Jesi è la città che ha, sullo stemma comunale, un leone rampante. Vi esiste - o meglio esisteva - anche un sodalizio motoristico con lo stesso nome, il Motor Club “Leone Rampante”.
E quando dici Leone Rampante la mente non può che andare a Giancarlo Falappa (non a caso si faceva chiamare il leone di Jesi), alla generazione Polita (papà Giancarlo ed i figli Alex ed Alessia, anche se da alcuni anni gli ultimi sono iscritti ad un altro club), ad Eloi Chiariotti (nome impronunciabile, ma manico irreprensibile), alle decine di altri piloti di moto e di auto che hanno animato lo sport del motore cittadino per anni ed annorum.
Ebbene da oggi, tale sodalzio, per la Federazione Motociclistica Italiana, non esiste più. Il Giudice Unico ha sentenziato, col consueto ritardo (il Procuratore Federale ha portato il club davanti alla giustizia sportiva il 9 luglio 2009, ma i fatti gli erano noti da mesi), la radiazione del moto club e dell’attuale presidente, Enrico Brazzini.
Nella sentenza leggiamo che, almeno dal 2005, chi si associava a tale moto club correva il rischio di dare a quel sodalizio dei soldi in cambio di una tessera falsa. E’ infatti emerso che il presidente Brazzini - in alcuni casi - distribuiva non già la tessera ed il bollino di convalida rilasciati dai competenti organi della Fmi, ma una imitazione di essi (in molti casi lo stesso numero di bollino risulta essere stato attribuito a persone diverse).
Dei fatti, la Procura Federale era al corrente sin dal 2008. Inizialmente la segnalazione (esatta e completa: complimenti al presidente Bartolucci) del competente comitato regionale era stata archiviata dal pubblico accusatore in quanto vi erano “difficoltà di accertamento dei fatti risalenti al 2007”. Leggendo una cosa del genere non si sa se ridere o piangere: un indagatore (titolare dell’indagine era il dr. Antonio De Girolamo, responsabile dell’ufficio) che si ferma perché è passato “nientepopodimeno” che un anno dovrebbe a nostro parere cambiare mestiere. Ma, nel 2009, la svolta. Di fatti simili (e riguardanti lo stesso club) viene interessato il presidente federale Sesti e, pochi gorni dopo, si fa viva anche una società marchigiana che, subodorato non si sa come l’inganno, chiede lumi alla segreteria generale della federazione. La riapertura del fascicolo diventa quindi obbligatoria e, nel marzo 2009, al presidente Brazzini ed al club viene inibita qualunque attività federale (tanto per stare dalla parte del sicuro, il sodalizio è affiliato anche alla Uisp, che ha omlogato il campo jesino di motocross), ma per soli due mesi, nonostante la gravità di quanto già accertato. Il 20 gennaio 2010 (a ben un anno dalla riapertura delle indagini), la sentenza di radiazione.
Nella sua memoria difensiva Enrico Brazzini non ha negato i fatti ma si è giustificato rifacendosi al principio del “libero tesseramento”. Decisamente: i cavoli e la merenda dolce hanno molti più punti di contatto. Nessuno nega la libertà di tesseramento, ma qui scendiamo quantomeno a livello di anarchia relazionale; volendo sorvolare sui quattrini che affluivano alle casse del club senza che venisse versata la dovuta quota alla federazione alla quale ci si era liberamente (come ben sanno anche nelle Marche, esistono pure altri enti di promozione sportiva) affiliati. Il signor Brazzini, da noi appositamente interpellato, non ha voluto rilasciare alcuna precisazione al riguardo.
Permettete al cronista una divagazione personale. I fatti sono gravi e sono stati giustamente puniti in punto di diritto. A chi scrive spiace soprattutto per una - del tutto incolpevole - persona. Si tratta di Antonio Carletti, integerrimo commissario sportivo della federmoto. Un uomo che ha sempre speso tutto il suo tempo libero per lo sport motociclistico e per il suo moto club. Immaginiamo che quando, un giorno dei prossimi, meccanicamente cercherà di aprire la porta della sede del club, trovando inesorabilmente chiuso, gli piangerà il cuore. Così come a noi.
(g.p.)