10 a Stoner. Altra gara, altra vittoria: la moto ha indiscutibili meriti, lui però è di gran lunga il migliore ad interpretarla. Lo aspettiamo allo scontro diretto, nel frattempo, giù il cappello.
9 a Rossi.La moto “ne ha di meno”, e si vede; lui va ben oltre il dovuto per metterci una pezza, fa i miracoli in frenata e a volte paga pegno. Nessun altro saprebbe fare di meglio, e lo svantaggio è comunque recuperabilissimo. Adesso arrivano piste meno dure...
8,5 a Hopkins. La sua Suzuki non è un aereo, ma è diventata guidabile e lui non si fa pregare. Lo stile non sarà elegantissimo, ma da vedere è comunque un piacere: il protagonista potenziale sta diventando una realtà concreta.
6,5 a Pedrosa. E' il primo degli hondisti al traguardo, e se anche non brilla – almeno a livello di guida – non ha certo demeriti. Nello scontro diretto, però, gli manca ancora convinzione. Anche adesso, che servirebbe come l'acqua nel deserto.
6 a Melandri. Parte forte, poi fa la gara a gambero. Se non altro ricominciamo a vederlo davanti – purtroppo ci mancano gli elementi per capire quanto pesi il fattore tecnico.
5 a Elias. Chi era davanti può aver commesso un errore, lui però dovrebbe avere l'esperienza per non entrare così alla prima curva – chi si ricorda Doohan, Schwantz e Barros nel '93 a Donington?
5 a Capirossi. Il braccio è dolorante dopo la botta con Vermeulen, partiva indietro, ma con la stessa moto di Stoner doveva fare qualcosa di più: difficile avesse problemi a passare in rettilineo.
4 ad Edwards. Ci sono quei piloti che in gara si trasformano, ma normalmente accade il contrario – le prestazioni migliorano. Cosa succeda a Colin è difficile da spiegare: sicuramente le prestazioni Yamaha lo esporranno a sorpassi, ma così è davvero troppo...
2 al Team Roberts. L'anno scorso si permettevano (a volte) di sbeffeggiare le Honda ufficiali, quest'anno arrivano ultimi dietro ad una Yamaha Dunlop e a due piloti coinvolti in una caduta al primo giro. Senza scusanti.
Foto: Ducati Corse