Sono bastati due giri per far tornare in mente la mitologica gara di Suzuka 1989 alla generazione dei trentenni. Un sorpasso dietro l’altro, una condotta di gara virile ma corretta che, nei primi giri, ha fatto sperare in una gara al cardiopalma. Non è finita così, ma le emozioni non sono mancate, perché una gara che sembrava già scritta, dopo le prove di ieri, si è rivelata invece una corsa tutta da vivere e da raccontare.
Una serie di primi giri da infarto, diversi scambi al calor bianco e, alla fine, un terzo giro in cui il tempo scattato sul servizio di cronometraggio ha fatto saltare sulla sedia anche il più scafato fra i veterani della MotoGp. Un’uscita sulla terra di Rossi che ha fatto tornare in mente il Cadalora della 250 dei tempi migliori, una staccata alla Rainey (la terzultima curva prima del traguardo) degna del miglior Fogarty. Insomma, un confronto da uomini. E chi non lo accetta, scusate la franchezza, meglio che cambi sport.
Diciamocela, Stoner davanti a Rossi è sembrato, in diverse occasioni, l’agnello davanti al lupo. Non per il polso destro, che probabilmente per l’uno vale l’altro, quanto per il mestiere. Perché quando uno ha cominciato a infastidire l’altro, a “fare la gara delle staccate”, l’altro ha iniziato ad andare in confusione. E a commettere un errore che, se le Bridgestone a Laguna non fossero state tanto superiori, avrebbe potuto essere costato carissimo: quante volte avete visto un pilota cadere, rialzarsi e ripartire mantenendo la posizione?
Insomma, un mondiale che, dopo le tre vittorie di fila di Stoner che sembravano ricordare la stagione 2007, ha preso invece tutta una vena d’incertezza che fa tirare un sospiro di sollievo a chi vuole un campionato deciso a Valencia, o, perlomeno, giù di lì. E che, pur con tutti i rimpianti per l’assenza di Pedrosa, vuole che gli sfidanti nella lotta per il titolo, quest’anno, sono quelli che si sono giocati la corona iridata l’anno scorso: Valentino e Casey. Chiunque vinca, alla fine, si sarà meritato un titolo che resterà negli annali
Il terzo posto va ad un ottimo Vermeulen, che quest’anno come non mai mostra che Laguna Seca è una pista da conoscitori. Una pista difficile, che, per dirla con il Roberts padre, selezione gli uomini dai bambini. Non è un caso se i primi due hanno dato un secondo al giro a tutti gli altri: Rossi lo conosciamo, Stoner, recriminazioni a parte, ricorda sempre di più quel Doohan che, ben più maturo anagraficamente parlando, ha fatto la leggenda degli anni ’90.
Brilla ancora di più, su una pista del genere, un Dovizioso che si è permesso di mettere dietro un pilota che, a parità di gomme e disparità di moto, tre anni fa avevamo battezzato come il mostro della laguna. Tanto di cappello ad Andrea, ma bella gara anche per Hayden che, in una stagione capace di mandare in vacca – scusate il francesismo – anche a piloti ben più dotati tecnicamente di lui, nella gara in cui doveva portare a casa il risultato non si è fatto prendere dallo sconforto e ha fatto vedere che lui, comunque, c’è.
Guardando la classifica dei comprimari di lusso emerge un De Puniet in grandissimo spolvero, ma anche un Elias che sembra rinato. Il licenziamento di D’antin non c’entrerà nulla, fatto sta che è una delle prime gare in cui Stoner non è l’unico Ducatista nei primi dieci al traguardo. Avrebbe potuto andare anche meglio, se Melandri non fosse partito così indietro: guardate che cronologico…
Al di sopra delle aspettative anche Spies, che si prende la soddisfazione di rifilare più di venti secondo ad un Capirossi che, pur in condizioni menomate, resta il più anziano fra i veterani della pista californiana. Bene anche Toseland, che dopo prove nettamente in salita, ha fatto una gara d’orgoglio.
Brutta caduta per Lorenzo, che continua la serie negativa che segue un avvio di stagione scintillante. La pausa estiva non può fare che bene ad un Jorge che si merita un posto fra i protagonisti della MotoGP: serve equilibrio mentale per non farsi prendere dallo sconforto ed esprimersi come ha già dimostrato di saper fare. La MotoGP ha forte bisogno di un pilota come lui…
Foto: Yamaha Racing
Così al traguardo:
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1 |
46 |
V.ROSSI |
YAMAHA FIAT |
44'04"311 |
|
|
2 |
1 |
C.STONER |
DUCATI |
44'17"312 |
+ 13"001 |
|
3 |
7 |
C.VERMEULEN |
SUZUKI |
44'30"920 |
+ 26"609 |
|
4 |
4 |
A.DOVIZIOSO |
HONDA JiR |
44'39"212 |
+ 34"901 |
|
5 |
69 |
N.HAYDEN |
HONDA REPSOL |
44'39"974 |
+ 35"663 |
|
6 |
14 |
R.DE PUNIET |
HONDA LCR |
44'41"979 |
+ 37"668 |
|
7 |
24 |
T.ELIAS |
DUCATI ALICE |
44'45"940 |
+ 41"629 |
|
8 |
11 |
B.SPIES |
SUZUKI |
44'46"238 |
+ 41"927 |
|
9 |
52 |
J.TOSELAND |
YAMAHA TECH 3 |
44'47"330 |
+ 43"019 |
|
10 |
56 |
S.NAKANO |
HONDA GRESINI |
44'48"702 |
+ 44"391 |
|
11 |
12 |
J.HACKING |
KAWASAKI |
44'50"569 |
+ 46"258 |
|
12 |
50 |
S.GUINTOLI |
DUCATI ALICE |
44'59"584 |
+ 55"273 |
|
13 |
15 |
A.DE ANGELIS |
HONDA GRESINI |
44'59"832 |
+ 55"521 |
|
14 |
5 |
C.EDWARDS |
YAMAHA TECH 3 |
45'06"691 |
+ 1'02"380 |
|
15 |
65 |
L.CAPIROSSI |
SUZUKI |
45'12"518 |
+ 1'08"207 |
|
16 |
33 |
M.MELANDRI |
DUCATI |
45'15"273 |
+ 1'10"962 |
|
17 |
13 |
A.WEST |
KAWASAKI |
44'34"872 |
+ 30"561 |
|
0 |
48 |
J.LORENZO |
YAMAHA FIAT |
0"000 |
+ 0 |