Le squadre ufficiali del Motomondiale, pochine in verità per questa moderna e costosa espressione della contemporanea massima formula (così come pochissime le moto iscritte in totale al campionato), hanno almeno due piloti al via, eccezion fatta per la Suzuki.
Oggi negli Stati Uniti, Paese che ultimamente ci regala ben due Gran Premi annuali entrambi interessanti e probanti, sia per veicoli sia per conduttori, abbiamo potuto assistere per l’ennesima volta a quale sia la differenza tra chi veste la medesima casacca e beneficia del medesimo, pregiato e ambitissimo, trattamento tecnico. Già perché le moto le guidano i piloti e la differenza, sono sempre loro a farla.
In contesto moderno ma anche difficile, non possiamo credere ad illazioni (un tempo di moda, pur se non sempre dimostrabili) su disparità tecniche in seno alle rispettive squadre; dall’esterno posson sempre giungere tali visioni, ma nessuno dei primi attori si è poi mai realmente permesso di dirlo (e sappiamo che la genuinità riesce ancora ad emergere, per fortuna, nelle gare di moto).
Se nel corso dell’annata tende sempre a emergere un leader dichiarato per ogni squadra, è anche vero che questa stagione 2011 ci regala saltuari “ridimensionamenti” dei valori assunti per i piloti di punta, forse come non sempre accaduto in passato.
Provate a tornare con la mente ai test di fine campionato 2010, dove non era tutto comprensibile e prevedibile, da fuori: dareste oggi il medesimo “valore” a ogni pilota che ha cambiato squadra o compagno rispetto al 2010? Oppure avete corretto di almeno qualche mezzo punto il riferimento sulla “scala campioni”? Già perché parliamo di tre campioni del Mondo.
HRC - Stoner. Molti (chi scrive per primo) avrebbero puntato su Stoner per il 2011 certo, ma mentre qualcuno voleva esageratamente crederlo capace di umiliare qualunque altro pilota al Mondo, a parità di moto, è risultato poi chiaro che ogni tanto il signor Pedrosa riesce a metterlo in crisi, talvolta pure anche a batterlo e non solo lui può infilare la moto davanti alla numero 27, nonostante sia quella alla fine che si merita a tutt’oggi il titolo.
A Indy Stoner è stato perfetto, come doveva, rimarcando per l’ennesima volta in pochi mesi il suo valore, in una misura che è però ora definita; chi lo idolatrava dai tempi Ducati, la voleva magari immaginare enorme o sconfinata. Non si vuol toglier nulla alla visione dello Stoner più veloce di tutti già quando guidava la prima
Ducati 800cc. anzi, con gli anni il ragazzo è migliorato e ciò che da la misura dell’immaginario
delta-M (il
differenziale-Manico) e anche il tono pacato nelle dichiarazioni post-gara degli altri ufficiali Honda, Pedrosa in primis. Per non parlare poi del costantemente (forzatamente?) modesto umore del terzo pilota Repsol, Dovizioso, passando per un simpatico ma non ancora vincente Simoncelli; non si può certo far gioire a pieno i propri tifosi (che troveranno una spiegazione, ma ben sanno come conti in realtà la mentalità vincente, da primo gradino, per essere campioni): ecco nel caso della
Honda siamo a dire che, leggendo tempi in prova, distacchi in gara e dichiarazioni date dai quattro piloti durante gli ultimi 8/10 mesi, è chiaro come la differenza la abbia fatta Casey Stoner. Ma la vedevate già così lo scorso anno? Non è poi forse così grande quanto se la attendevano i suoi estimatori più convinti (o al contrario inesistente, come la volevano i detrattori) al momento del passaggio
Ducati - Honda.
DUCATI – Rossi. Chi avrebbe pensato di vedere così frequentemente
Valentino Rossi vicino o magari dietro a un altro pilota che guidi una Ducati? Da oltre un anno tutto è incentrato su di lui in quel di Borgo Panigale, eppure proprio nella più intensa difficoltà tecnica, il campione di Tavullia ha dovuto patire confronti critici anche con chi guida la sua stessa moto quest’anno.
È tutto relativo al momento, certo e Valentino ne uscirà a testa alta rispetto a tutto e a tutti, vogliamo crederlo; però c’è chi dice che il campione deve far la differenza non solo per il decimo (o mezzo secondo?) verso una pole e una vittoria, ma anche verso il salvataggio di immagine e posizioni che non sono quelle per lui usuali. È quasi un sacrilegio voler esprimere giudizi su un uomo a cui tutto il motociclismo deve oggi qualcosa (si, dal primo piccolo operatore locale all’ultimo addetto della MotoGP); ma anche in questo caso è lecito porre la domanda, poichè Rossi è umano e non divino e dopo molte gare in mezzo al gruppo, alcune senza emergere rispetto ai compagni, ha avuto oggi le ennesime difficoltà (con cadute, errori e una
Ducati al traguardo prima della sua): di quanto si sia spostato l’indicatore (peraltro già oltre il fondoscala in positivo da anni, sia chiaro) dei valori assoluti e unici che molti attribuivano alle doti di guida di Valentino, prima dell’esperienza Ducati.
YAMAHA – Lorenzo. Sportivamente, ci ha fatto piacere vedere che anche oggi Ben Spies abbia ottenuto prestazioni migliori del suo titolato compagno. Non per tifare o dire che l’uno sia meglio dell’altro in assoluto; sappiamo tutti quanto valga Jorge per ciò che ha fatto sin dal suo debutto in MotoGP e quanto debba ancora migliorare Ben per aver la medesima considerazione, ma per fare notare, come ha ammesso lo stesso Lorenzo (uno che era ritenuto da tutti il riferimento primo della MotoGP nel 2010), come il pilota faccia la differenza su prestazioni e usura pneumatici, proprio quando si è in difficoltà e non solo per (stra)vincere.
Lorenzo non è mai stato rapido quanto Spies per tutto il weekend. “Colpa delle gomme..” un ritornello usato da molti a Indianapolis, ma che il campione del Mondo non ha preso sul leggero o simpatico, liquidando magari la cosa come un’usura anomala della gomma anteriore e basta. Lorenzo ha una squadra affiatata ed esperta, una moto valida in termini di guida e bilanciamento, ma oggi ha dovuto tirare i remi in barca verso la fine, pagando per il terzo giorno di fila qualcosa al compagno che giocava in casa. Tra tutti, Jorge è anche stato quello che non ha cercato giustificazioni, dicendo di aver provato il setting dei due texani che guidano la M1 e scegliendo per la gara proprio quello di Spies. Non bastassero le prestazioni, Jorge ha anche detto che mentre la sua gomma era malconcia, quella di Spies era alla fine ancora buona. Bene, anche in questo caso, rispetto al 2010 quando era al culmine della sua crescita di valore percepito al grande pubblico, grazie anche ad alcuni confronti vinti contro Valentino Rossi: inquadrereste oggi Lorenzo alla stessa "distanza" rispetto a Spies?