Honda: crisi vera o tagli con una buona scusa?

di Edoardo Licciardello

Honda: crisi vera o tagli con una buona scusa?

Arriva da Reuters la notizia che Honda sta “tagliando” la sua partecipazione ufficiale da tutte le specialità che non siano la MotoGP. Notizie drammatiche, almeno ad una prima occhiata: se la casa motociclistica numero uno al mondo fa una mossa del genere, la crisi del settore è davvero seria. Noi tiriamo un sospiro di sollievo per la conferma, dopo le voci allarmistiche delle scorse settimane, della permanenza del team Repsol nel campionato del mondo, ma vale la pena di analizzare meglio la situazione. Che potrebbe essere... grave ma non seria, come diceva Groucho Marx a suo tempo.

Vi abbiamo già parlato del ritiro del team ufficiale HRC dalla 8 ore di Suzuka qui.

Data l’importanza della classica nipponica dell’endurance, la notizia è di quelle che fanno scalpore, almeno finché non si prende in considerazione la segnalata concomitanza con il mondiale Superbike. E il fatto che, come fa notare Akemi Ando, la portavoce ufficiale della casa di Tokyo, il 60% delle moto in griglia continuano ad avere l’ala dorata sul serbatoio. Insomma, un ritiro che sembra un po’ quello dal mondiale Superbike, se capite quello che voglio dire. Se la cosa vi sfugge, perché siete molto giovani o non avete ancora preso il caffè stamattina, basti ricordarvi come Honda si sia ritirata ufficialmente dal mondiale Superbike nel 2002. E come il team Ten Kate sia entrato ufficialmente nella massima categoria delle derivate di serie due anni dopo, quando Honda ha sviluppato la CBR1000RR con particolare attenzione al regolamento tecnico relativamente a quanto permesso in materia di alimentazione. Usciti dalla porta, rientrati dalla finestra... avete presente?

Proseguiamo con il ventilato ritiro da trial e cross. Il sottoscritto ammette una certa ignoranza rispetto al mondo degli equilibristi delle due ruote, ma non può fare a meno di notare come, a parte la vittoria del 2004 con Takahisa, Honda mieta successi a ripetizione nelle competizioni di trial con il marchio Montesa, di sua proprietà da lungo tempo. Marchio per il quale non pervengono voci di ritiro, e che vanta maggiore appeal e migliore palmarés sui mercati più attenti al trial.

Per quanto riguarda il cross, vale la pena di notare come l’anno scorso i campionati delle serie più importanti siano stati vinti da Breugelmans (MX3, KTM), Rattray (MX2, KTM), Philippaerts (MX1, Yamaha), Reed (Supercross, Yamaha) e Stewart (National, Yamaha), e come gli ultimi titoli Honda non siano stati conquistati proprio l'altro ieri, per così dire. Risultati sicuramente poco digeribili per la casa motociclistica numero uno al mondo, che magari, in questo caso, preferisce tenere un profilo più basso.
Insomma, la situazione ricorda un po' quella economico/finanziaria del marchio di Tokyo: lo scorso anno il titolo Honda ha perso tantissimo in borsa, mentre i profitti del gruppo (auto e moto) sono saliti vertiginosamente – fino al 70% nei mercati e periodi più favorevoli – grazie anche al deprezzamento di cui è stata oggetto la valuta giapponese. Lungi da me il mutuare i toni ottimistici e spensierati dei più irresponsabili dei nostri uomini politici, ma mi permetto di ripetervelo: la situazione è grave ma non seria. Se lo fosse, seria, s'intende, sotto la mannaia degli amministrativi di Tokyo sarebbero cadute ben altre specialità…

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