Sembrava di essere tornati indietro di un anno, quando Stoner e la sua Desmosedici dominavano con un’autorità impressionante. Dopo due giorni di prove in cui Casey ha letteralmente massacrato tutti, tanto sull’asciutto quanto sul bagnato, non era ipotizzabile gara diversa da quella che abbiamo visto. Una gara in cui Stoner ha salutato la compagnia alla prima curva e l’ha rivista al programma. Un paio di giri rilassati, sul piede dell’1’30, verso metà gara, e poi via, di nuovo a martellare sul ritmo del 29. E il bello è che l’ha anche fatto sembrare facile, come forse per lui in effetti è stato: troppo sicuro di sé, senza la minima sbavatura o incertezza neanche quando ha dovuto ricambiare passo, perché così non sia stato.
Ducati ha risolto la crisi? Il sottoscritto ha sempre faticato a credere a questo stato di crisi, sostenendo che un calendario diverso dall’anno passato abbia concentrato gare molto difficili. E’ vero, gli altri piloti non riescono a far volare come fa Stoner, ma questo non è una novità. Ci sono ottimi piloti e campioni: normale che i primi non riescano a fare quello che fanno i secondi.
Rossinon poteva fare più di quello che ha fatto. Anzi, è stato quasi un miracolo che sia riuscito a girare per tutta la gara sui tempi che ha fatto, considerando il distacco accusato in prova. Casey oggi era inavvicinabile, e ha fatto bene Rossi a non tentare improbabili manovre di contenimento verso il rivale, pensando al campionato e allungando in classifica generale grazie all’ennesima vittoria nello scontro diretto con Pedrosa. I due hanno dato vita a qualche schermaglia che ha ravvivato una gara altrimenti piuttosto noiosa, ma dopo qualche momento di incertezza, l’esito della lotta è apparso abbastanza scontato.
Ancora una volta, Pedrosa ha accusato problemi tecnici non meglio identificati: stavolta pare che la moto si sia notevolmente indurita nei cambi di direzione. Ora, non si vuole dubitare delle parole di Dani, ma dopo due errori nella scelta dei rapporti, ancora una volta si giustifica una sconfitta sul campo adducendo motivazioni tecniche che però, sul cronologico, non sono risultate evidenti. Quello che invece è stato visibile è stato un Pedrosa veloce, capace di recuperare posizioni in partenza, ma come al solito molto poco incisivo nello scontro diretto: non è un caso che solo a Barcellona, quando Dani è partito e si è involato, non si sia sentito parlare di motivazioni tecniche che lo hanno penalizzato sul finale di gara…
Continuando a parlare di gare in rimonta, vanno citati Edwards e Lorenzo. Il texano ha risalito la classifica con la sicurezza del veterano: quando guida come sa, Colin è sempre un gran pilota. Che in questo momento ha l’ulteriore motivazione di trovare un posto in squadra. Jorge si è esibito in una gara che ha del sensazionale, soprattutto visto il morale con cui era arrivato qui in Gran Bretagna. Partito diciassettesimo, dopo un paio di giri ha iniziato a girare sui tempi dei primi e a macinare posizioni con una grinta degna di altre cause. Se fosse partito davanti avrebbe potuto lottare tranquillamente per il podio: da un pilota che solo a metà settimana diceva di aver paura non ci si aspetta una gara tutta sull’1’29…