Il nome Lambretta evoca un periodo importante per l'industria motociclistica italiana.
La fabbrica sorgeva in riva al Lambro, di qui il nome Lambretta dato allo scooter. La casa fece fortuna con il brevetto esclusivo di montaggio impalcature con tubi tondi (i famosi tubi Innocenti) e serraggio. Costruì anche auto (famosissime le Mini e le Austin su licenza Leyland) ed anche il prototipo di una motocicletta 4 cilindri che mai uscì dal limbo del “concept”.
A quei tempi Piaggio ed Innocenti motorizzavano l’Italia (con due filosofie motoristiche diverse) ed essere lambrettisti o vespisti era una scelta di vita. Un po’ come tifare Biaggi o Rossi.
Adesso il marchio Lambretta appartiene a Motom, altra azienda del passato fatta rivivere per mezzo di anonimi scooter cinesi. All'EICMA di Milano sono stati presentati i nuovi modelli che verranno venduti anche in Italia.
Insomma, la nuova Lambretta non entusiasma già a partire dal nome (Pato), e lo spot promozionale che è passato in televisione con protagonista l'esuberante Valeria Marini non ha certo contribuito a renderci meno amaro il boccone da digerire.
Nella foto: la Lambretta Pato