Gennaio 1991, Guerra del Golfo. Bracciano, deposito munizioni. Sull'altana c'erano un paio di gradi sotto zero. Scrutando stancamente l'oscurità nell'attesa di veder emergere dalle viscere della terra improbabili attentatori iracheni, il soldatino di guardia tremava di freddo. Pigiama e calzamaglia sotto la mimetica, due paia di calze, guantoni e passamontagna non bastavano. In un angolo, una coperta. Sebbene il regolamento non lo consentisse, pensò, il mantenimento di una temperatura corporea accettabile lo avrebbe aiutato a tener desti i riflessi. Si avvolse quindi nel vecchio cencio di lana e proseguì per un paio d'ore la sua vana ricerca di nemici. Al termine del servizio, un'inattesa ispezione. Il sergente di turno lo trovò con la coperta ancora indosso e diede immediatamente in escandescenze, sfoderando un'approfondita conoscenza del vocabolario del turpiloquio multidialettale. Il soldatino, sull'attenti, subì la colorita ramanzina senza fiatare e subito lanciò la coperta nell'angolo dove l'aveva trovata. Il sergente, ai suoi occhi, era solo un frustrato rompiscatole, ma lo spiccato senso della gerarchia del giovane artigliere fece sì che nessun impercettibile movimento dei muscoli facciali tradisse il suo pensiero.
Passati quasi diciotto anni, in preda ad impeto revisionista, l'ormai ex militare pensa che il sergente avesse assolutamente, perfettamente, inconfutabilmente ragione.
La dignità del soldato, e, in senso lato, dell'uomo, è fatta anche di ossequio alla forma. E la forma, spesso, è sostanza. In other words, le avversità meteorologiche, e, metaforicamente, quelle della vita, non possono minare il rispetto che dobbiamo a noi stessi. Io, uomo, qualunque cataclisma piova dal cielo, affronto con la schiena diritta la mia sorte senza cercare scappatoie non in sintonia con la mia missione sulla Terra.
Trasferiamo questo principio al nostro mondo a due ruote. Io, motociclista, in qualunque condizione atmosferica devo rimanere un motociclista. Ciò vuol dire che devo essere vestito come un motociclista.
Non posso trasformarmi in un ombrello con la testa soltanto perché lì, sotto la tenda-copertina (magari zebrata, tigrata, giraffata o infiorata) fa più caldo e non ci si bagna. I famigerati orpelli impermeabili del Cormorano Metropolitano e dei suoi emuli minano alla base i fondamenti della cultura delle due ruote e trasformano l'uomo in uno smidollato.
Se il liquido sinoviale nelle nostre articolazioni si solidifica, pazienza. Prima o poi, al caldo, scongelerà. Sotto la divisa d'ordinanza, è comunque consentito aggiungere capi di abbigliamento confortevoli e termoisolanti. Ciò che conta è che la nostra essenza e il nostro amor proprio di motociclisti non vengano annichiliti da deturpanti escrescenze che urlano al mondo quanto la nostra spina dorsale sia flessibile come la lisca di un'acciuga.