Motomondiale
GP Valencia, QP MotoGP: Pedrosa brilla, Rossi cade.
Prove come da copione, Rossi a parte, qui a Valencia. Con tutti che sparano i colpi migliori negli ultimi minuti, Pedrosa che stacca la quarta pole consecutiva, Stoner che non molla nemmeno su una pista dove Stoner, si diceva, non molla, ed è stato estremamente regolare con le gomme da gara. Con le gomme da tempo non ce l’ha fatta, è vero, ma senza la gran “remata” all’ultima curva con la prima delle due, forse il risultato sarebbe stato diverso. Niente di grave: sottovalutarlo, per domani, sarebbe un errore madornale. Anche perché, nonostante il fatto che in qualifica Capirossi abbia fatto un gran bel giro, tutti i compagni di marca sono lontanissimi: non è questione di moto o motore, qui è Casey che ha dato gas a due mani. Al terzo posto un Hayden che con le gomme da gara, come ha spiritosamente sottolineato lui stesso, non ha brillato granché. Un gran peccato, perché la sua ultima possibilità di brillare, in questo 2007, arrivava proprio su una pista dove già l’anno scorso aveva largamente dimostrato di saper andare fortissimo, visto che in diverse condizioni di pressione e rischio, forse avrebbe lottato fino alla fine per la vittoria con quel Bayliss che tanto scalpore ha sollevato con la splendida gara dell’anno scorso. Scalpore lo hanno fatto molto anche i piloti di Kawasaki e Yamaha-Dunlop. De Puniet ha fatto due giri eccezionali, e senza la Brutale tendenza all’impennata della sua (potentissima, come del resto da tradizione della casa di Akashi) ZX-RR, forse avrebbe potuto portare a casa anche una prima fila che qui a Valencia avrebbe avuto sapore molto particolare. Giusto per sottolineare che la Kawasaki non è solo motore. Il quinto di Guintoli e il sesto di Tamada, invece, sono più importanti per il verdetto relativo alle gomme. Le Dunlop, in quest’ultima stagione, sono cresciute davvero tanto, anche e soprattutto per le capacità di pilota e team di dare indicazioni utili allo sviluppo. Certo, le prestazioni a sensazione sono arrivate quasi sempre solo in prova, e il gommista anglogiapponese ha il vantaggio di non subire il contingentamento di cui sono oggetto Michelin e Bridgestone, ma se con una moto che non è certo la migliore in pista, e un pilota che in MotoGP deve ancora dimostrare praticamente tutto, si arriva a tenere la pole per tutta la fase centrale della sessione, e comunque a contenere il distacco dalla pole in poco più di mezzo secondo, significa che il lavoro grosso ormai è fatto. Ora si tratta di fare quell’ultimo salto di qualità, che speriamo solo non avvenga a spese di Dovizioso… Piuttosto indietro invece le Suzuki: settimo Hopkins e undicesimo Vermeulen (che dice che su questa pista va fortissimo – contento lui…) a confermare che la magia delle GSV-R sembra scemata di pari passo con il procedere della stagione. Certo, è ormai noto come la casa di Hamamatsu abbia approfittato di una stagione di transizione come quella 2006 per iniziare a sviluppare la 800cc, ma sembra quasi che da allora ad oggi il processo di evoluzione della moto si sia un po’ arrestato. Attenzione invece a Melandri: le prestazioni con le gomme da tempo non lo premiano, mentre con le coperture da gara ha un passo quasi irresistibile. Vista la sua nota aggressività in staccata, soprattutto nelle prime fasi di gara, potrebbe sorprenderci tutti con una rimonta di quelle che entrano nella storia. Sfortuna per Rossi: il pesarese ha spalancato il gas un po’ troppo presto all’uscita del curvone veloce ed è rimasto vittima di una spaventosa sbacchettata che è terminata con un bruttissimo high-side. Verdetto: tre fratture alla mano destra, addio alle speranze di fare una bella gara domani ma soprattutto di avere responsi affidabili nei test della prossima settimana, in cui – Michelin permettendo – avrebbe dovuto provare le Bridgestone. Sono due anni che si parla davvero molto di sfortuna, ma quando capitano queste cose è davvero difficile non pensare a cause “soprannaturali” del genere. Foto: Honda Professional, Ducati Corse, Kawasaki Media. I tempi:
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