 Tre settimane prima che Pedrosa possa cominciare a piegare il ginocchio. Tanto servirà perché si formi il tessuto cicatriziale dopo l’operazione a cui è stato sottoposto mercoledì scorso da parte del dottor Ferreira. Circa quattro le settimane che, al momento dell’operazione, separavano Pedrosa dai test di Jerez. Sei per il primo GP.
Inevitabile dedurre che la partecipazione ai test spagnoli sia sicuramente compromessa, e che difficilmente Dani sarà al 100% della forma per la gara di Doha. Un altro anno di partenza ad handicap per il tre volte campione del mondo che pure, come ha dimostrato l’anno scorso (stagione partita a razzo…) e nel 2004 (titolo vinto nonostante un inverno passato a curarsi una doppia frattura alle caviglie), non soffre particolarmente di questo tipo di inconvenienti.
Quello che però stupisce è l’origine di tutta questa storia. Non so voi, ma il sottoscritto non aveva mai avuto la percezione della gravità della caduta di Phillip Island. Già a Sepang, nella gara successiva, Dani sembrava tornato al 100%, tanto da schizzare via alla partenza nel tentativo di vincere per distacco. E invece, nella pausa invernale, Pedrosa si è fatto operare per problemi alla gamba.
Tralasciando il fatto che questa operazione è passata praticamente sotto silenzio qui da noi – mentre pare invece che fosse cosa più che nota in Spagna – e che la stessa Honda pare essere stata presa un po’ in contropiede dall’operazione e da alcune cautele successive come l’abbandono dei test in Malesia con un giorno d’anticipo, come al solito l’aspetto che di tutta la vicenda lascia perplessi è l’alone di mistero e segretezza che circonda Pedrosa e le sue vicende.
Spesso, è vero, si evita di dare troppi dettagli in merito agli infortuni di un pilota per evitare che gli avversari ne traggano vantaggio psicologico, ma nel caso di Pedrosa sembra che si sia andati decisamente oltre. Sarà che ogni volta che c’è di mezzo Puig siamo pensati a pensare male e a sospettare chissà quali complotti, ma certo è che di trasparenza, nella gestione di Pedrosa, se ne vede sempre poca.
A noi non resta che rammaricarci della presumibile assenza (o presenza a mezzo servizio, diciamo così) di un pilota in grado di vincere gare – merce di cui ultimamente, in MotoGP, c’è una scarsità pazzesca – e sperare che il nostro Dovizioso, per il quale in un team normale si aprirebbe una ghiottissima opportunità, non finisca invece stritolato dagli ingranaggi dei meccanismi di una squadra in cui, a tutt’oggi, non si è capito bene chi comandi, se Honda o Repsol. Chissà che l’avvicendamento ai vertici (Honda, non HRC, ma state tranquilli: i legami fra i due, quando serve, sono molto stretti) fra il veterano Fukui – che a suo tempo ha guidato anche il reparto corse – e il (relativamente) giovane Ito non contribuisca a fare definitivamente chiarezza. Con notevole miglioramento, ci sentiamo di pronosticare, dell’immagine pubblica di una squadra ormai considerata affossata dalla politica…
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