Un vecchio detto statunitense, mutuato dall’esercito, recita “Different Day, Same Shit”, per indicare, in maniera poco elegante ma sicuramente efficace, come la data sul calendario sia cambiata ma la sostanza no. Non c’è da stupirsi, quindi, quando vediamo sempre Rossi e Stoner, con tempi pazzeschi – quello di Valentino è addirittura inferiore all’incredibile pole position staccata durante lo scorso GP – in testa alle classifiche. Non suscita stupore nemmeno constatare la vicinanza alla vetta delle
Yamaha di Edwards e Spies, mentre qualche sopracciglio potrebbe alzarsi notando la posizione, e il tempo, di Hayden. L’ex campione del mondo aveva detto, nella giornata di ieri, di non aver forzato troppo per evitare di stressare il braccio recentemente operato. Ed evidentemente non si trattava di una scusa…
Stoner incassa poco meno di tre decimi, ma, per usare le sue stesse parole di qualche tempo fa, quello che conta è sapere di avere un pacchetto competitivo, per poter iniziare la stagione fiduciosi. Provare troppo – è la teoria dell’australiano – rischia di far perdere la strada, non di far trovare quella giusta. Sarà, noi non siamo convinti, ma del resto, alle stranezze di Stoner ci abbiamo fatto l’abitudine. E considerando quanto va forte, non saremo certo noi a dire che ha torto.
Dietro al compatto plotone di
Yamaha e
Ducati troviamo la
Suzuki di Capirossi, alla quale il nuovo motore pare avere, se non proprio messo le ali, sicuramente garantito quel po’ di spinta in più che serviva. Speriamo che anche i problemi del telaio nei lunghi curvoni in appoggio siano stati risolti – come abbiamo già detto, il tracciato malese è particolarmente favorevole alla GSV-R.
Compatto anche il gruppo degli Hondisti, guidato anche oggi da Dovizioso, al quale una nuova posizione di guida sembra aver restituito quel controllo che sembrava irrimediabilmente perso nella transizione dalla moto privata alla RC212V ufficiale. Pedrosa, che per buona parte del test ha navigato nelle retrovie, ha recuperato nel pomeriggio, ma fa impressione vedere il rookie Aoyama non limitarsi a recitare il ruolo di migliore degli esordienti (ci perdonerete, ma Spies non lo consideriamo tale…) ma finire a due decimi da uno che la moto l’ha vista nascere, se non di più.
Bella prova anche per Bautista, e tutto sommato positiva anche la prestazione di de Puniet. Aprono la lista degli “oltre 2’02” Melandri e Barbera, con i tre ducatisti privati che chiudono la classifica. Simoncelli, caduto nella mattina dopo due soli giri ad alta velocità (ma, pare, senza conseguenze) non ha girato per tutto il resto della giornata.
I tempi:
1 Rossi Yamaha 2'00"271
4 Edwards Yamaha 2'00"988
5 Spies Yamaha 2'01"014
6 Capirossi Suzuki 2'01"320
7 Dovizioso Honda 2'01"439
8 Pedrosa Honda 2'01"478
11 De Puniet Honda 2'01"980
12 Melandri Honda 2'02"078
13 Barberà Ducati 2'02"080
15 Espargarò Ducati 2'02"367
16 Simoncelli Honda 2'03"689