Ducati: vincere con uno o faticare con tutti?

In Motomondiale

di Edoardo Licciardello, 04 giugno 2009
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Ducati: vincere con uno o faticare con tutti?


Ducati, ormai è evidente a tutti, vive una situazione sportiva schizofrenica, almeno per quanto riguarda la MotoGP. A fronte di un pilota che lotta (quasi) sempre per la vittoria, quello Stoner che sulla Desmosedici ha dato origine a uno di quelli che gli anglofoni definiscono “a marriage made in Heaven”, che noi prosaicamente traduciamo con un “Dio li fa e poi li accoppia”, tutti gli altri, con qualche sporadica e notevole eccezione, lottano per non chiudere la classifica.

Non è sempre stato così. Se escludiamo il 2004, anno in cui i ragazzi di Borgo Panigale hanno commesso qualche grossolano errore nella definizione della Desmosedici, la MotoGP Ducati, in versione 990, era una moto sicuramente strana e difficile da guidare, ma indubbiamente veloce e ben interpretata da Capirossi, Bayliss, Checa, e quando la sfiga non lo ha perseguitato, Gibernau. Da quando è 800, la Desmosedici ha proiettato nell’olimpo Stoner, ma per il resto si è fatta fama di moto trita piloti.

Ne sono usciti con ossa e/o reputazione rotta Capirossi (accusato di aver perso concentrazione e determinazione con la nascita del figlio) e Melandri (oggi riabilitato dopo gli exploit sulla Hayate). Hayden, Kallio e Canepa, se non altro, possono godere del beneficio del dubbio, sulla scorta dell’esperienza passata. A Borgo Panigale, come ha molto onestamente espresso l’ingegner Preziosi nelle interviste dopogara del Mugello, stanno rompendosi la testa per cercare di rendere più accessibile la Desmosedici. E non credo sia un caso che, proprio in questo periodo, sia in atto un balletto di soluzioni ciclistiche (al Mugello è stato ritirato fuori il telaio in alluminio, dopo che con quello in carbonio Stoner aveva vinto al debutto, in Qatar).
Solo che il sottoscritto, senza avere la presunzione di insegnare il mestiere ai ragazzi di Ducati Corse (a cui piacerà anche vedersi considerati come Davide contro il Golia giapponese, ma fanno parte di uno dei reparti corse più avanzati ed esperti del mondo) crede che il problema non stia lì. Seguite il ragionamento.

Come dicevamo prima, la Desmosedici GP6 era una moto veloce nelle mani di tutti. Solo nel 2007 è emerso il problema guidabilità. Problema all’inizio mascherato dai dubbi sollevati in merito al pilota. Nel 2008, nonostante il collaudatore Guareschi si sgolasse a forza di ripetere che la moto era ben lungi dall’essere perfetta, nessuno gli ha dato troppo credito, pensando che Stoner fosse il campione (che è) e che Melandri fosse un brocco casualmente arrivato al successo in GP.

E’ però abbastanza facile, con il senno di poi, identificare nel passaggio al nuovo regolamento il punto di svolta. Cos’è successo? Sulla carta poco o niente, nel senso che la nuova Desmosedici è rimasta fedele, anzi fedelissima, alla filosofia che Ducati ha sempre seguito in GP. Che, semplificando a livelli da cavernicolo, può riassumersi nel tirare fuori più cavalli possibile dal motore, e poi intervenire con l’elettronica per fare si che il motore in questione riuscisse a tagliare il traguardo con la benzina a disposizione. Ducati ha sperimentato soluzioni abbastanza estreme, poi evolute negli anni successivi, fin dal 2005: spegnere il motore a centro curva per limitare il consumo, tanto per dirne una. Sistema che Capirossi e Checa provarono, detestarono abbastanza apertamente, e forse causò pure qualche volo, visto che l’elettronica, allora, non era evoluta come adesso. Il problema è che il nuovo regolamento, con le sue fortissime restrizioni sul consumo, ha imposto una radicalizzazione dei metodi di cui sopra.

Le case giapponesi, Honda e Yamaha in testa, hanno seguito la strada opposta. Partire da motori guidabili – quindi, al contrario, con carburazioni “inutilmente” grasse a centro curva, dove il pilota riapre il gas – per poi andare alla ricerca di maggior potenza. Ottenendo, quindi, quella “connessione perfetta” fra acceleratore e ruota posteriore tanto ambita dai piloti. Quella connessione perfetta che facciamo molta fatica ad immaginarci sulla Desmosedici, che se (forse) non spegne più il motore a centro curva, sicuramente lo fa viaggiare magro al limite della detonazione, risparmiando in questo modo gocce di carburante che può poi spendere nel rettilineo successivo, ma che molto difficilmente offre grande comunicativa al pilota. Se avete presente l'effetto on-off delle prime sportive ad iniezione di qualche anno fa, elevatelo al quadrato e probabilmente non sarete molto lontani dalla realtà.

