 La corsa al titolo di Jorge Lorenzo si è inaspettatamente complicata al Sachsenring. Non per il ritorno in pista di Valentino Rossi, che molti pensavano oramai in convalescenza almeno fino alla gara di Brno, ma per la spettacolare rottura del motore della sua Yamaha M1 alla fine del rettilineo principale. Le fiamme e l'abbondante fuoriuscita di olio dal motore hanno offerto grande spettacolo in televisione, e provocato la caduta di Ben Spies e Randy de Puniet, ma soprattutto hanno eliminato il secondo dei sei motori a disposizione dello spagnolo questa stagione.
La regola dei sei propulsori, voluta dall'associazione dei costruttori, rischia di penalizzare sul finire del campionato proprio il pilota che quest'anno sembra candidato alla vittoria. Dopo la rottura ad Assen del primo motore, quella di ieri in Germania sembra indicare che il nuovo quattro cilindri della M1 non sia affatto affidabile come sperato dai tecnici Yamaha, e con dieci gare che rimangono da qui alla fine del campionato occorrerà iniziare per la squadra a gestire i motori in modo un po' più conservativo.
Jorge infatti non si risparmia solitamente durante i turni di prova, girando molto e spingendo spesso al limite. Questo ovviamente non fa che aumentare il carico sui motori, che potrebbero non essere sufficienti per completare il campionato: con un altra rottura o una caduta, a Lorenzo potrebbe essere comminata la penalizzazione prevista dal nuovo regolamento, pensata per ridurre i costi con l'obiettivo di costruire motori più duraturi.
Motori che Honda sembra sapere invece bene come fare, visto che Pedrosa, l'altro spagnolo che insegue Lorenzo nella corsa al titolo staccato di una cinquantina di punti, è perfettamente in regola con la sua tabella di marcia.
Ed ovviamente il problema dei motori potrebbe riguardare anche Valentino Rossi, anche se il pesarese dovrebbe avere un motore in più di quello di Jorge e un altro motore con meno km all'attivo.
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