A ripetizioni di storia del motociclismo...

In Motocordialmente

di Massimiliano Sartor, 26 agosto 2009
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A ripetizioni di storia del motociclismo...


“Una volta era diverso. Il motociclismo ha perso i suoi valori”. Le critiche più frequenti al Motomondiale richiamano spesso una “età dell'oro” che, purtroppo, non ho potuto vivere di persona. Sono però sempre stato curioso abbastanza, leggi malfidente, da cercare di farmi un'opinione basata sui fatti anziché sulle parole. Non c'ero all'epoca del grande Ago ed ero un bambinello quando Schwantz e Rainey si davano battaglia, ma questo non mi ha fermato. Uno dei vantaggi di vivere nel ventunesimo secolo è la possibilità di navigare in rete. Imbrigliate tra le sue maglie si scovano perle che non sarebbero state così accessibili solo qualche anno fa.

Cominciamo.

I piloti dei nostri tempi vengono descritti spesso come “divi”, lontani da quello che è lo stereotipo del motociclista di strada. Ho scoperto che il fenomeno è tutt'altro che nuovo e che bisogna andare indietro fino agli anni sessanta per trovarne le origini. In quegli anni, per Agostini, con le vittorie arrivarono anche massaggi prima del gran premio, la moto spinta dai meccanici sulla griglia, film e fotoromanzi. Non era da meno il grande “Mike the bike”. Figlio di un ricco commerciante approdò al Motomondiale con il soprannome “il milionario” e, a detta della moglie, odiava sporcarsi le mani di grasso.

Se poi pensate che le gare monotone siano causate dalla presenza massiccia dell'elettronica avete preso un granchio. Basta spulciare gli ordini di arrivo della classe regina degli anni '60 e '70 per rendersi conto che distacchi dell'ordine di qualche decina di secondi (!!!) erano del tutto normali. Certo, erano diversi i tracciati, i mezzi e i piloti, ma anche allora, a detta dello stesso Mino, la gente se ne andava dagli autodromi ben prima della conclusione della gara.

Una mia convinzione, del tutto personale, è che spesso in questo fantastico sport si travalichino inutilmente i limiti umani mettendo a repentaglio un bene prezioso: la salute. Pensavo che a far salire in sella piloti acciaccati e doloranti fossero più che altro sponsor e contratti, i poteri forti di questi tempi. Mi sono reso conto, invece, che è molto più probabile che i piloti siano semplicemente pazzi (o eroici, fate voi) e che lo siano sempre stati. Precursore fu Libero Liberati che già nel 1957 corse e vinse con una caviglia fratturata, grazie alle iniezioni ed a una importante fasciatura.

Mai avrei pensato, poi, che i tanto odiati “ordini di scuderia” avessero afflitto anche il motociclismo pionieristico. Un esempio per tutti: Monza, 1956. Liberati, sempre lui, conduceva la corsa, ma all'ultimo giro lasciò sfilare il suo caposquadra, Duke, in parabolica. Lo so, ha fatto un certo effetto anche a me.

Un'ultima perla. La prima volta che ho sentito parlare di vizi di regolamento e di decisioni discutibili della direziona gara era il 1998. Il Corsaro sfidava sua maestà Mick Doohan. Qualcuno ancor oggi pensa che quel titolo sia stato deciso a tavolino con una sanzione ingiusta comminata a Biaggi. Non entro nel merito, ma mi fa sorridere pensare che l'inizio delle contestazioni coincida con l'inizio della storia del campionato. Correva l'anno 1949. Il primo campione del mondo, classe 500, fu Graham che batté di una sola lunghezza Nello Pagani. In quel caso, galeotto fu un punto assegnato all'inglese, ingiustamente a detta dell'italiano, per il giro veloce effettuato durante il Gran Premio di Svizzera (sì, allora c'era anche questo). Il nostro connazionale si sentì defraudato del titolo al punto da rimpiangerlo persino in punto di morte.

Pare proprio che tutto cambi per restare uguale a se stesso.






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Anonymous
Italy
Vecchiano

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Forse siamo tutti un pò presuntuosi, pensando che vivendo in questa epoca, siamo depositari della verità essendo al vertice (attuale ) della tecnologia e che quindi quelli dei tempi andati, siano in qualche modo stati "...bravi, si, ma sai, in quei tempi era tutto più facile..."
Un pò come la storia "si stava meglio quando si stava peggio.
In realtà tutto è commisurato al momento storico e pochi lo capiscono, facendosi travolgere dall'attualità, senza sapere la storia. Gioie dolori notorietà giustizie ed ingiustizie. Aggiungerei anche le furbate, che ci sono state, ci sono e continueranno ad esserci. Il motociclismo di oggi è paragonabile ad oggi. Noi stessi commentando le gare dei prossimi anni, guerderemo a quelle odierne con altri occhi. Saluti.

Inserito: 28 agosto 2009

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