Mancano ancora 7 gare al termine del campionato, ma questa pausa estiva permette di fare un analisi, ed un primo bilancio, dei piloti che occupano le prime 3 posizioni della classifica.
Partiamo da Dani Pedrosa: fino a 2 gare fa occupava la prima posizione e sembrava allungare sui rivali. La caduta in Germania, ed il forfait negli U.S.A. hanno ridimensionato le ambizioni dello spagnolo, e per alcuni è fuori dai giochi iridati.
Per me in realtà il pilota HRC non è mai stato in lizza per vincere il titolo, perché un pilota che vince solo quando la sua moto è la migliore del lotto, che teme la bagarre, e che non ha mai vinto un corpo a corpo con Rossi e Stoner, può tutt’al più ambire alla piazza d’onore.
Un peccato, perché la Honda ha tutte le potenzialità per primeggiare, ma manca di un pilota leader sia nel box sia in pista, capace di dettare linee di sviluppo, e guidare, quando è il caso, sopra i problemi. L’esempio di come sia stata gestita la questione “motore a valvole pneumatiche” dimostra che Pedrosa invece di salire in sella e migliorare le sue caratteristiche d’erogazione, si accontenta della vecchia unità, senza prendere nessun rischio.
Ma ai massimi livelli il rischio fa parte del gioco, e se non si osa, non si fa tanta strada.
Passiamo al campione in carica, il beato “Sanstoner” da Curry Curry. Dopo una prima gara da marcia trionfale, ha patito la superiorità della concorrenza, in particolare della Yamaha, ma a Borgo Panigale hanno lavorato sodo, e sono tornati ai vertici.
A mio avviso la Ducati è una signora moto, ma non la migliore del lotto. La dimostrazione è il fatto che solo con Stoner è salita sul gradino più alto del podio, ed è in tutto e per tutto dipendente dal polso dell’australiano; chiedete ai vari Melandri, Guintoli ed Elias.
Per me la moto più performante, quella che facilmente più si adatta ai vari circuiti, la più guidabile, e con un motore non avaro di cavalli è quella marchiata sul serbatoio con 3 diapason. Le moto di Iwata vincono a prescindere le gomme e piloti, e garantiscono ai team privati la possibilità di agguantare pole position e ottimi risultati, come Edwards testimonia.
Ed ecco che si passa al leader in classifica, al Valentino nazionale. Specie dopo la trasferta di Laguna Seca, è stato tutto un coro a favore del numero 46, e per alcuni sembra d’avere a che fare con il messia delle 2 ruote.
Per amor di Dio (quello vero) qui nessuno vuole togliere merito al passato del marchigiano (e se lo dice un biaggista come il sottoscritto c’è da crederci) ma non è tutto oro quel che luccica, e nonostante attualmente i numeri siano a suo favore, non credo sia il “rider” da battere, ed ecco i motivi: Valentino Rossi guida la M1, moto che conosce e sviluppa da ben 4 anni, con un team che lo segue da molti di più. La Yamaha ha vinto anche con Lorenzo, e con le gomme Michelin. Toseland ed Edwards non sfigurano, poi, come fa Melandri con una moto ufficiale, a dimostrazione dell’equilibrio raggiunto, e della bontà del mezzo.
A chi dice che l’inizio di stagione per Rossi è stato in sordina perché doveva adattarsi alla nuova gommatura, rispondo che l’anno scorso Stoner vinse subito nonostante avesse lasciato la Honda per la Ducati, e le Michelin per le Bridgestone.
Qualcuno, come ad esempio Guido Meda, lascia intendere che la Desmosedici sia anche quest’anno la moto da battere. Suggerirei a Meda di vedere l’inserimento in curva di entrambe le moto. Perfetta, lineare e stabile la giapponese, nervosa, ballerina e da cardiopalma l’italiana. Il motore desmo 4 è il più veloce di tutti? L’unico vantaggio che ha la Ducati rispetto alla concorrenza è l’accelerazione, ma i 10 e passa km/h di vantaggio dell’anno scorso sono scomparsi, tant’è che le velocità più alte spesso sono ad appannaggio della concorrenza.
Concorrenza che è cresciuta molto, e che gode, come nel caso della M1, di un vantaggio importante in termini di guidabilità. Con questo voglio dire che se Rossi è primo attualmente in classifica, non lo è solo per merito suo; lo è perché guida la migliore moto, con le gomme più performanti. Ma come pilota, nonostante l’ultima vittoria, non è affatto superiore a Stoner, anzi….
Quest’ultimo si è lamentato nel dopo gara della guida “aggressiva” dell’italiano. Subito si è alzato un coro indignato in difesa del “Vale-nazionale”, dicendo che Rossi è come la moglie di Cesare: al di sopra di ogni sospetto. E’ vero: a Welkoom 2004 quando sorpasso Biaggi non allargò la traiettoria spingendo il romano ad allargare per non centrarlo. Oppure a Barcellona 2005 non colpì affatto Gibernau alla spalla sinistra, costrigendolo ad una piccola divagazione per ghiaia.
Signori miei se Stoner dice che Rossi è stato scorretto, perché non crederci? Perché attaccarlo per semplice partito preso? Tutti hanno visto che Rossi ha giocato d’astuzia, anticipando la frenata di quel tanto da spiazzare Sanstoner, ed indurlo all’errore. Ma Stoner è giunto nonostante tutto secondo. Certo è cascato nella trappola di Rossi, ma nelle corse il talento da solo non basta, ed occorre l’esperienza, cosa che l’australiano difetta perché ha solo 22 anni (Rossi alla sua età nella massima serie ancora non aveva vinto…).
Ma se dagli errori Casey ha dimostrato di imparare (da Rolling Stoner è passato a Bastoner…) allora ne vedremo delle belle, e sono convinto che già a partire da Brno saranno dolori per tutti, a cominciare da Rossi.
Un’ultima considerazione sulla cronaca del duo Meda-Reggiani. Capisco che tifino per Valentino Rossi, ma ci sono milioni di spettatori che vorrebbero ascoltare la cronaca dell’intera corsa, la cronaca delle gesta di tutti i piloti, e non solo la cavalcata del centauro numero 46 verso il traguardo. L’anno scorso, ad esempio, invece d’elogiare come una piccola industria italiana abbia bastonato i colossi giapponesi, si sono limitati a dire un semplice bravo.
Una cronaca imparziale sarebbe il minimo per rispettare chi semplicemente ama lo spettacolo del motociclismo. E come dice qualcuno. Che spettacolo!!!