Quale filosofia si è rivelata vincente? Nel 2007, Ducati ha lasciato tutti – evidentemente – al palo, ma poi Honda e soprattutto Yamaha hanno recuperato lo svantaggio di cavalleria. E veniamo ad oggi, momento in cui i piloti delle giapponesi si attestano tutti su valori più o meno costanti, e alti, mentre in Ducati un pilota vince, e gli altri arrancano a fine classifica.

Quanto conti Stoner in tutto questo è evidente: l’australiano riesce a interpretare la gestione elettronica Ducati in maniera inavvicinabile dagli altri, giocando sull’intervento del traction control con una finezza assolutamente sconosciuta ai compagni di marca. Rendere la Desmosedici accessibile anche agli altri significa reinterpretarla in maniera “convenzionale”. Solo Preziosi e i suoi ragazzi possono sapere cosa comporterebbe una cosa del genere, ma è facile immaginarsi che si vada vicini ad una riprogettazione filosofica, quindi praticamente completa, del motore. Con il rischio di perdere competitività, perché, come diceva il buon Kenny Roberts, facendo le cose come Honda e Yamaha si perde, visto che loro quelle le sanno fare meglio.

Non vorrei mai essere nei panni di chi deve prendere le decisioni in Ducati Corse. A meno che la decisione in questione non fosse “cosa fare per tenere Stoner”. In quel caso, la risposta sarebbe facilissima. Tutto.




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Commento


olaz71
Italy
Rimini

nelle corse chi vince ha sempre ragione.. e basta

Inserito: 04 giugno 2009

murphy
Italy
Rome

Si ma, con la stessa moto 1 (stra)vince, altri 3 arrivano ULTIMI. Una riflessone è doverosa.....

Inserito: 04 giugno 2009

Anonymous
Italy
Milan

Senz'altro doverosa. E' che in Ducati hanno trovato un Pilota straordinario. E per colmare il gap degli altri 3, servirebbe una cura di DNA Stoneriano. :-)

Inserito: 04 giugno 2009

geba
Italy
Milan

Il problema è: se Stoner si fa male la Ducati si da alla pesca sportiva?

Inserito: 04 giugno 2009

Fastmambo
Italy
Florence

Il problema della Ducati sta tutto nel titolo, e io dico che è meglio vincere con uno, che faticare con tutti. Poi, se Stoner si fa male, si ritira, cambia team, cioè, con i "se" e con i "ma", le gare (e i titoli) non si vincono. Stoner è un fenomeno, e Melandri non è affatto un brocco, è un grande campione che con quella moto difficile non ha trovato il suo feeling. Comunque, ribadisco che finchè ci sarà un pilota capace di vincere con quella Ducati, il problema sarà sempre il pilota. Per il dopo, sarà cura degli ingegneri (Preziosi in testa) di cercare di rendere più fruibile una moto splendida, ma difficile.

Inserito: 05 giugno 2009

caligula
Italy
Catania

Più la moto è fatta bene più il campione vince e il compagno di squadra lotta nei primi posti, garantendo una mano al primo pilota e la vittoria nel campionato costruttori (bei soldoni) quindi o la Ducati trova un pilota stile Stoner, facendo delle prove segrete ai piloti in lizza per un posto sulla moto ufficiale, oppure si mette in testa di trovare soluzioni tecniche che garantisce a tutti i piloti ti utilizzarla al meglio, questanno si parla di motore ed elettronica lo scorso anno il telaio sbagliato e Stoner in curva sembrava che da un momento all'altro saltasse per aria per lo scuotimento della moto.
Quindi la soluzione e semplice 4 piloti alla Stoner (Ben Spies anche se a 25 anni no nmi dispiacerebbe) da far provare rigorosamente prima la moto oppure Preziosi e Co. si chiudano in ufficio finchè non tirano fuori un Super Ducati.....Ma che succede se il prossimo anno Stoner va in Honda assieme a Lorenzo? La Ducati non può essere sotto scacco di un pilota se pur fantastiko come Stoner se Vale lascia la Yamaha questa non chiude, ma se Stoner lascia la Ducati???Meglio non pensarci......

Inserito: 05 giugno 2009

manziana
Spain
Málaga

ovviamente si intendeva forcellone in alluminio

Inserito: 05 giugno 2009

twobros
Italy
Florence

Quoto Fastmambo. Stoner va e facciamo allora di tutto per farlo andare (e per farlo restare). Se gli altri non vanno, aiutiamoli ad andare un pò meglio (se possibile) ma senza penalizzare lo sviluppo per Casey. Se su quella moto tutti chiudono il gas ed uno solo lo apre (e come lo apre) vuol dire che Stoner è fuori quota. Ma contro i jap per vincere non bisogna mediare: moto estrema e pilota estremo. Sennò arrivi, nel migliore dei casi, in mezzo a loro, ma mai davanti.

