Lamborghini e Massei sono INNOCENTI !

In Motocordialmente

16 maggio 2009
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Poiché il campionato europeo Superstock 600 non gode della notorietà di MotoGP e F1, alla squalifica di un innocente non presta caso nessuno. Avessero messo in dubbio la liceità del comportamento di Rossi (lo fece Gibernau, tutti sappiamo che fine gli han fatto fare…) lo sbrodolamento pro o contro il campione di Tavullia sarebbe andato avanti settimanalmente. Per il caso Lamborghini-Massei dobbiamo invece “accontentarci” delle parole del manager del primo, Paolo Maffioli. Persino la federmoto italiana ha ripreso la notizia sul suo sito specialistico dedicato al CIV traendo spunto da quanto da noi pubblicato. Della cosa li ringraziamo. Essere citati come fonte è il miglior plauso che si possa fare al nostro - non sempre facile - lavoro.

Lamborghini e Maffioli si inchinano davanti alle risultanze delle verifiche tecniche post-gara ed alle decisioni della Giuria Uem. E sbagliano, poiché stavolta gli organi federali hanno torto in quanto il regolamento è stato male applicato.

Il risultato delle verifiche tecniche finali alle gare Stock del GP d’Italia Superbike a Monza ci lascia interdetti, se non allibiti. Risulta che il bolognese Lamborghini, nipote ed omonimo del commendator Ferruccio che fondò la casa del Toro, sia stato squalificato perché la sua moto montava un (effettivamente vietato) radiatore supplementare e che addirittura qualche zelante commissario si sia spinto a dichiarare non conforme persino il tappo di tale radiatore.

Rimettiamo in fila i fatti: almeno su quest’ultimo punto il commissario ha torto: “cap is free” (il tappo è libero) recita il regolamento tecnico Uem (la gara non è Fim, essendo di campionato europeo): invitiamo gli increduli a prendere visione del file Uem RR.05.09.15. 

Per sopramercato, il regolamento sportivo Uem (ma anche quello Fim e financo quello nazionale) vieta tassativamente che si possa accettare la domenica sera un reclamo sulla regolarità dell’iscrizione o comunque su qualcosa di cui non ci si sia accorti all’atto delle verifiche pre-gara, in base al consolidato principio della res-judicata. In questi casi il reclamo va fatto prima che inizino le prove ufficiali. Per questo motivo, anni fa, la direzione di gara non poté squalificare al GP del Giappone una WCM irregolare (non l’ammisero ai GP successivi, ma in quello nessuno poté fare nulla). Se poi, come sembra, non c’è stato reclamo ma solo un sussurro alle orecchie “giuste” la cosa diventa ancora più grave. Scagliare il sasso nascondendo la mano è vietato non solo dai regolamenti sportivi (…”il comportamento deve essere improntato a sportività, lealtà e correttezza…”), ma anche dalle più elementari norme civiche. Mi è capitato - per ragioni professionali  - di assistere a gare in Germania ed in Olanda. Là se qualcuno si prende la briga di andare dal commissario a dire “quella moto non è regolare” si vede consegnare un formulario che si chiama modulo di reclamo. Se insiste, gli steward fanno valere “la regola 3”: se qualcuno protesta ma non reclama c’è ragione di dubitare della sua correttezza tecnica. Quindi smontiamo la moto di chi protesta. Poiché Maffioli, nel suo comunicato, riferisce anche che qualcuno ha messo in giro delle voci sull’irregolarità (mai riscontrata da nessuno, commissari compresi) del propulsore della moto del giovane «Lambo», appare evidente che una regola del genere andrebbe al più presto recepita anche dai commissari della federazione italiana.

Su quanto successo a Lamborghini e Massei ci sarebbe stata materia per un tribunale d’appello, non solo per una recriminazione. Le regole debbono rispettarle tutti, controllori compresi.

(g.p.)

 

 

 





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