 Se c'è una cosa che ho imparato da quando vivo in questa parte del mondo sullo Stretto di Brass, è che gli ombrelli sono pressochè inutili quando piove. Difficile vederne a giro, ancora più difficile trovare un negozio che li venda, quando invece in Italia appena vengon giù due gocce le strade si affollano di vucomprà con ombrellini cinesi da due soldi in mano, ed anche le gelaterie metton su il banchetto per spillare qualche Euro a chi non vuol bagnarsi.
Gli australiani della pioggia se ne fregano, per principio. Qui l'inverno è visto come un temporaneo fastidio, durante il quale (a volte) mettersi le scarpe al posto delle infradito e tirar su la zip della felpa rabbrividendo alle fredde folate di vento. Ma senza ombrelli.
Anche percè la pioggia arriva con un vento assassino, di quelli da far classificare la Bora come una brezza rinfrescante. In questi giorno i tiggì parlano di venti a 130 km/h nell'interno, a Sydney venti di oltre 100 km/h hanno flagellato la città negli scorsi giorni, e con un vento così l'ombrello diventa un inutile e pericoloso ammennicolo.
Quando piove, insomma, ci si bagna. L'acqua arriva da tutte le parti contemporaneamente, così come il vento che sembra avere vita propria, e spirare da due direzioni nello stesso momento.
Lasciate fare dunque le previsioni del tempo per il GP di Phillip Island, nel giro di due ore qui la situazione potrebbe esplorare tutta la gamma delle condizioni metereologiche possibili ed immaginabili, passando da un caldo sole primaverile ad una grandinata micidiale...
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