 Il comunicato diramato domenica da Dorna ha finalmente chiarito le questioni regolamentari più “calde” dell’ultimo periodo, ovvero i rookies e la durata dei motori – la prima influenzerà i contratti per l’anno prossimo, la seconda entrerà in vigore già da Brno. E, come avevamo detto a suo tempo, è di fondamentale importanza che entrambi gli aspetti siano chiariti nel massimo dettaglio, visto che la competizione, in MotoGP, sta diventando tanto tirata da rivaleggiare con la F1. E la vittoria finale si gioca tanto in pista quanto nell’interpretazione dei regolamenti.
Un rookie, ovvero un esordiente, che per regolamento NON potrà entrare a far parte di un team ufficiale (con l’esclusione di Suzuki, che non dispone di un team satellite) è da considerarsi qualunque pilota abbia corso meno di nove gran premi nel corso di una sola stagione. Attenzione: si parla di team, non di moto. Niente impedisce che un Simoncelli (nella foto), che correrà l’anno prossimo per il team Gresini, possa disporre della stessa moto di Pedrosa o Dovizioso, come a suo tempo era successo per Rossi, Gibernau, Barros o Kato quando, pur facendo parte di squadre esterne, disponevano di materiale ufficiale. La regola, dopotutto, nasce per favorire i team privati facendo “passare” per le loro mani i piloti più pregiati. Se il corollario è che si amplierà a loro la disponibilità di mezzi di primissimo piano, tanto meglio.
La seconda regola, volta a ridurre i costi allungando la durata dei motori entra invece in vigore dal GP della Repubblica Ceca. Nelle ultime sette gare, ogni pilota avrà a disposizione un massimo di cinque motori. I motori verranno punzonati e legati ad un singolo pilota (non sarà possibile lo scambio di propulsori fra diversi piloti) e, per evitare che la “manutenzione ordinaria” diventi qualcosa di più – vanificando quindi gli sforzi – la distribuzione e il suo comando saranno sigillati, non sarà possibile rimuovere le testate dal motore, e non sarà possibile aprire i carter. Tutte le parti in questione verranno sigillate, e l’assenza di sigillo su un motore comporterà una penalizzazione. Tutte le operazioni di manutenzione su parti non sigillate sono implicitamente consentite.
Se, a causa di una caduta, una rottura o qualunque altro evento sarà necessario utilizzare un motore oltre al limite consentito, verranno applicate le apposite penalizzazioni. I motori allocati non potranno venire utilizzati al di fuori delle gare MotoGP – al termine di ciascun evento verranno applicati sigilli su aspirazione e scarico di ciascun motore, che verranno poi verificati nel GP successivo. La penalizzazione prevista per l’impiego di un motore extra rispetto al limite dei cinque previsti è rappresentata da 10 punti, che verranno sottratti dal punteggio del pilota.
La nostra opinione? Come sistema per ridurre i costi è stupido e inutile. I soldi che verranno risparmiati grazie a minori costi di manutenzione/sostituzione dei motori verranno investiti in maggior ricerca e sviluppo, perché, come ha dimostrato il limite sul consumo, regolamenti tecnici più restrittivi comportano solo la necessità di un maggior impegno per aumentare le prestazioni. I team satelliti sostituiranno meno motori, ma vogliamo scommettere che li pagheranno di più? Insomma, tutto cambia perché tutto resti, gattopardianamente, com’è.
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