Ci risiamo. Qualcuno utilizza il numero 46 e subito si mette in moto la macchina mediatico-giudiziaria del pool capeggiato da Valentino Rossi.
Tanto per esser chiari, in questo caso chi scrive, contrariamente alla modaiola vulgata corrente, dà ragione all’entourage del pilota marchigiano.
In breve, i fatti. A Sant’Angelo in Vado, località dell’hinterland pesarese che ebbe anche la ventura – motociclisticamente parlando – di ospitare l’ Mba (satellite, a quel tempo, della Morbidelli) organizzano la festa del tartufo n.46 e, oplà, sul manifesto (Foto) compare un 46 esattamente identico a quello che ormai è diventato la cifra di Valentino: forma, dimensione, colore sono gemelli di quello sul quale il pilota, o entità a lui collegate, hanno la primogenitura.
Ovviamente, quando non si sa a quale protettore divino aggrapparsi (Sant’Angelo ha fatto capire che su queste cose non interviene), ci si aggrappa agli specchi. Un motociclista del posto, da me appositamente ascoltato, mi dice seriamente “Ma guardi che Valentino il 46 lo mette diritto, i miei compaesani, sul manifesto, lo hanno piazzato ubiquo” (si direbbe obliquo, ma lasciamo correre sulla pochezza grammaticale: è noto che noi motociclisti preferiamo metterci in bocca parole come MotoDos, letto alla spagnola, tanto per fare dimenticare il nostro eterno provincialismo).
Interviene anche il sindaco, Settimio Bravi, che candidamente dichiara alle agenzie di stampa: “Valentino Rossi non ha comprato il numero numero 46 in tutto il mondo, e comunque non avremmo potuto fare diverso, visto che della nostra fiera ricorre nel 2009 il 46esimo anniversario”. Ridicolo, oltre che non rispondente al vero (nel manifesto, ad esempio, manca qualsiasi segno diacritico: c’è scritto “quarantasei”, non “quarantaseiesima”, come mai?). Il tentativo di spacciarsi per vittime, poi, è la classica prepotenza dei deboli. Funziona così: quando hai palesemente torto, urla più forte degli altri e dichiarati vittima di un sistema che vuole stritolare le minoranze. Funziona quasi sempre perché nell’immaginario collettivo - da Calimero in poi - si cerca sempre di avere un occhio di riguardo per i “disagiati”.
Inoltre, non è vero come vogliono fare credere certi amministratori ed organizzatori che col tartufo marchigiano il motociclismo non c’entri. Guardacaso, il locale Moto Club “Tonino Benelli” (quello di Sant’Angelo in Vado, non quello di Pesaro) organizza dal 16 al 18 ottobre, in pieno periodo di fiera, il suo motoraduno nazionale. Per un motociclista indeciso (quel giorno ci sono anche altri raduni) il numero 46 potrebbe rappresentare un richiamo di notevole impatto.
A proposito: io mi chiamo Gabriel Pirini, sono un appassionato di motociclismo e le mie iniziali risultano essere G.P. Che ne direste se domani tempestassi la mia città di manifesti con un logo identico a quello Dorna e nel quale campeggi la dicitura MotoGP? Alle ovvie rimostranze degli spagnoli potrei sempre rispondere esibendo la carta di identità ed il mio curriculum professionale dal quale si evince che mi sono sempre occupato di moto. Furbi et orbi?
(g.p.)