 Per una casa come Honda costa più realizzare due diverse moto nella classe MotoGP, una per il team ufficiale e l'altra per i piloti privati, oppure offrire a tutti i propri piloti la stessa moto e salvaguardare la supremazia prestazionale delle moto ufficiali attraverso l'elettronica?
Nella sofisticata MotoGP moderna, dove l'elettronica conta ben più di quanto si voglia far credere al di fuori della ristretta cerchia di addetti ai lavori, sembra che la risposta giusta sia la seconda.
Le dichiarazioni di Kazuhiko Yamano, direttore del Team HRC, sembrano non lasciare dubbi: "E' vero, le [nostre] moto sono tutte uguali. I team ufficiali avranno le moto ufficiali, che usano una diversa elettronica. Se utto va bene, i team satellite riceveranno questa elettronica nel corso della stagione. Quanto presto e a chi verrà data per prima è difficile da dire, dipenderà dalla situazione"-
Fino ad ora la differenza fra la Honda RCV ufficiale e quella riservata ai piloti privati era decisamente più evidente, con non solo un diverso motore, ma anche un diverso telaio, sospensioni e scarico.
Queste dichiarazioni aprono però la strada ad un altro ragionamento: se si elimina la variabile del maggior costo della moto ufficiale, per quale motivo una casa dovrebbe decidere di limitare volontariamente le prestazioni dei propri piloti? L'idea che una casa cerchi di "pilotare" i risultati attraverso la fornitura di materiale più o meno competitivo è sempre stata lì, a sfrucugliare i pensieri di molti più o meno lecitamente. Ma quando diventa possibile decidere il livello di prestazioni di una moto semplicemente uploadando un diverso software, è facile capire come gli appassionati di complotti potranno trovare ampia giustificazione per le loro teorie...
Nella foto: Marco Simoncelli durante i test a Sepang con la Honda RC212V "F"
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