Motomondiale
GP Le Mans, QP MotoGP: Pedrosa ancora davanti.
Sembrava proprio che Edwards fosse irraggiungibile, mentre, come abbiamo già visto succedere ieri, è stato un incredibile Pedrosa a firmare, in extremis, il miglior tempo della sessione. Anche considerando i risultati delle libere di stamattina, sono questi due i piloti più accreditati per la vittoria di domani, e se per lo spagnolo non c’è sicuramente da stupirsi, qualche sorpresa in più la desta il texano, che da tempo non si vedeva tanto convinto e positivo. Lo scetticismo nei confronti di Edwards affonda le sue radici nella statistica: Colin è da sempre uomo da prova, mentre in gara non è mai riuscito a mantenere le promesse del sabato, andando raramente al di là di qualche bella gara fra i migliori comprimari. Ben più minaccioso, invece, Pedrosa, che se riuscisse ad involarsi nelle prime battute di domani potrebbe fare davvero tanta paura a tutti. Chiude la prima fila uno Stoner più “stakanovista” rispetto a quanto ci aveva abituato a vedere. Casey è stato l’ultimo a montare le gomme da qualifica, lavorando a suon di “long run” – per quanto permesso dalla sessione di prove – con le gomme da gara. L’errore commesso durante la gara cinese, dovuto ad un consiglio errato da parte dei tecnici Bridgestone, ha lasciato il segno nel box bolognese, che oggi ha fatto in modo da avere il massimo degli elementi per fare la sua scelta in autonomia. Box come al solito diviso fra il sorriso e la preoccupazione a causa delle prestazioni di Melandri, mai così indietro come oggi: Marco si è beccato quasi due secondi e mezzo, cancellando nel giro di un’ora quanto faticosamente ottenuto a Shanghai. Dietro di lui il solo West, che già da tempo non costituisce riferimento se non in negativo: difficile attendersi un qualunque miglioramento nella gara di domani. Aprono la seconda fila i due piloti del team ufficiale Yamaha – la M1 si conferma la moto più competitiva a Le Mans, con quattro piloti nelle prime sette posizioni – con un Rossi che chiude il quartetto dei piloti il cui passo di gara lascia intendere prospettive di lotta per la vittoria. Ci sarebbe da fare le congratulazioni a Lorenzo per la prestazione assoluta, non fosse che fra la scivolata di stamattina e i diversi “lunghi” collezionati durante la sessione di cronometrate, l’impressione è quella che guidi contratto e sotto una certa pressione. Forse sarebbe il caso di fare un metaforico passo indietro, rilassarsi un attimo e prendersela un po’ più comoda: il mondiale è ancora molto lungo. Si migliora in extremis un Hayden che qui a Le Mans sembra più opaco del solito. Inutile nascondersi dietro un dito, l’americano con la 212 – o forse con la 800 in generale – non ci si trova proprio, e pur con tutte le professioni di fede fatte dai vertici Honda nei suoi confronti non è difficile immaginarlo in partenza a fine stagione. Dispiace, perché Nicky è simpatico, umano e gran lavoratore, ma dopotutto è pagato per fare il pilota. E magari, al suo posto potremmo trovare un Dovizioso che, pur piuttosto indietro come sempre con le gomme da qualifica, è comunque pur sempre il migliore dei privati in sella alla Honda – scusate se è poco. Davanti al forlivese si piazzano i due ex compagni di squadra Vermeulen e Hopkins, entrambi bravi a sfruttare Suzuki e Kawasaki e a contenere il distacco entro il secondo. Meno positivo Capirossi, meno efficace del solito ma soprattutto penalizzato, e quindi staccato dal compagno di marca, dall’inqualificabile “teatrino” messo in scena da Edwards contro Melandri a fine turno. Considerando che parliamo di professionisti, e non ragazzini in un turno di prove libere, sarebbe il caso di pensare a cosa si sta facendo, e non mettersi a discutere in mezzo ad una curva sul fatto che qualcuno possa aver ostacolato un altro. Nuovamente nel baratro De Angelis, a cui la nuova frizione non sembra aver dato i benefici previsti. Foto: Honda Professional, Yamaha Racing, Ducati Corse.
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