Saluto sì, saluto no, tragicomica disquisizione sul saluto motociclistico

In Motocordialmente

di Gianluca Zanelotto, 22 giugno 2010
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Saluto sì, saluto no, tragicomica disquisizione sul saluto motociclistico


Desio, 22 giugno 2010.
Saluto o non saluto? Questa è una domanda che da motociclista fiero e abituale non mi sfiora nemmeno. Si saluta sempre e comunque, dalla sportiva alla custom. E' tanto radicata questa abitudine che spesso mi ritrovo a salutare anche ragazzetti malandrini in sella a piccoli scooter.

Il brutto, la cosa poco elegante, lo sgarbo, viene invece dalla maggioranza dei miei colleghi, astanti, passanti e motociclanti vari...
 
Con le varie moto in prova ho avuto occasione di percorrere le più belle strade del nord Italia, strade in cui ho incrociato centinaia, migliaia di altri motociclisti. Giovani e meno giovani, baldi ragazzotti con la RR e ruspanti anziani con la turistica del momento. Tutti seri e compiti nella guida, tutti attenti a non salutare coloro che non appartenevano al proprio gruppo, razza, modello di moto e centro altre stupide discriminazioni.

Prestando molta attenzione al fenomeno (vecchiaia, ormai non corro più...) sono giunto a definire delle categorie ben precise nella loro inutilità:
Il GSsista saluta solo altri GS, con preferenza per Adventure e 1200, giusto un cenno è riservato alle vecchie 1100. E se poi  la nottata precedente è stata piacevole, qualche timida attenzione viene prestata anche ai conducenti delle grosse enduro stradali che riconosce perlomeno essere in possesso di uno Sforzo grande come il proprio (e chi non ha mai visto il Grande Yougurt in "Balle spaziali" non può capire).

Lo sportivo, invece, non saluta nessuno, è troppo occupato nella guida, è in trepida attesa che la gomma in mescola entri in temperatura, deve guardarsi dai velox in incognito.

Il customista saluta quasi tutti meno gli sportivi, è il famoso burbero dal cuore d'oro ma quei tipi in tute colorate e senza moscerini sui denti proprio non li sopporta.

Il turista ormai soffre di paresi alle dita e non riesce più a piegarle in quanto ha salutato troppo ma non gli scooteristi.

Gli scooteristi non salutano neppure loro, ma non perché occupati alla guida ma, piuttosto, perché nessuno gli ha spiegato il concetto. Cioè, nel senso, vedendo come sono abbigliati i più, verrebbe da pensare che prima del saluto bisognerebbe partire con una lezione sulle proprietà abrasive dell'asfalto, ma tant'è.

A questo punto la domanda che sorge spontanea non è se gli scooteristi abbiano scoperto o meno il segreto dell'invulnerabilità ma piuttosto perchè questi distinguo nei saluti? Ovvero, siamo tutti su due ruote, la nostra unica carrozzeria è la nostra pelle e la rischiamo tutti i giorni. Perché allora tante fisime, perché non scambiarci tutti questo piccolo segno di amicizia che ci accomuna e differenzia? Bella domanda, se qualcuno ha una risposta si faccia avanti.





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