La vita insegna che c’è una prima volta per tutto e la nostra passione per le moto ne è ricca, alcune da ricordare altre che vorremmo dimenticare. Da annoverare nell’archivio delle belle esperienze va inserita la prima volta in pista, nel mio caso coincide con la prima partecipazione al raduno mondiale Ducati (il famoso WDW) in quel di Misano. Da allora non ho avuto mio malgrado altre occasioni per ricalcare l’asfalto gommato di un tracciato e con invidia guardavo gli amici divertirsi nello sfogare la comune passione, almeno fino a quando, per la serie delle prime volte, mi sono cimentato in una gara. Potrà sembrare un azzardo vista la mia esperienza tra i cordoli e forse lo è stato, ma l’occasione per una serie di fattori era unica e convinto che il medesimo treno non sarebbe ripassato ne ho approfittato. L’evento a cui ho partecipato è la Ducati Speed Week, manifestazione collaudata ormai giunta alla settima edizione, la quarta sul circuito di Pannonia Ring in Ungheria. L’eccitazione saliva nei giorni precedenti la partenza e mentre smontavo la moto di tutto il superfluo per la gara, i pensieri correvano veloci con un continuo susseguirsi di timori e sogni di poter fare una brutta o bella figura. L’arrivo nel paddock il venerdì mattina è stato come entrare per un bambino nel paese dei balocchi, ben sapendo che la differenza fra un bambino ed un adulto stà nel prezzo dei giocattoli che i due hanno, lì di adulti ce n’erano parecchi. Dopo le verifiche di rito è arrivato il fatidico momento di vestirsi per entrare a conoscere il circuito, non senza un certo timore calo la visiera, ingrano la prima e parto. L’approccio è stato dei più razionali, optando per un ingresso cauto per conoscere il circuito e soprattutto per non essere da intralcio ai piloti più veloci. Il sabato al termine delle qualifiche il foglio dei tempi mi ha riportato alla realtà, dopo qualche volo pindarico del venerdì, fortuna che gli autori della Ducati Speed Week organizzano al sabato sera un evento per… risollevare gli animi affranti dei piloti. La domenica inizia all’insegna di una bella giornata ventilata e mentre le ore di attesa alla gara scivolano via mi concentro sul modo di guidare, molto probabilmente troppo stradale, con cui scendo in pista. Convinto di questo mi preparo sperando di agganciarmi ad alcuni davanti a me per migliorare il mio tempo della qualifica. Schierato sulla griglia di partenza mi sembra di vivere una delle tante gare viste in televisione, con il commissario che mi corre incontro, fila per fila, agitando le due bandiere rosse dando così il via al warm up lap. Completato il giro stranamente non mi sento teso né nervoso, al via riesco a partire bene e tutto va per il meglio alla prima curva dove come se dotati di teletrasporto i primi scompaiono alla vista. Il cuore mi balza in gola quando poco più avanti scorgo un ragazzo a gambe all’aria nella sabbia con la moto che piroetta in aria, fortunatamente lo vedo rialzarsi e benché mi venisse spontaneo fermarmi, tiro dritto. Per tre giri mi cimento in una lotta con la sorella più giovane della mia cavalcatura, fino a quando superato per la terza volta riesco a staccarlo. Dopo aver raggiunto e superato un austriaco su Paul Smart arriva il taglio della bandiera a scacchi che porta ad un calo della adrenalina con il conseguente sopravvento delle emozioni. Tante sono state in quel momento le carezze al serbatoio di una moto che continua a regalarmi gioie e nonostante tutta la strada percorsa (89 mila km) non si risparmia mai, facendomi spesso pensare di avere un mezzo dotato del moto perpetuo. Durante il giro di rientro mi ritrovo dentro a un film già visto e per un attimo ho l’impressione di essere un pilota di quelli veri, per i commissari che salutano sventolando le bandiere e per gli scambi di strette di mano con gli avversari. Ai box ci sono gli amici ad aspettarmi e fra mille domande e complimenti riesco solo a dire: “bene, tutto bene”. Si, sono estremamente contento di aver fatto questa esperienza dove ho compreso quanto sia vera la frase: “la pista è fatta per correre, la strada per scorrere”.