilì il limite a sei propulsori per l’intera stagione 2010.
Già prima di Assen, in effetti, è apparso ovvio a molti come alcuni piloti e team non sarebbero riusciti a completare il campionato con soli sei motori, pur gestendo con prudenza le percorrenze. Filippo Preziosi, di Ducati, ha dichiarato “La cosa migliore è usare un motore con tanti chilometri sulle spalle in prova, e uno fresco per la gara e le qualifiche”.
La casa con i maggiori problemi, al momento, è Suzuki. A Laguna Seca ci sono state diverse discussioni informali, per trovare un modo che consenta al team di completare la stagione senza incorrere nella penalizzazione (la partenza del pilota dai box) ogni volta che dovrà punzonare un motore che superi il limite di sei. L’argomento è in agenda nella riunione della Grand Prix commission durante il weekend di Brno, a Ferragosto. I piloti Suzuki sono attualmente tredicesimo e quindicesimo in campionato, per cui l’uso di altri motori non farà una gran differenza nella lotta per le prime posizioni. Ma tutte le eccezioni sono sempre controverse.
Non sono infatti solo i team ufficiali a faticare per i limiti imposti al numero di motori – i team satellite hanno i loro problemi. Colin Edwards, pilota del team Tech 3, non ha fatto mistero del suo scarso gradimento per i motori versione 2009, fortemente carenti in prestazioni, tanto da mandare un’e-mail allo stato maggiore Yamaha in Giappone chiedendo un aiuto per il GP di casa per sé e il suo compagno Ben Spies. Pare ci sia stata una risposta positiva, ma le specifiche del nuovo motore non sono state rese pubbliche – niente riferimenti a parti interne o aggiornamenti elettronici come fa Honda, o anche solo un’indicazione del maggior regime possibile.
Le case, al momento, hanno in mano le redini della MotoGP – si fanno, di fatto, i regolamenti da sole, a differenza della F1 dove i costruttori vanno e vengono in base ai cambiamenti d’umore, come abbiamo visto negli ultimi anni. Ci sono di nuovo griglie ridotte all’osso, e non è certo lontanissima l’eventualità di perdere Suzuki e forse anche Yamaha, viste le loro grandi perdite operative, e le conseguenti pressioni del management per ridurre i costi.
Le proposte per ridurre i costi e infoltire le griglie della MotoGP, se pure attraenti per il paddock dei GP, sono state accolte con ostilità dal grande capo della Superbike Maurizio Flammini, che ha vantato un contratto in esclusiva con la FIM, giurando di lottare fino all’ultimo euro per proteggere il proprio campionato. Il problema delle griglie sempre più ridotte in MotoGP non sta solo nei costi, ma anche nella disponibilità di mezzi, sotto l’esclusivo controllo dei costruttori. Negli anni 70, con l’arrivo delle due tempi, tutte le case producevano, oltre a velocissime moto ufficiali, repliche “clienti” con cui i piloti privati potevano vincere le gare.
Credo che sia ora che la FIM prenda il comando della situazione e il controllo dei regolamenti, prima che la classe regina imploda nella guerra contro Maurizio Flammini. La nuova classe Moto2 ha dimostrato come ci siano tanti telaisti competenti e interessati alle corse: servono solo un paio di motori. Invitate i costruttori in grado di farlo a fornire motori che non costino una fortuna, sigillati, in leasing, con una centralina fissa. Non ci sarebbero problemi di furti di tecnologia, il concetto di centralina unica funziona già in F1, e i telaisti sarebbero più che felici di accettare la sfida. Ah, e così otterremmo griglie più fitte senza il bisogno di andare in guerra con il mondiale Superbike. A me sembra sensato… |
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andbad
Italy
Milan
Milan
Anche a me sembra sensato...e proprio per questo non credo che faranno nulla.
La cosa più semplice sarebbe costringere i costruttori a fornire il motore a qualunque artigiano del telaio che lo richieda, ad un prezzo fisso e contenuto, così si ridurrebbero i costi e si darebbero più possibilità a realtà alternative.
By(t)e
Inserito: 27 luglio 2010
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