Che il tempo proponga agli appassionati, di qualunque sport, dei riferimenti con possibili similitudini fra protagonisti di epoche diverse è cosa normale, sempre accaduta e poi (quasi) sempre usata per proporre articoli con interessanti approfondimenti da parte dei giornalisti, piuttosto che per accese discussioni tra i fans dell’uno o dell’altro protagonista.
I piloti stessi poi, difficilmente amano essere paragonati a chi li ha preceduti, pur se stimano il collega “anziano”: in cuor suo ognuno crede, giustamente, di essere il migliore almeno finché si trova in mezzo, in questo caso diciamo in vetta, alla bagarre. Si premette che personalmente chi scrive, forse per motivi anagrafici e coincidenze tra l’inizio di una passione ed protagonisti di allora, forse anche idealizzando un po’ nel passare degli anni, ha sempre reputato Freddie Spencer il più grande talento motociclistico sceso in terra, diciamo dopo Giacomo Agostini e prima di Valentino Rossi, per rispettare cronologia e patriottismo.
UEN STONER LUCS LAIC SPENSER. Scusando per l’inglese malamente italianizzato (scritto nella nostra acusticamente pregiata lingua, starebbe a significare: quando Stoner assomiglia a Spencer) diciamo che un quarto di secolo dopo, in termini di velocità, (in)costanza ed apparentemente difficile penetrabilità a livello umano, un pochino il nostro Casey Stoner gli si è avvicinato, durante la sua travagliata carriera, al celebre Fast Freddie degli anni Ottanta. Certo il Casey giunto giovanissimo in Inghilterra dall’Australia, senza troppi soldi ma subito vincente e difficile caratterialmente, quello che inizialmente “volava” (Rolling Stoner) ha poi fatto il salto nella massima categoria e stupito con la Honda, senza però vincere, quindi recuperato stravincendo con la Ducati, passato in seguito momenti bui e infine, oggi tornato a spaventare tutti, sulla Honda 800cc. ufficiale.
Rapido sul giro più di chiunque altro (anche a detta di tutti i suoi colleghi e non è cosa da poco!) senza dover mai perder tempo in troppe prove o adattamenti di sorta, altrettanto rapido però a salire sul podio e andarsene a casa dopo le gare. Sarà facile per molti ora accostare al grande Freddie il piccolo (differenza che poniamo solo nell’altezza fisica e nell’età) Casey. In particolar modo il parallelismo riesce adesso che l’australiano veste i colori HRC, quelli che resero un mito internazionale l’americano, capace di portare in vetta al mondo la tre cilindri 500 e poi fare l’unica doppietta iridata 250cc. / 500cc. mai realizzata, con la NSR a quattro cilindri. È quindi con piacere che possiamo accostare molti punti comuni ai due: carattere mite e pacato verso l’esterno, attitudine al giro veloce senza troppo dover pazientare per provare o adattarsi a novità di ogni sorta (moto, gomme o circuito di cui si tratti), abile conduzione della gara dal primo all’ultimo giro, il non esser reputati dei simpaticoni nel paddock, piuttosto che il vedersi criticati quando non si è soli al comando, ma in lotta nelle posizioni di rincalzo.
Aggiungiamo poi che i problemi avuti da Spencer quando all’apice di una carriera che poteva essere molto duratura al vertice, si spense come a interruttore, facendo parlare di noie fisiche tenute nascoste e difficili da interpretare (piuttosto che di problemi personali o caratteriali) li abbiamo in parte visti anche con Stoner, quando decise di non prender parte ad alcune gare nella stagione 2009 lasciando mille dubbi sulla sua reale condizione.
DIFRENT ATTITUD. Ma l’uomo che sale sulla Honda numero ventisette oggi (in foto un accostamento con la RC211v numero sessantanove di Hayden, quando fu provata da Spencer qualche anno fa) non è in fondo poi troppo simile all’uomo che con il numero diciannove sulla carena è passato da tutte le categorie (vincente in tutte le cilindrate e le formule, anche Superbike o Endurance) nel corso di oltre un ventennio di gare. Perché Spencer alla fine, si è rivelato molto più umano e trasparente di quanto ai media non piacesse definirlo ai tempi del suo debutto in Europa, perché si è rimesso in gioco molte volte, perdendo talvolta anche duramente il confronto con se stesso ed i rivali di un tempo prima (fine anni Ottanta) e anche con quelli dell’epoca successiva poi (lo ricordiamo attivo sino al 1995, in Superbike). La sostanza è che mentre Stoner quando non corre sta in pace e tranquillità lontano dai clamori e dai rombi dei motori (per lui si parla piuttosto di pesca) Spencer si è, contrariamente a quanto teorizzato a suo tempo, rivelato uomo che vive ancora oggi per le due ruote, dalle quali non si è mai allontanato, ributtandosi nella mischia anche in categorie inferiori e con squadre non ufficiali (l’ultimissima apparizione nel 1999, con l'ennesima caduta e frattura a un polso) aprendo poi sempre di più il contatto a chiunque lo cerchi, dopo la chiusura della carriera agonistica. E pensare che un tempo lo si definì addirittura “ufo”, causa l’isolamento negli allora poco diffusi motorhome.
Stoner quindi è un uomo diverso, ancora all’apice della carriera e in evoluzione, positiva oltretutto. Al di là dello stile di guida (forse meno “morbido” di quello dell’americano) Casey forse rimane ancora da interpretare al 100% come personaggio per il pubblico, cui poco si concede rispetto ai grandi risultati che ha ottenuto; al momento rimane forse un po’ vittima di un mondo, quello moderno, che mette molte pressioni. Le gare cui partecipa l’australiano sono nettamente inferiori alle svariate categorie cui in una sola stagione poteva prender parte Spencer (Motomondiale, 8 ore di Suzuka, 200 miglia di Daytona e qualche altra gara della serie AMA) ma i forti interessi commerciali e i contratti, spingono forse giustamente il ragazzo australiano a mantenere il suo protettivo distacco, la sua identità esterna al mondo delle due ruote e quell’aria meno adattabile al resto del mondo. Bene ha fatto quindi Casey a prender in sposa la sua amata giovanissimo e crearsi un proprio isolato habitat da preservare in giro per il mondo, se questo la fa star bene, piuttosto che diventar protagonista popolare anche fuori dai tracciati. Ma badate bene che non è solo per la giovane età in cui si è trovato allo sbando dentro al difficile circus iridato, visto che a tutt’oggi il più giovane vincitore di un GP della massima categoria rimane ancora Spencer.
Alla fine quindi ci è piaciuto paragonarli e faremo i più vivi complimenti a Casey ricordandoglielo, se come fece Spencer nel 1985 sulla NSR, oggi anche lui provi l'assalto al record di vittorie consecutive da inzio stagione (e già che ci siamo li ri-facciamo anche a Mick Doohan per lo stesso motivo, i complimenti), ma sappiamo anche che l’australiano di oggi ha peculiarità proprie e un po’ diverse dall’americano, quindi il paragone lo finiamo qua, per una chiacchierata sul fatto che Stoner ha in parte fatto cose simili a quelle che fece Spencer, ma non è poi certo uguale in fondo.
Se proprio vorremo ancora accostare a Fast Freddie un fenomeno delle due ruote moderne questi sarà (lo potrebbe essere già stato, se ci fermassimo nella scala delle competizioni alla Superbike senza considerare l'esistenza della MotoGP), il suo connazionale Ben Spies, che peraltro corse con il diciannove nella sua unica e vincente stagione sulla R1; ma questo è un parallelo che probabilmente i fans di Texas Terror potranno discutere più avanti, nella classe regina.