Corse di moto e moto “da corsa”: quando si dice che… In Italia butta male

In Motocordialmente

di Omar Fumagalli, 11 maggio 2011
Corse di moto e moto “da corsa”: quando si dice che… In Italia butta male

La foto in oggetto all’articolo è molto interessante sportivamente parlando, perché vi sono ritratti, a Monza, durante la premiazione della Superpole 2011, due grandi campioni dello sport motociclistico su pista.
 
UOMINI E SPORT
Max Biaggi è vestito con il tricolore sulla tuta in pelle, quello della nostra patria, del suo sponsor, della sua moto, quello che con lui è attualmente campione in carica nella massima categoria delle derivate di serie e che anche quel sabato ha ottenuto una bella prestazione, battendo tutti i rivali.



Chi gli porge il trofeo è Troy Bayliss (dicono che gli manchino le corse, vero, dicono che vincerebbe ancora, altrettanto vero, ma dipenderebbe dalla moto e da quella dei rivali, purtroppo per lui) l’australiano è con una maglietta a maniche corte, più rilassato, perché non “al lavoro” come il romano. Anche la Casa che ha portato e porta ancor oggi Bayliss nel circus della Superbike è italiana però, come per Biaggi. Entrambi sorridono, normale per quella situazione (vincente per Max, di riconoscimento per Troy) ma con significati interiori diversi. A dirla tutta l’unica cosa davvero in comune, a parte il numero uno da poter vantare, è il cappellino del partner tecnico, la Pirelli.
 
SPORT E AZIENDE
Bene, il punto ora non è però discutere dei valori sportivi o delle gesta di questi due grandi piloti, per cui si potrebbero usare pagine e pagine: se ve ne siete accorti, le aziende del settore moto citate sinora, sono tutte italiane. Ci sarebbe anche quella dell’abbigliamento di Max, a guardar bene, piuttosto che quella fornitrice dei caschi che usano i due piloti. Ma quello di cui forse non vi accorgete, se seguite o leggete i commenti gara senza vivere l’ambiente dal vivo, è che tutto questo bel periodo sportivo e di contesto aziendale favorevole per le corse, quello che ha accompagnato i successi dell’uno e dell’altro pilota, sembra oggi vacillare, in maniera consistente. 
Già perché le corse un tempo si facevano in primis per passione, e anche le aziende che c’investivano lo facevano partendo da una passione… Ma poi è subentrato il business, cambiando un po’ le cose, alcune in meglio altre forse no. Oggi le case si trovano però quasi sole a dover far fronte agli oneri di un Mondiale, gli sponsor con risorse che provengano da altri settori sono latenti, per via della crisi globale (globale.. termine sulla cui moderna accezione - negativa - si possono scrivere libri).
 
AZIENDE E CRISI DEI MERCATI
La condizione negativa è arrivata a farsi sentire anche in Superbike e questo, ora, è un momento davvero poco piacevole, se valutato in prospettiva economico finanziaria per le imprese del settore moto, in particolare quando si parla di moto sportive o “da corsa”. Non stiamo dicendo che lo spettacolo sportivo ne perde, anzi, “dalle difficoltà possono nascere opportunità” è una frase sempre piaciuta a chi scrive, da quando sentita la prima volta, citata in occasione del lancio di un libro sulla piccola imprenditoria. Il fatto però è che le corse di moto del mondo Superbike che conosciamo noi oggi, si sono basate recentemente sui supporti finanziari delle Case, principalmente coinvolte per uno scopo d’immagine e commerciale. Dato che il mercato delle due ruote in ambito supersportivo è chiaramente in crisi, crisi nera, viene a mancare il senso logico per molti degli investimenti che hanno reso grande e avanzata la Superbike sino ad oggi. 
Il mondo delle derivate di serie porta in pista, con un grande e stupendo spettacolo sportivo, le moto che si rifanno ai modelli di serie più estremi. Questi modelli sono diffusi sulle nostre strade e ben presenti a tutti… In un futuro prossimo quest’aspetto, quello della diffusione dei modelli di punta delle gamme sportive, potrà essere molto, ma molto, ridimensionato in alcuni Paesi. Il problema sta, tornando ad un termine usato prima, nel mercato “globale” della moto. Già perché ormai con la dura condizione economica di gran parte dell’Europa, l’America con le sue differenze e i suoi diversi problemi, il Giappone che non sta certo bene sotto altri punti di vista… Il forte del mercato che servono le Case è ora in Paesi dove la supersportiva non rappresenta certo un prodotto di larga diffusione.
 







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