Poche "bombe" - questa l'ha lanciata il collega Terruzzi sul portale Sportmediaset, che al di là di facili ironie è da ritenersi autorevole e... a prova di bufala - sono state più annunciate di questa. Attesa come le ciliegie di questo periodo, la notizia del cambio di casacca di Stoner, suggerita dall'avvistamento di Suppo all'interno del motorhome di Casey, dove era presente anche il padre/manager, è stata classificata alla voce "futuri segreti di Pulcinella" fin da quando il già citato Livio ha fatto il salto della quaglia, passando alla Honda con la nebulosa "job description" (passateci il gergo aziendalese, visto l'incarico...) di Responsabile Marketing.
Chiunque avesse un minimo di sagacia ed esperienza poteva ben vedere, in quella mossa, la definizione di un ruolo di "facilitatore" per il traghettamento di Stoner, notoriamente chiuso e diffidente, verso la casa di Tokyo. A dispetto del gossip, infatti, Livio è una delle due persone all'interno del paddock in cui Stoner avrebbe totale fiducia - l'altra sarebbe Colin Young, giornalista australiano. I rapporti fra HRC e Pedrosa sono da tempo logori, per non parlare di quelli con il suo manager Puig, che dallo scorso anno sembra anche aver perso gli appoggi in Repsol che lo rendevano quasi intoccabile all'interno del team ufficiale.
Arenatesi anche le trattative con Lorenzo, ugualmente gradito allo sponsor e alla Honda, a causa del suo traccheggiamento dello scorso anno (il maiorchino ha tirato intavolato trattative con
Honda e
Ducati per poi restare in
Yamaha -
Honda non gradisce molto questo genere di cose) e ritenuto, per ovvie ragioni, Rossi come irraggiungibile, la scelta è ovviamente caduta sul riservato ma velocissimo australiano. Il quale, dal canto suo, non sembra aver gradito l'atteggiamento di
Ducati durante la sua... licenza di convalescenza dello scorso anno.
Sorvolando su considerazioni in merito a cosa dovesse aspettarsi Stoner, che a quanto pare aveva anche pestato diversi calli allo sponsor rifiutandosi di partecipare ad iniziative promozionali, è invece inevitabile lo scatenarsi di ipotesi, illazioni e pronostici su chi possa venire chiamato a sostituire - e non far rimpiangere, questo è più difficile - il cangurino. Puntuale come la morte e le tasse, ecco il nome di Rossi. Al quale, stando a Giorgio Terruzzi (del quale, sia chiaro, non abbiamo motivo di dubitare), la casa di Borgo Panigale avrebbe fatto una proposta di due anni ricca di soldi, condizioni tecniche, umane - insomma, il tentativo del 2003 descritto da Rossi nella sua autobiografia senza quegli "spigoli" filosofici che avevano fatto fallire la trattativa, spedendo Rossi fra le braccia della Yamaha, disposta ad appecoronarsi - scusate, ad esaudire tutte le richieste del giovin prodigio.
Ora, non fraintendetemi: è ovvio che lo sponsor, Dorna e
Ducati stessa vadano in solluchero alla sola idea di creare un binomio del genere. E' altrettanto ovvio che Rossi stesso sia interessato - a forza di accumulare stagioni e vittorie le motivazioni non crescono di certo, mentre salgono invece le possibilità di subire gli assalti dei giovani leoni - e che, al di là della sua decisione finale, una proposta da parte di
Ducati ha tutt'altro peso, oggi, rispetto a sette anni fa. Chiudere la carriera in rosso, magari conquistando il demagogicissimo, nazionalpopolarissimo, titolo iridato come pilota italiano su una moto italiana nella massima categoria, gli fa sicuramente gola. In
Yamaha si trova molto bene, ma chissà.
Di una cosa possiamo stare sicuri. Il tormentone mercato, con i quattro top rider in scadenza di contratto, è appena iniziato. E il fatto che siamo solo alla seconda gara dell'anno la dice lunghissima...