Le previsioni indicano questo fine settimana come la fine dell’estate per l’Italia, ma a quanto pare il maltempo potrebbe flagellare anche gli Stati Uniti. E non parliamo degli uragani tropicali che sferzano le coste meridionali americane, ma dei temporali previsti per tutti e tre i giorni sul circuito di Indianapolis.
Le gare con la pioggia, solitamente, non sono granché divertenti, ma in questo caso il problema non è lo spettacolo, quanto la sicurezza. Ad un test svoltosi in luglio, a cui i piloti della MotoGP non hanno potuto partecipare – a tuttora l’unica occasione in cui le moto hanno provato il tracciato di Indianapolis, se si esclude l’uscita “dimostrativa” di Hayden all’apertura della 500 miglia – il responsabile dello sviluppo di Bridgestone per le competizioni, Tohru Ubukata, in un’intervista a Crash.net, ha puntato il dito sul problema principale del circuito dell’Indiana. “E’ come se si trattasse di tre piste in una: la nuova sezione per la MotoGP, dalla curva 1 alla 4, la vecchia pista per la Formula 1, e il normale tracciato Indy, che include il rettilineo principale. Per questo motivo, l’asfalto cambia moltissimo: in alcuni punti è estremamente abrasivo, in altri liscissimo, quindi le gomme dovranno adattarsi a situazioni molto diverse”.
Se già sull’asciutto la situazione non è esattamente delle più semplici da gestire, sul bagnato potrebbe diventare decisamente pericolosa. Nel 1989 il circus del Motomondiale rifiutò di correre a Misano proprio per lo stesso motivo: sul bagnato, il cambio di aderenza fra i diversi tipi d’asfalto diventava molto pericoloso. Vediamo come verrà considerata una pista che, oltre a questi problemi, prevede un “banking” che le moto percorreranno a velocità facilmente prevedibili oltre i 250 all’ora. Non è un caso se le quattro ruote non corrano sul “Brickyard” in caso di pioggia. Le moto, invece, prevedono il flag-to-flag – nella foto, il cambio moto di Rossi al GP del Giappone dello scorso anno. Incrociamo le dita…