Non ha vinto il titolo qui, ma è difficile accusare Lorenzo di qualunque cosa, dopo una gara come questa. Quando si rifilano quasi venti secondi agli avversari – poco meno di un secondo al giro – c’è poco da dire: si è i più forti della categoria. Non c’è stato nessuno, qui, in grado anche solo di tenere la scia di Jorge per più di qualche curva: è partito, ha salutato la compagine e se n’è andato. Roba da campioni, altro che.
Ha fatto tutto quello che poteva Dovizioso, ma la sua Honda continua a patire una netta inferiorità motoristica rispetto alle Aprilia, e su una pista così veloce come Phillip Island non c’è stato verso di difendersi. Andrea è stato bravissimo ad attaccare fino alla fine, credendoci fino in fondo, ma non c’è stato niente da fare: troppo più forte la progressione delle moto di Noale, soprattutto con Bautista in sella. Alvaro ha guidato benissimo, mai sopra le righe: è maturato tantissimo dall’inizio dell’anno. D’altra parte, la velocità ce l’aveva, si trattava solo di prendere meglio le misure alle risposte della quarto di litro, decisamente più violente rispetto alla 125. L’anno prossimo potrebbe puntare direttamente al titolo mondiale…
Ottimo anche Aoyama, autore di una gara regolare ed efficace. In una pista su cui la sua KTM non ha mai brillato, ha comunque portato a casa un gran risultato, mettendoci tanto del suo. Manca il riferimento di Kallio, caduto nelle prime battute della gara, ma non è difficile immaginarsi che non avrebbe potuto fare granché di meglio. Positivi anche Luthi e Simon, messisi spesso in luce fra il gruppetto degli inseguitori. Anche loro saranno sicuri protagonisti, l’anno prossimo.
Conferma le premesse delle prove Simoncelli, mentre crolla dopo un bell’avvio De Angelis. Buono, considerando la botta picchiata in prova, l’undicesimo posto di un dolorante Locatelli. Meno positive, ma inevitabili su una pista tanto veloce, le prestazioni di Lai e Baldolini. Sul tracciato australiano servono moto veloci…
Così all’arrivo: