Rossi va in
Ducati – lo si sente dire da mesi, per non dire da anni. Ci sono favorevoli e contrari, ci sono i sostenitori del fatto che, prima o poi, Valentino non può che finire lì, a Borgo Panigale, per vincere il titolo della massima cilindrata in sella ad una moto italiana, e i detrattori che non ce lo vorrebbero nemmeno morto. C’è chi sostiene che sicuramente ci andrà, e chi dice invece che sono tutte bufale. Le voci, ultimamente, hanno assunto una certa consistenza: che ci fosse interesse reciproco, soprattutto da quando certe posizioni, diciamo così, aziendaliste, di
Ducati si sono attenuate, è fatto noto. Che ci fossero trattative sul tavolo è stato confermato con deflagrante potenza quando Filippo Preziosi, papà della Desmosedici nonché responsabile del progetto MotoGP, ha candidamente dichiarato in diretta TV, durante lo scorso GP d’Olanda, che attendono da Rossi una risposta alla loro offerta entro il GP di Spagna.
La maggior parte dei media danno per sicuro il passaggio di Rossi alla Rossa, e scusate il gioco di parole. Noi un po’ meno: certo, se testate come MCN si sbilanciano su un argomento del genere, qualcosa di solido c’è. Ma a fronte di tante motivazioni che potrebbero spingere Rossi a firmare il contratto con Ducati, ce ne sono altrettante che potrebbero dissuaderlo. Non ci credete? Guardate…
Rossi andrà in Ducati, perché in
Yamaha non si trova più bene. Masao Furusawa, suo grande fan nonché fautore, assieme a Davide Brivio, del suo passaggio da
Honda a Yamaha, andrà in pensione a fine anno. E Lin Jarvis non sembra altrettanto innamorato di Valentino: pur riconoscendone i meriti, sa di avere due piloti fortissimi – Lorenzo e Spies – e ben più giovani di Rossi. I due galli mal si sopportano nello stesso pollaio, e la situazione economica non consente di separarli schierando due team ufficiali. Quindi, non c’è altro scenario per Rossi se non andarsene verso altri lidi.
Rossi non andrà in Ducati, invece, perché in
Yamaha si trova ancora benissimo. Ha un’azienda che crede in lui e nella sua immagine, e che può gestire l’inevitabile attrito fra lui e Lorenzo. Furusawa potrebbe mantenere un ruolo all’interno del team ufficiale, e Jarvis, dopotutto, ha sempre dichiarato come desidererebbe mantenere l’invidiabile posizione di manager della squadra con i piloti più forti del mondiale.
Rossi andrà in Ducati, perché da tempo è in cerca di motivazioni. A prescindere da quanto ci sia di vero nella sua dichiarazione in merito alla difficoltà per il pilota di fare la differenza con le attuali 800, è sotto gli occhi di tutti come fatichi sempre di più ad imporsi su piloti più giovani e logicamente affamati di lui. Non ha più nulla da dimostrare, servono quindi nuovi stimoli. Quali meglio di vincere con tre marche diverse, e portare definitivamente nell’olimpo la
Ducati Desmosedici?
Rossi non andrà in
Ducati perché non deve più dimostrare niente a nessuno, e la Desmosedici, sia pur molto migliorata sotto questo aspetto, resta una moto enigmatica nella sua interpretazione. Con il regolamento attuale avrebbe la possibilità di provare pochissimo, e quindi le possibilità di ripetere l’impresa compiuta passando da
Honda a
Yamaha sono ridottissime. Un fallimento avrebbe proporzioni e risonanza mostruose, e ci sono alternative più allettanti economicamente (Formula 1) o sotto il piano del divertimento (Rally) che potrebbero dargli comunque il gusto della nuova sfida.
Rossi andrà in
Ducati perché, con lui come pilota, e Jeremy Burgess con il resto della squadra (immaginiamo almeno il fido elettronico/telemetrista Matteo Flamigni) a lavorare insieme al team di Filippo Preziosi, saprebbero trasformare la Desmosedici in una moto capace di diventare il riferimento assoluto come lo sono diventate, prima, tutte le moto che ha sviluppato:
Honda RC211V e
Yamaha M1.
Rossi non andrà in
Ducati perché Jeremy Burgess da anni parla di andare in pensione, in
Ducati non vedono di buon occhio “importazioni” di tecnici – del resto, a Bologna sono più che a posto sotto questo punto di vista – e mal si accordano alla logica pilota-centrica che invece esige Rossi nell’indirizzare lo sviluppo.
Rossi andrà in
Ducati perché costituirebbe un binomio incredibile, il cui ritorno mediatico e di fascino non avrebbe paragoni.
Ducati avrebbe il pilota più amato del mondo, Rossi unirebbe due enormi tribù di tifosi, e Dorna susciterebbe un incredibile interesse attorno ad una MotoGP afflitta da emorragia di partecipanti.
Rossi non andrà in
Ducati perché sarebbe una scelta tanto desiderata da talmente tante persone da risultare troppo nazionalpopolare, troppo poco controcorrente per un pilota e un personaggio che ha sempre amato fare le cose diversamente dagli altri.
Ducati non avrebbe inoltre troppo piacere di avere in sella alla sua moto un personaggio che, per popolarità, potrebbe fare ombra al marchio.
Vedete? Si potrebbe andare avanti per ore e ore, validando una tesi ed immediatamente dopo il suo contrario. Meglio lasciar perdere, e limitarsi a pensare che, comunque vada, entro lunedì sapremo cosa ci riserva il futuro.
E, sapete? Quasi quasi la cosa ci dispiace. Perché, se veramente l’annuncio venisse dato prima della fine del mondiale, quanto succede quest’anno finirebbe per venire adombrato, perdere interesse rispetto all’aspettativa per cosa succederà l’anno prossimo. E c’è un pilota che si merita tante cose, fra cui un titolo mondiale. Quello che non si merita, è che un titolo mondiale che già soffrirà dell’assenza del suo rivale più forte sia oggetto di una perdita d’interesse perché tutti pensano al “colpaccio” della stagione successiva. Rossi, Ducati: fate quel che volete. Ma per l’amor di Dio, date l’annuncio a Valencia, come si conviene a persone di classe, non anticipatelo, mettendo nell’imbarazzo tanta gente e sminuendo l’impresa di un pilota. Jorge Lorenzo non se lo merita.