Money, money, money: serve ancora essere un buon pilota per correre nel Motomondiale?

In Motocordialmente

di Marco Dabizzi, 17 gennaio 2010
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Money, money, money: serve ancora essere un buon pilota per correre nel Motomondiale?


Perdonate la franchezza, ma quando si legge in giro che anche ad un pilota come Bradley Smith (nella foto) viene richiesto di portare in dote una consistente sponsorizzazione personale per poter correre in Moto2, non si può fare a meno di pensare che il Motomondiale viva un momento di crisi davvero pesante.

Non è un mistero infatti che molti piloti debbano la loro partecipazione alla cosiddetta "valigia" piuttosto che alle loro doti agonistiche, ma fino ad ora questa realtà era limitata ai coprotagonisti e non certo ai piloti di punta. Se anche ad un talento come l'inglesino vengono richieste alcune centinaia di migliaia di Euro, forse sarebbe il caso per la Dorna di rivedere la situazione del campionato.

Iniziando ad esempio ad eliminare le trasferte in posti che con il motociclismo nulla hanno a che fare, riducendo così sensibilmente i costi delle trasferte. E magari anche sfoltendo il paddock da personaggi le cui doti sono più legate al complesso mondo della finanza internazionale che non a quello delle competizioni motociclistiche.

Il Motomondiale ha bisogno di una classe d'accesso alla MotoGP, e la Moto2, pur non perfetta, sembra comunque andare nella giusta direzione. Ma occorre fare attenzione a che non diventi un pargheggio per piloti trombati, capaci di prendere il posto di giovani più meritevoli solamente per via del denaro portato ai team.




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