Marco Simoncelli e Roberto Locatelli, piloti in pista per il Motomondiale 2009 nella classe 250cc, chiamati a rinverdire i fasti di un glorioso ed indimenticato passato: è questa la sintesi di quanto espresso nella bella press-conference avvenuta ieri, ai bordi del rettilineo d'arrivo di Monza.
Nel, purtroppo, bagnato contesto dell'Autodromo Nazionale (doveva esserci un giro d'onore con la mitica 500 quattro cilindri del 1963, ma non è avvenuto causa maltempo) proprio poco distante dalla storica sede di Arcore della Gilera, la casa italiana ha festeggiato giovedì 5 marzo 2009 i suoi primi 100 anni di storia, in concomitanza con la presentazione del team ufficiale impegnato nella classe 250cc. del Motomondiale.
Correva l'anno 1909 quando Giuseppe Gellera (si chiamava così il titolare, prima che cambiasse il proprio cognome con un regio decreto, da lui appositamente richiesto) intraprese la via della produzione in proprio di quelle che erano poco più che delle biciclette motorizzate. Dopo anni di empiriche esperienze con le due ruote con e senza propulsore, esperienze anche da pilota, il primo modello realizzato fù allora la VT, con motore dalla singolare cilindrata di 317cc. Epiche, in quel periodo prima e dopo le due guerre mondiali, le imprese di quei veicoli avveniristici e quelle dei piloti che hanno portato il marchio dei due anelli in giro per il mondo, conquistando in totale 14 titoli iridati (otto piloti e sei costruttori).
Come quasi tutti sapranno, il marchio è oggi parte del gruppo Piaggio ed in un contesto finanziariamente molto difficile come quello attuale, dobbiamo innanzi tutto ricordare che lo sforzo del gruppo italiano è davvero serio e molteplice, nelle competizioni sportive (come saprete anche dalle notizie giunte recentemente dall'Australia - prima tappa del mondiale Superbike - dove Aprilia ha fatto un’ottima impressione).
Sforzo quindi anche di immagine per il marchio Gilera, contrariamente ad alcuni blasonati teams di moto ma anche della ricca F.1, che riducono le proprie spese presentando le monoposto 2009 in concomitanza con i test di prova in pista. Gilera ha invece organizzato per l’occasione un evento ad-hoc, in un luogo significativo per la propria storia.
Davvero bello sentire raccontare da un forzatamente sintetico Marco Masetti, supportato nell'occasione da Paolo Beltramo (una volta tanto non solo inviato dai box), le gesta di una casa il cui nome brilla ora come nel secolo scorso, grazie al titolo conquistato da Simoncelli nella passata stagione. Certo, le mitiche moto a quattro cilindri in linea erano qualcosa di molto diverso, anticipavano di decenni le tendenze ed i filoni tecnici di successo ancor oggi. La speranza, ora nelle mani delle RSA 2009, è di continuare a vedere gesta significative per il marchio italiano, che ha oltretutto il vantaggio dell'ampissimo margine di anzianità storica e sportiva, rispetto alla concorrenza, giapponese e non.
Fra i vari piloti Gilera che hanno fatto la storia delle corse in quei gloriosi anni (ricordiamo Liberati e Masetti) alcuni erano presenti, nonostante l'avanzata età. Le vittorie Gilera del secolo scorso sono andate dalla pista al fuoristrada di regolarità (Sei giorni) ed anche nel cross. Citiamo su tutti gli "ex storici" presenti, il grande Geoffrey Duke, che all'alba degli 85 anni, ha preso l'aereo dall’Inghilterra per venire a presenziare e raccogliere gli applausi (veri) di chi ha conoscenza delle sue epiche gesta; non solo i suoi sei titoli mondiali, ma anche i record di velocità od i primati all'isola di Man, luogo dove tuttora risiede con la simpatica moglie. Coda fare per gli autografi più da lui che da qualunque altro pilota presente: valeva la pena farsi siglare quell’immagine in bianco e nero, che ritrae il volto di due piloti che quasi incrociano gli sguardi confrontandosi in un ardito sorpasso alla parabolica nell’anno 1956, per aggiudicarsi il GP d’Italia (dominato dalla Gilera, sono ritratti infatti Liberati e Duke).
Duke ha parlato, ricordando di come conoscesse personalmente il titolare della Gilera e ribattendo ai nostalgici, da spettatore delle gare attuali, che pur senza i rischi di un tempo occorre comunque sempre del sacrificio tecnico (allora poteva anche essere invece la propria salute) per essere veri campioni, è quindi sempre difficile vincere, tanto allora quanto nel 2009.