Sicurezza su due ruote: un'opinione.

Motocordialmente

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di Carlo "Guerra" Martini, pubblicato il 17 giugno 2008

Sicurezza su due ruote: un''opinione.


Il tema "sicurezza in moto" ci si ripropone ogni anno a primavera, come rondini e ciliegie. In questa stagione il fiorire di centauri provoca un'impennata dell'attività di volontari del soccorso, ambulanzieri, medici, necrofori, preti, giornalisti, politici della quale faremmo tutti volentieri a meno. La storia si ripete, con flessioni e recrudescenze del fenomeno, da circa un secolo, e ognuno di noi ha qualche amico, parente o conoscente andato all'altro mondo, ben prima della data prevista dal calendario biologico, a causa della moto.

Fortunatamente la tecnologia attuale ci è amica. Ad esempio i caschi, le tute, i paraschiena, gli stivaletti, i guanti moderni rendono un servigio alla sicurezza passiva del motociclista molto superiore al passato.

Brevissimo ripasso di due concetti base: la sicurezza attiva è legata a ciò che può evitare il verificarsi di un incidente (freni efficienti, pneumatici dal buon grip, eccetera), quella passiva è legata alla riduzione delle sue conseguenze nefaste.

Ciò detto, la sicurezza passiva del motociclista, nonostante il progresso di cui sopra, rimane bassa.

Certo crescerà se abbatteremo i pali e i gli alberi a bordo strada, toglieremo tutti i guard rail e li sostituiremo con new jersey o comunque protezioni che non affettino i centauri (sacrosanta battaglia che non può non trovarci fermamente concordi), non utilizzeremo più vernici scivolose per dipingere strisce sull'asfalto, elimineremo tram e binari sporgenti dai centri cittadini, troveremo un modo per non far piovere, condanneremo a morte i camionisti che perdono gasolio dai loro mezzi, manderemo in esilio quei pubblici amministratori che esitano a tappare i buchi della pavimentazione, ridurremo le dimensioni e il peso delle automobili e dei veicoli commerciali e industriali, ne smusseremo gli spigoli delle carrozzerie. Meglio ancora, faremo strade dedicate ai soli motociclisti.

Visto che non sarebbe sufficiente, aggiungeremo tuta obbligatoria, paraschiena obbligatorio, guanti multistrato obbligatori, giacca con airbag obbligatorio, moto con airbag obbligatorio, casco integrale con visiera antiproiettile obbligatoria, e castrazione chimica per i trasgressori.

E ancora, limiteremo la potenza massima della moto ai dieci acca-pì di battistiana memoria, saranno più che sufficienti per girare il mondo in tempi ragionevoli.

Fuor d'iperbole, è auspicabile che alcuni dei provvedimenti elencati vengano attuati in breve tempo (non tutti, spero...), e noi motociclisti ne guadagneremo certamente in salute.

Quello che però contribuisce maggiormente al nostro benessere fisico ed economico è: non avere incidenti, non cadere, non schiantarsi. Per perseguire quest'obiettivo (che, purtroppo, con tutta la buona volontà, rimarrà aleatorio: vivere sarà sempre un rischio mortale), propongo due soluzioni.

La prima è facile e abbastanza sicura: non andare più in moto.

Limitarsi a coltivare la propria passione per le due ruote davanti a un giornale, un computer, una televisione ci salvaguarda da innumerevoli rischi, per quanto una residua possibilità di essere investiti al semaforo o su un marciapiede da un centauro poco rispettoso non possa essere annullata.

La seconda è: andare tanto in moto, sempre e comunque. Perché? Se cerchiamo di capire la dinamica degli incidenti descritti sui giornali, o osserviamo macabri filmati su youtube, non possiamo che dedurne che la maggior parte degli eventi tragici che hanno per co-protagonista una motocicletta sono conseguenza di imperizia, eccesso di sicurezza in se stessi, errata valutazione del rischio, mal riposta fiducia negli altri utenti della strada, sovreccitazione, valutazione non corretta della risposta del mezzo alle sollecitazioni.

Più si va in moto, più esperienza si fa, più chilometri si percorrono, più si riduce la possibilità di commettere questi errori.

A primavera noi motociclisti cadiamo come mosche perché abbiamo passato mesi e mesi chiusi in macchina, e siamo così esaltati, una volta in sella, che spesso dimentichiamo che di pelle ce n'è una sola. Se continuassimo ad andare in moto sempre e comunque tutto l'anno, grazie ai rigori invernali raffredderemmo un po' i bollenti spiriti, e ai primi tepori ci spiaccicheremmo meno di frequente.

Un umile suggerimento: quando leggiamo di un incidente o vi assistiamo, cerchiamo di capire perché è accaduto, quali errori sono stati commessi, e facciamone un tesoro preziosissimo. E' il miglior modo di onorare la memoria dei nostri amici.

Da lassù saranno contenti di sapere che, prima di affrontare una curva cieca o un incrocio pericoloso, prima di aprire il gas e scatenare cavalli senza cognizione, pensiamo a loro e, con un sorriso malinconico, rallentiamo.

PS: La foto di Monica è un invito a ricordarci dei benefici che ci possono derivare dalla prudenza...

 

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Commenti dei lettori
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DANDO
Italy
Venice

Non posso che essere d'accordo con quanto scritto.

Inserito: 18 giugno 2008

Anonymous
Italy
Mira

ottimo articolo.debbo dire che la lettura ha smosso le mie corde...credo che la proposta di vivere la moto 365 giorni all'anno sia più che giusta...
p.s. ricordatevi che la strada è vostra solo per metà e cio' non limita il divertimento!

Inserito: 16 luglio 2008

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