Inserito: 05 giugno 2009

Anonymous
Italy
Saluzzo

la Ducati ha vinto anche prima di Stoner e senza la carambola di Gibernau e Capirossi avrebbe avuto grandi chances di mondiale già nel 2007 (anche grazie alla crisi della concorrenza).
Poi è arrivato Stoner che guida in modo molto particolare e la Ducati l'ha (stra stra stra giustamente) seguito.
Fa bene a dare all'Australiano il mezzo che più gli piace (anche a scapito degli altri) e il giorno che se ne dovesse andare ci penseranno.
Non dubito comunque che Ducati rimarrà al vertice anche in quel caso.

Inserito: 05 giugno 2009

Anonymous
Italy
Trieste

io credo sia meglio iniziare ad intervenire subito.
Basta una scivolata stupida e il primo ducatista sarebbe 15mo. Su 18 partenti...
Anche perche' vari piloti iniziano gia a rifiutare la ducati (e a desiderare la sola yamaha...).
Non si deve dimenticare poi che così' facendo si continua a mortificare chi ci sale.
Melandri nel 2005 era vicecampione del mondo e hayden nel 2006 ha vinto il titolo...senza contare gli altri che si sono alternati sulla sola 800. 6? 7?
E' ora di intervenire.

Inserito: 06 giugno 2009

Anonymous
Italy
Campi Bisenzio

Se il problema fosse il sistema elettronico di spegnimento del motore perché non fanno una prova disabilitandolo (a consumo libero di benzina) e vedere cosa succede?
Come ha detto un utente di questo forum “un pilota non può andare più veloce di quanto la sua moto non gli possa permettere”. Il corollario di questa teoria potrebbe essere “Se una moto va veloce con un pilota esiste uno stile di guida che se riprodotto fa andare la moto ugualmente veloce”. La situazione della Ducati mi fa pensare che le soluzioni tecniche degli altri siano efficaci solo perché vecchie e tutti ci si sono abituati. E se il sistema Ducati fosse il “migliore”? (migliore come le gomme tubeless rispetto alle gomme a camera d’aria o il freno a disco rispetto al tamburo) E se ancora quasi (uno) nessuno fosse capace di portarlo al limite? Se non fosse così Stoner sarebbe andato forte anche con moto “tradizionali” e la Ducati non sarebbe andata così forte con lui. Io in Ducati mi metterei ad analizzare scientificamente gli stili di guida di tutti i piloti cercando misurare la loro sensibilità; farei così: preso l’assetto preferito di ogni pilota, cambierei qualcosa , di poco per volta, senza dirglielo e vedere chi se ne accorge per primo. Se sarà Stoner ad accorgersene per primo vorrà dire che è veramente il migliore e ne dovranno trovare altri come lui, se saranno gli altri vorrà dire che la confidenza con il mezzo c’è e dovranno capire cosa non li fa andare forte.
ciao

Inserito: 07 giugno 2009

caligula
Italy
Syracuse

Nono riesco capire tutte queste teorie....La Ducati come moto non è equilibrata, Senna e Prost stradominavano la F1 con la migliore macchina avendo profondamente 2 stili diversi, nei primi anni di Ferrari
Schumacher prendeva paga Häkkinen e Villeneuve e non ditimi che erano più forte del Tedesco, ma se vi ricordate bene Schumi dava distacchi paurosi ad irvine.
Le chicchere stanno a ZERO una GRANDE MOTO permette di lottare ai primi posti anche alle seconde guide e permette al Campione di vincere senza arrivare al limite con il rischio di commettere errori.
Quindi cara Ducati olio di gomito e facciamo finalmente un bel telaio "tradiozionale" perchè sto motore ad L portante secondo me non convince....

Inserito: 08 giugno 2009

Anonymous
Italy
Milan

Io credo che a Ducati, oltre al titolo, interessi una cosa: incrementare le vendite delle moto che produce.
Che poi credo sia la ragione per la quale quasi tutte le case partecipano alle competizioni motoristiche.
Avere l'estraterrestre che vince il campionato sposta l'attenzione del pubblico sul pilota, non sulla moto.
Esattamente il contrario di quel che un costruttore ha bisogno; non che il la vittoria del titolo non sia positiva, per carità;
Solo che avere due, tre piloti costantemente nelle prime posizioni, anche se non necessariamente vincenti, consoliderebbe maggiormente nel pubblico l'immagine positiva dell'azienda costruttrice.
Mi pare che sia anche la ragione per la quale Ducati ha sempre smentito un interesse per Valentino: se avesse vinto, il merito sarebbe stato attribuito al pilotao.
Quindi, per tutti, meglio una Ducati guidabile da piu' piloti.
Amen

Inserito: 10 giugno 2009

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