In una sola settimana, Stoner ha completamente ribaltato la sua situazione mondiale: due gare vinte con un’autorità impressionante, facendo praticamente un altro sport rispetto agli altri, e con un pizzico di sfortuna per i suoi avversari, la classifica ora ha tutto un altro aspetto. Più che cercare motivazioni tecniche, alla base del suo successo, è più facile notare come lui e la Desmosedici siano di nuovo “accordati” come l’anno passato. Sono svaniti i problemi che, all’Estoril o in Cina, facevano sembrare la Ducati una moto indomabile anche dal fenomeno australiano.
Casey ha letteralmente fatto il vuoto dietro di sé: rintuzzato il tentativo di fuga di Pedrosa, il campione del mondo ha iniziato a martellare con una violenza mostruosa, sempre a cavallo dell’1’37”. Un passo insostenibile per tutti, pur se non elevato come quello messo in mostra in prova: il termine che sorge spontaneo è “dominio”.
Fa da contraltare a questa grandissima prestazione di Stoner la débacle di Rossi. Valentino non ha sfruttato al meglio la prima fila, si è trovato dietro a De Puniet e, nella foga della rimonta, ha commesso un errore ed è caduto, portandosi dietro il francese. Complimenti per la sportività con cui ha ammesso l’errore, ma da un campione del suo calibro, il farsi prendere dalla fregola perché Stoner rischia di andare via è sintomo di una tensione molto elevata. La cosa impressionante è però che, durante la caduta, ha rotto la leva del cambio, e ciononostante, usando il solo braccetto un po’ piegato verso l’esterno, è riuscito a ripartire e a recuperare qualche posizione, girando sul passo dei primi – viene da chiedersi cosa avrebbe potuto fare con la moto a posto. Alla fine, data la magrezza della griglia della MotoGP, Valentino è riuscito a portare a casa qualche punto che, in un mondiale come questo, contano tutti. Si vedrà alla fine se sarà sufficiente o meno: certo che con un avversario come Stoner non ci si possono permettere sbavature come, per esempio, contro Gibernau nel 2004.
Non ride perché non è nel suo stile, ma dovrebbe farlo Pedrosa: è il pilota che ha vinto meno nel trio dei pretendenti al titolo mondiale, ma è in testa alla classifica mondiale. Questa MotoGP è così: conta la regolarità, e di tanto si può accusare Pedrosa, ma non certo di essere “consistent”, come diceva il grande Eddie Lawson. Come al solito piuttosto remissivo nello scontro diretto, Dani ha comunque messo in mostra il passo migliore di tutti gli “esseri umani”. Sta a vedere che, fra i due litiganti...
Sul podio anche un Edwards che, in qualche modo, si rimette in pari con la fortuna dopo il rocambolesco arrivo dell’edizione 2006. Colin, peraltro, non ha rubato niente a nessuno: ha disputato una gara stupenda, rimontando con un efficacia micidiale dopo un inizio gara in cui, rallentato dal patatrac fra Rossi e De Puniet, sembrava condannato ad una prova nelle retrovie. Dietro di lui un Hayden che paga un consumo anomalo della sua Honda: è rimasto senza benzina all’ultima curva. Davvero strano, perché il motore a valvole pneumatiche dovrebbe garantire minori consumi rispetto a quello con comando distribuzione tradizionale. L’impressione è che il suo stile, decisamente più sporco della media, possa causare consumi decisamente superiori.