L'importanza di farlo sempre protetti

di Gianluca Zanelotto

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Può capitare all’improvviso, oppure dopo un lungo periodo dir frequentazione reciproca, comunque accada è sempre meglio dotarsi del necessario. Meglio pensarci prima che dispiacersi poi…

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No, non sto per diventare padre, molto più prosaicamente ho dolcemente accarezzato l’asfalto. Ma andiamo per ordine. 


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Luogo del misfatto le colline del Monferrato, contesto la prova della nuova CCM GP 450 Adventure, bel mono da off road ma adatto anche a viaggiare.


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Fotografo e accompagno il collega Giorgio, tester della CCM, con un’anziana Honda Dominator, la nostra guida ha sotto le terga una KTM EXC 450.

E già capisco che le cose non si metteranno per il meglio.


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Dopo un’oretta abbondante di sterrati fangosi e campagne allagate il fattaccio.


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I nostri era ormai fuori vista da tempo, io trotterellavo a passo bradipo quando, appropinquandomi ad una dx e poi tornante a sx decido di scendere a velocità lumaca: la curva era coperta da uno strato di foglie e fango su asfalto viscido. Un istante dopo questa ponderata decisione mi ritrovo a guardare il cielo strisciando su foglie e fango. I colleghi mi guardando dal tornante scuotendo la testa…


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Dopo un paio di secondi mi rialzo e rimettiamo in piedi anche il vecchio Dominator. Sembro un verme dopo un abbondante pasto, impastato di fango, foglie e tutto quello che può donare il sottobosco.


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Cerco di rivedere la scena e capire dove ho sbagliato ma nulla, andavo pianissimo, ho iniziato a frenare dal posteriore, un microgrammo di pressione all’anteriore che è partito per la tangente. Sfortuna, tutto lì, la sfortuna di beccare lo strato di foglie marce invece dell’asfalto dieci centimetri a lato.


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Ma non è questo il punto, alla fin fine i motociclisti si dividono in due famiglie, quelli che sono già caduti e quelli che devono ancora cadere. Pensare di essere in quella di coloro che non cadono mai è pia illusione. La sfiga esiste e ci vede benissimo.


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Il punto è che mi sono rialzato senza un graffio, senza una rottura, intonso nonostante la botta secca. E questo perché indossavo un set completo di indumenti specifici, dal casco integrale alla giacca e pantaloni “seri” per arrivare agli stivali quasi pro (grazie Alpinestar).


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Morale della favola: è forse utopistico pretendere l’utilizzo sempre e comunque di un abbigliamento completo, sarebbe però necessario pensare almeno ai basics, una buona scarpa, un back protector, casco e guanti. Almeno questo, per il giretto al bar o per andare in ufficio. Ma se si parte per il giro lungo piuttosto che per la tirata con gli amici cercate di volervi del bene, fatelo protetti.


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