E’ Lorenzo, in 250, a sfruttare l’immagine del conquistatore, ma sono sicuro di non essere il solo a pensare che, quest’anno, sia più adatta a Stoner. Casey, oggi, ha fatto davvero paura, tanto per la velocità pura, quanto per il controllo sulle prestazioni sue e della moto. Capace di girare per primo il primo tornante del circuito di Sepang, e di mantenere la leadership fino al traguardo con una naturalezza impressionante.
Un pilota capace di martellare costantemente a meno di mezzo secondo dal record della pista (fatto con le mille, l’anno scorso) per poi tirare i remi in barca o andare a battere il suddetto record a seconda della vicinanza dell’avversario è un pilota da paura, altro che dubbi. E’ vero, la Ducati resta un aereo sui lunghi rettilinei malesi – nonostante la scia risultava puntualmente la più veloce del gruppo di testa – ma mai come oggi, la differenza fra il neocampione del mondo e i suoi compagni di marca, che di tanti difetti non hanno sicuramente quello di un polso destro con l’artrite, è apparsa evidente.
Tanto di cappello al primo degli inseguitori, quel Melandri che fin dalle prove aveva messo in mostra un passo da vincente. E si è visto: nonostante una partenza non eccezionale, ha rimontato fino a prendere la testa del gruppo degli inseguitori, con sorpassi perentori e nessuna sbavatura. La solita grinta in staccata, stavolta, è stata supportata da una guida impeccabile in tutte le altre situazioni: giù il cappello. Speriamo, a questo punto, che si adatti bene come Stoner alla particolare guida richiesta dalla Desmosedici.
Al terzo posto un Pedrosa come sempre velocissimo ma davvero poco incisivo. Melandri l’ha passato come fosse stato fermo, e anche quando ha avuto la possibilità di andare in testa, causa un lungo di Stoner all’ultima curva, non è nemmeno riuscito a chiudere la curva davanti all’avversario. E’ migliorato, rispetto all’anno scorso, ma la staccata resta il suo punto più debole: se vuole fare il definitivo salto di qualità serve più convinzione quando c’è da prendere in mano i freni. Incredibile che sia proprio un pilota spagnolo a soffrire di questo problema, dal momento che sono tradizionalmente i piloti di lingua ispanica ad essere gli imprendibili della staccata.
Al quarto un fantastico De Puniet. Il francese ha saputo sfruttare in maniera magnifica le potenzialità della sua Kawasaki, da sempre velocissima sui rettilinei ma non certo il riferimento della categoria sul guidato. Il pilota francese ci ha messo tanto del suo, tenendo bene il passo degli scatenati di testa, ma anche la moto dev’essere cresciuta tanto, visto quanto ha saputo fare West. Ancora una volta coinvolto in un problema in partenza (stavolta si è allineato su una piazzola delle classi minori, di quelle da quattro moto per fila) ed è stato costretto a cedere il suo quinto posto per eseguire un ride-through. Nonostante i 10 secondi di distacco dall’ultimo (Roberts, manco a dirlo) rimediati in questo modo, non si è perso d’animo e ha rimontato come una furia, contenendo il distacco complessivo in meno di 50”, e andando a prendersi un bel punticino mondiale. Non sarà un campionissimo, ma anche di primo acchito vengono in mente molti piloti che si meritano una sella in MotoGP meno di lui…
Chiude al quinto posto un weekend di passione Rossi. Valentino ha fatto davvero paura per la micidiale efficacia con cui ha rimontato: non fosse partito nono, forse avrebbe potuto fare ancora di più visto il passo messo in mostra. Quello che stupisce è che fino al warm-up Rossi e la sua Yamaha sembravano irrimediabilmente incapaci di tenere il passo dei primi, mentre evidentemente il team di Burgess deve aver trovato qualcosa in grado di fare il miracolo, perché entrambi i piloti (ma Edwards, ovviamente, con meno efficacia) hanno migliorato incredibilmente i tempi e la regolarità. Pare proprio che Rossi abbia ottenuto le tanto agognate coperture Bridgestone per l’anno prossimo, ma a parere di chi scrive, il vero problema della Yamaha non stava lì, ma nelle prestazioni motoristiche decisamente inferiori alla concorrenza, in velocità di punta ma soprattutto in accelerazione.