Forse non tutti sanno che, stritolata dalla crisi finanziaria che ha colpito gli Stati Uniti nell’ultimo anno e mezzo – anzi, i maligni dicono, usandola come scusa – l’AMA ha, di fatto, venduto tutte le sue attività agonistiche alla DMG (Daytona Motorsports Group). Fin qui, pur nell’anomalia, non ci sarebbe niente di male: a livello mondiale avviene praticamente la stessa cosa. La FIM, di fatto, cedendo i diritti della MotoGP a Dorna Sports S.L., le ha deputato un controllo pressoché totale sul campionato. Certo, i regolamenti e diversi altri aspetti sono teoricamente sotto il controllo della Federazione, ma basta pronunciare questa frase ad alta voce per farsi venire da ridere.
Se la gestione spagnola dell’azienda guidata da Ezpeleta è stata più volte criticata, c’è comunque da dire che la MotoGP è viva e vegeta. La crisi si sente, qualcuno è “caduto”, alcune decisioni sono state pesantemente criticate, e la spirale di costi non si è certo arrestata. Per contro, la classe regina vive un momento di popolarità mai sperimentato prima, e la sensazione è che il peggio sia passato. A molti non va giù l’idea dell’impiego di motori di serie, per motivi più o meno validi, ma è difficile criticare in toto la gestione Dorna.
Vista la situazione attuale della Superbike AMA, sembra invece che DMG, già nota agli statunitensi per la gestione del campionato NASCAR, sia riuscita a combinare un perfetto disastro. E non nel corso degli anni, ma con un bel colpo secco: pronti-via. Facendo, tra l’altro, proprio quello che molti auspicherebbero anche per il mondiale Superbike: legando le mani alle case e limitando le possibilità di intervento sui mezzi, con un regolamento tecnico molto più simile alla Supersport, e per certi versi addirittura alla Superstock, che non alla Superbike – le case che non hanno una 1000 pronta-gare si arrangino. Qualche sciagurato di DMG sembra addirittura aver detto chiaro e tondo alle case giapponesi che “l’AMA Superbike non è un campionato fatto per vendere le moto, ma solo per offrire spettacolo”. Mossa successiva: riservare alle 600 – e alcune bicilindriche, c’è una
Buell 1125R fra le iscritte, quest’anno – la Daytona 200. Stabilire che le gare interrotte (e negli USA succede) si riparta con partenza lanciata, che DMG vorrebbe usare sostituire alla normale procedura di partenza. E siamo solo all’inizio: è stato lasciato intendere che i piloti che vogliono più sicurezza si lamentano del brodo grasso – lo stesso
Mladin (nella foto, impegnato a vincere il titolo 2009 prima del ritiro...) ha accusato la gestione di giocare con la loro vita. Qualche maligno lascia intendere che circuiti come Loudon, abbandonati a causa della pericolosità (sono piste nate per le stock-cars, con muretti a filo pista e tratti velocissimi), molto vicini alla gestione DMG, che esercita sul campionato NASCAR un controllo molto simile a quello di Ecclestone sulla F1.
Dean Adams, guru USA dello sport a due ruote e padrone di Superbikeplanet.com ha definito l’AMA Superbike “una farsa”.
Roger Lee Hayden, che correrà il mondiale Superbike 2010 con il team
Kawasaki Pedercini, durante una conferenza stampa, l’ha definita
“Un disastro […] Dirò a tutti che è arrivata una nuova organizzazione, a cercare di gestirla come un campionato automobilistico, allontanando tutti i costruttori.” Ben Spies ha parlato di
“delirio di onnipotenza” da parte di DMG. Non vi bastano le opinioni personali degli insider? Piloti giovani e promettenti, come Clint Shobert, figlio di quel Bubba famoso negli anni ’80 prima che uno sfortunato incidente al GP di Laguna Seca 500 ne chiudesse la carriera, ha deciso di abbandonare le gare e tornare al college.
“Che senso ha cercare di costruirsi una carriera nelle corse, in questo momento?”. E ieri, come ciliegina sulla torta, è stato diramato l’elenco ufficioso degli iscritti per la 200 miglia di Daytona, che si correrà il prossimo 5 Marzo. Una gara che una volta valeva una stagione – parola di
Scott Russell, soprannominato “mr. Daytona” dopo aver vinto la classica della Florida per cinque volte – e che attirava diversi europei, da Agostini fino a Fogarty.
Una gara che, quest’anno, vanta “ben” quattordici iscritti, di cui l’unico nome noto è Josh Hayes, e a cui Ben Bostrom, vincitore lo scorso anno, pare non parteciperà.
Meditate, gente, meditate…