Fine anno frenetico nel motomondiale, con tanti discorsi in cui le parole "quattro tempi" ricorrono sempre più spesso. Prestazioni sconvolgenti di Katoh a parte, infatti, è proprio sulle nuove motoGP che l'attenzione finisce per concentrarsi. Andranno più forte? Più piano? Difficile a dirsi, anche se data la tradizionale oculatezza per l'immagine delle case giapponesi difficilmente si sarebbe permessa la permanenza delle 500 se i tecnici non avessero avuto la ragionevole certezza della superiorità prestazionale delle nuove 990. La figura sarebbe davvero barbina...
Honda RC-V e Yamaha M1, quindi, vanno in giro per il mondo a distruggere record sul giro - anche se trapelano le incertezze sul fatto di poter mantenere un ritmo decoroso per tutta la gara senza ridurre in pappa le gomme - e i piloti, per entusiasmo o scelte corporative, dichiarano entusiasmo. Come diceva un noto politico italiano, a pensare male si fa peccato ma il più delle volte ci si azzecca, per cui permettetemi - nel buonismo natalizio imperante - di fare il maligno. Ma che nessuno se ne abbia a male, si fa per scherzare, eh...
Il più sperticato nei suoi elogi è stato Biaggi, e probabilmente l'unico che ci crede davvero. Un po' perché la quattro tempi si adatta proabilmente meglio al suo stile pulito, un po' perché una bella rimescolata di valori in campo non è certo favorevole a chi ha appena vinto, e la speranza di ritrovarsi con un mezzo nettamente superiore a quello del suo più acerrimo rivale è lecita e giustificata. Peccato solo non aver avuto la possibilità di vederci sopra Haga...
Anche Rossi ha corretto il tiro, probabilmente, continuando con le malignità, perché dopo tutto quello che ha detto sulla RC211V in precedenza, il suo contratto ora prevede, in cambio della cifra richiesta, l'obbligo di non denigrare la summa tecnologica della casa dell'ala dorata. E forse, passando ad argomenti più prosaici, anche perché Valentino la sta lentamente adattando alle sue esigenze: lo sviluppo con i collaudatori conta sempre poco o nulla, dato che se i collaudatori fossero in grado di spremere le moto a ritmi tali da far emergere i problemi farebbero i piloti, non i collaudatori...
Passiamo poi all'ultima arrivata, la Suzuki. Tutti hanno interpretato l'arrivo della casa di Hamamatsu come una dimostrazione di forza e di appeal della nuova MotoGP. Permettetemi di dissentire: credo piuttosto che in Suzuki, dato il cesso che era il motore della RGV, si sia preferito infilare un prototipo nella ciclistica della moto attuale, sicuri che lo XREO peggio dell'RGV di quest'anno non potrà certo andare. E aspetto con ansia la conferma della notizia che anche Kawasaki correrà in MotoGP, indovinate? Con lo stesso motore XREO. Un po' come Gilera e Derbi, insomma, tanto per ribadire che l'importante è proporre marchi, non sostanza.
Cosa invece sia passato per la testa della Sauber lo sa solo Gesù Bambino. Probabilmente si sono resi conto che a dispetto delle dichiarazioni di Ezpeleta, il motociclismo non è ancora la F.1 e certe cifre non le vuole sborsare nessuno. Un po' meno comprensibile il passaggio alla Superbike con relativa promessa di produzione di un modello stradale. Se il motore costava 20 miliardi, il modello stradale quanto costerà?
E veniamo alle ultime arrivate: Aprilia e Ducati. Se di Aprilia si sa già tutto, pilota compreso, per Ducati girano solo voci non ufficiali che parlano di un bicilindrico dalle misure monstre da presentarsi al pubblico al GP d'Italia. Proprio in questi primi anni le due italiane potrebbero stare con i primi, almeno finché la tecnologia attuale costringerà le quattro e cinque cilindri a limitare le potenze per renderle gestibili: dopo, quando l'elettronica avrà il sopravvento, difficilmente resterà trippa per gatti - e sono davvero curioso di vedere se i giapponesi si batteranno per revisioni del regolamento come hanno fatto in SBK.
C'è una morale, in tutto questo? A voler ben vedere, si. Tutte le case stanno costruendo presunti prototipi che, in realtà, hanno forti riscontri commerciali. Primo, perché continuo a pensare che il V5 Honda che si vede ai saloni sia in realtà un motore pseudo-stradale, secondo perché non vedo altrimenti quale motivo avrebbe Yamaha di fare un quattro in linea con tutti i compromessi di sezione frontale che questo schema comporta, terzo perché la fretta di Suzuki indica un presenzialismo necessario per chiunque punti al mercato delle sportive stradali e quarto perché altrimenti Ducati non avrebbe pensato ad un bicilindrico.
Ma aspettate un momento, tutto questo non è vagamente simile alla Superbike attuale? A questo punto, dando per scontato il fatto che DORNA stia giocando sporco cercando di "rubare" il principale motivo di successo della SBK, la strada per Flammini è solo una. Primo, rendere il regolamento della SBK più restrittivo. No alle soluzioni demagogiche e lontane dalla serie come le restrizioni all'aspirazione, si' ad un regolamento Supersport fatto rispettare con inflessibilità. Si' a moto più vicine alla serie, con squadre ufficiali (che senza la sofisticazione attuale costerebbero davvero poco alle case), si' alla copertura televisiva seria in tutto il mondo. Si' soprattutto al prendere le case per la gola e alla modifica dei regolamenti attuali per il 2003. Se è la logica commerciale che deve dominare i campionati, il tempismo è assolutamente necessario. Nel 2004 potrebbe davvero essere troppo tardi.. Buon natale a tutti.
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