Tifo italiano

In Motocordialmente

di Simone Petrosemolo, 01 giugno 2010
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Tifo italiano


Sono passati tanti anni da quando ho visto con i miei occhi le prime vittorie di Loris Capirossi, Max Biaggi, Valentino Rossi e Marco Melandri. Ma anche Manuel Poggiali, Andrea Dovizioso e Marco Simoncelli, con tanti altri piloti italiani che hanno comunque fatto vedere a tutto il mondo la stoffa di cui sono fatti.

Sono stati anni in cui i piloti italiani hanno riempito centinaia di pagine in tutti i giornali, ed i cuori di milioni di tifosi in tutto il mondo. Io, come tutti quelli della mia età, sono stato fortunatissimo a poter vivere in prima persona i successi strepitosi di questa generazione di piloti. Forse non ci rendiamo perfettamente conto di cosa abbiamo vissuto e stiamo ancora vivendo, ma se ci fermiamo un attimo a riflettere ci accorgiamo che i “nostri” piloti, al di là delle singole vittorie, hanno letteralmente dominato gli ultimi decenni nel Motomondiale. Un giorno ai nostri figli potremo far vedere decine di copertine, filmati, Dvd e, forse, videocassette che raccontano un’epoca in cui l’Italia era conosciuta per i propri talenti in tutto il mondo, in cui il motociclismo era stato promosso al rango di “sport”, perdendo quella etichetta di passatempo per scapestrati che molta gente comune gli aveva attaccato.

Negli anni precedenti, il motociclismo non era forse considerato uno sport a tutti gli effetti, e spesso non era considerato affatto, perché in Italia esisteva solo il calcio ed un po’ di Formula Uno. Anzi, il motociclismo a volte non era nemmeno visto di buon occhio, era una roba da matti incoscienti che rischiavano la vita senza motivo. Gente pericolosa. Oggi il calcio continua ad occupare molte delle pagine di tutti i quotidiani sportivo, ma se una pagina è dedicata al motomondiale, questo lo dobbiamo soprattutto ai talenti nostrani.

Naturalmente molto merito va a Valentino Rossi, che ha fatto appassionare anche la ormai arcinota casalinga di Voghera, portando nelle case degli italiani un nuovo concetto di motociclismo, facendo sì che anche i più ostinati detrattori delle due ruote aprissero uno spicchio del loro cuore a questo meraviglioso mondo. Tutto questo però rischia di andare a finire, o per lo meno di diminuire notevolmente. Non dipende solo dal fatto che Valentino Rossi un giorno lascerà le corse; dipende anche dal fatto che in Italia non si investe su nuovi talenti. Non sembra più esserci la volontà di spingere i nostri giovani piloti per farli emergere. Non ci sono “scuole” in grado di formare i futuri campioni del mondo.

Fausto Gresini sta provando a fare qualcosa, ma rappresenta un esempio isolato. Nel sud Italia il motociclismo su pista praticamente non esiste: i talenti del Sud non hanno il sostegno economico e la visibilità per poter gareggiare nel Nord. Nessuno investe, nessuno organizza, promuove, gestisce. Si basano tutti su Valentino Rossi e sul ritorno che lui e gli altri campioni hanno procurato e procurano all’Italia dei motori. Ma questi campioni prima o poi appenderanno il casco al chiodo e non ci sarà probabilmente nessun italiano in grado di sostituirli.

Prima o poi il sogno finirà e la Spagna (forse) prenderà il nostro posto. Salvo eccezioni, nelle gare di SBK se sul podio sventola una bandiera tricolore è grazie a Max Biaggi, anni 39. Se in MotoGP si ascolta l'inno nazionale è grazie a Valentino Rossi, anni 31.

Abbiamo impiegato molto tempo per conquistare la vetta del motociclismo. Dobbiamo ringraziare i nostri piloti se questo è accaduto. Ora però dovremmo pensare al futuro, a quali nuovi poster potremo appendere al muro accanto a quello di Rossi, Biaggi e Capirossi. Tifare italiano non significa solo gridare davanti alla TV. Speriamo che qualcuno se ne accorga presto, altrimenti dovremo iniziare a prendere lezioni di spagnolo!




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