 Inutile dirvelo, non sono bastate né lenticchie né uva a farmi diventare improvvisamente ricco. Pare, a giudicare dalle notizie che si rincorrono fra TV, web e carta stampata, che il trucco non sia riuscito nemmeno ai meno "dotati" fra i team del motomondiale. Aspettiamo ancora conferma ufficiale del ritiro di Kawasaki, anche se a questo punto restano davvero pochi dubbi a riguardo, così come ci attendiamo qualche delucidazione in merito alla situazione Suzuki e a quella del mercato piloti, sperando almeno che... la perdita venga tamponata e la (deprecabile, ma comprensibile) defezione di Kawasaki non si trasformi in un'emorragia.
Una cosa è sicura: il grido d'allarme lanciato da Fausto Gresini in un'interessantissima intervista su GPOne è di quelli che fanno riflettere. Quando una squadra di primissimo piano come quella dell'imolese, ben gestita e amministrata nel corso degli anni, finisce per dover andare in rimessa, pur potendolo sopportare, significa che lo sport è davvero malato gravissimo.
E, a meno di non parlare di dettagli, poco possono i regolamenti tecnici, da questo punto di vista. Se non peggiorare le cose come ha fatto lo sciagurato passaggio agli 800cc, che oltre a rendere decisamente più marcata la differenza fra moto private e ufficiali, come giustamente fa notare Gresini, ha anche costretto le case a buttare via buona parte dei cospicui investimenti fatti solo qualche anno prima. A chi abbia giovato il nuovo regolamento è cosa ancora tutta da scoprire, visto che sfido chiunque a trovare una persona - pilota, team manager, tecnico o tifoso - che preferisca le attuali 800 rispetto alle vecchie mille - pardon, 990, altrimenti finisce che in Superbike si arrabbiano.
Un pensiero si fa sempre più largo nel mio cervello. Che sarà sicuramente gravato dagli stravizi vacanzieri, ma ha il grosso pregio di mantenere memoria delle tante stagioni passate a seguire le gare in moto. Tutti piangono per la diminuzione delle case ufficiali e il conseguente calo delle moto competitive in pista. Mi sono ormai stancato di ripeterlo, ma nei gloriosi anni '80 e '90 la situazione era ancora peggiore: le moto in pista erano forse ben di più, ma i due terzi dello schieramento erano composti da vetuste Honda RS a tre cilindri e Suzuki RGB, con le quali l'unico premio a cui si poteva puntare era quello di partenza generosamente elargito dalla federazione.
Però, certo, un campionato del mondo con 17 moto in pista (di cui 15 prendono punti...) è roba che fa venire da piangere. Ma potrebbe essere proprio quello di cui il nostro sport preferito ha bisogno: una bella ventata di crisi. Che convinca le case a ripensare un po' il loro impegno nello sport, la Dorna a smetterla di scimmiottare la F1 e la Federazione ad entrare un po' di più nei processi decisionali dei regolamenti, tanto tecnici che sportivi. Lo spargimento di sangue non è mai bello, ma a volte può perlomeno essere utile. Facciamo in modo che la lezione serva a tutti...
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