Stoner ricomincia da dove aveva lasciato nel 2007, con una vittoria costruita su grinta, cattiveria e mancanza della minima sbavatura. E’ partito con calma, senza esagerare – nelle prime battute sembrava quasi in sofferenza. Una Ducati non più tanto superiore alle altre moto in rettilineo, una partenza quasi timida da parte sua, e lo spettacolo è servito: Casey ha dovuto lavorare, recuperare posizioni attaccandosi ai freni, di guida, e poi martellare nella fase centrale della gara sui tempi della pole dell’anno scorso. Allucinante: se ancora qualcuno era scettico in merito alle doti del giovane australiano può presentare ammenda. Anche perché basta guardare dove sono tutte le altre Ducati, per non parlare di dove sono tutte le altre moto gommate Bridgestone. Stavolta non ci sono né se né ma: Stoner ha massacrato tutti.
Alle sue spalle, un fantastico Lorenzo ha mostrato come i timori reverenziali non sappia neanche cosa siano. Jorge ha guidato benissimo, pur andando un po’ in sofferenza quando si è trattato di correre dietro al campione del mondo. Ha lamentato problemi al braccio, il pilota spagnolo, ma quale che sia stato il motivo del suo calo di ritmo, non toglie niente alla grandezza della sua prova: lo direste che è un debuttante della categoria?
Di Dovizioso abbiamo sempre parlato bene, e non scopriamo adesso quanto vada forte. Che però potesse mettersi dietro Rossi al debutto, francamente, va oltre alle più rosee aspettative del più accanito dei tifosi, soprattutto pensando che ha sotto al sedere una Honda privata. Ci vuole un manico infinito a correre così, ma ci viene anche da fare una considerazione: due debuttanti nei primi cinque posti non sono cose che siamo abituati a vedere. L’elettronica forse non ridurrà il valore del pilota, ma sicuramente rende le moto della massima categoria molto, molto più accessibili di quanto siamo abituati a pensare. Finché la cosa ci fa vedere gare come queste, comunque, lamentarsi sarebbe quantomeno da ingrati.
Al terzo posto si è piazzato un redivivo Pedrosa. Dani ha corso da dio, con una grinta che ha costruito negli ultimi due anni di crescita. Una volta quella staccata con cui ha passato Rossi in fondo al rettilineo non l’avrebbe mai fatta, e invece ci troviamo a commentare un pilota che, con una mano ancora in recupero da un infortunio e una moto sulla quale non ha potuto dire troppo la sua nella fase di sviluppo, non solo ha provato a scappare nei primi giri, ma si è difeso egregiamente in una bagarre al fulmicotone.
Quinto posto per un Rossi che, invece, sembrava messo meglio. Dopo un avvio brillante, ha recuperato rapidamente sui primi e ha conquistato la prima posizione. Sembrava avere tanto da spendere, Rossi: girava su traiettorie più strette degli altri, e sembrava in grado di passare dove gli avversari non potevano nemmeno sognarsi. Non appena è arrivato in testa, però, è iniziato un lento declino: la gomma ha ceduto, come peraltro largamente previsto. Valentino e il team avevano riscontrato un consumo anomalo della gomma per tutto il fine settimana, e il tentativo di rallentare il ritmo stando in testa non è bastato: quando Stoner ha messo la sesta, non c’è stato verso di stargli dietro, e il recupero degli altri piloti Michelin è stato uno stillicidio. Attenzione: non sarà questo il Rossi che vedremo nelle prossime gare, ma è sintomatico il fatto che il cambio di gomme non abbia cambiato granché la situazione. La largamente prevista riscossa Michelin è arrivata, e adattare le Bridgestone alla M1 sarà affare più laborioso del previsto. Yamaha ha fatto ciò che doveva, come dimostra il piazzamento di Lorenzo, ora bisogna che team e pilota facciano il resto.