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Motocordialmente

Trial: il brivido della lentezza

11 febbraio 2008 Giorgio Papetti

Trial: il brivido della lentezza

Quando si pensa alle moto si pensa quasi sempre al brivido della velocità, al fascino del sentire la saponetta della tuta sfregare l'asfalto che scorre velocissimo sotto di noi, a centinaia di cavalli pronti a scatenare l'inferno a un minimo spostamento del polso destro. Anche chi ama il turismo non è immune dal fascino della cavalleria, così come chi pratica supermotard, enduro e motocross, sebbene in misura minore.

Eppure c'è una categoria di moto che regala emozioni enormi non per le prestazioni dei suoi motori, ma per la capacità di assecondare ogni minimo gesto del pilota facendogli compiere gesti atletici ai limiti dell'impossibile. Sono le moto da trial, uno sport dove l'esaltazione non si ottiene a 250 all'ora, con il motore che urla a 17.000 giri, ma praticamente da fermi, con il piccolo motore che batte lentamente all'unisono con il cuore del pilota, concentrato in religioso silenzio mentre in equilibrio cerca l'attimo giusto per aggredire l'ostacolo. Secondi interminabili, in cui la moto resta immobile quasi fosse trattenuta in equilibrio da una mano invisibile, mentre il pilota sulle pedane sembra non curarsi neppure di lei. Gli occhi sono fissi sull'ostacolo che deve superare, spesso così grande che al solo guardarlo incute timore.

Ma lui sa che in questa sfida estrema non saranno certo centinaia di cavalli a poterlo aiutare. I pochi cavalli di cui dispone la sua moto sono più che sufficienti perché sono tutti lì, pronti a sostenerlo nell'attimo esatto in cui deciderà di spalancare il gas per far puntare la ruota anteriore verso il cielo portando lui e il suo leggerissimo mezzo oltre l'ostacolo. Lui sa anche che forcella e ammortizzatore non sono solo il tramite tra lui e il terreno, sono estensioni del proprio corpo pronte a percepire ogni minimo gesto, ogni millimetrico spostamento del corpo. Un giusto tocco del gas, un movimento corretto delle gambe e come per magia si superano ostacoli enormi anche senza essere dei giganti. Il trail infatti non è potenza, ma tecnica sopraffina. Gli ostacoli non si superano stracciando il gas o sollevando di peso la moto; per vincerli occorre tanta tecnica, tanto equilibrio e tanta concentrazione.

Ecco perché il trial è uno sport bellissimo anche per i più piccoli. Aiuta a superare i propri limiti sfidando se stessi e imparando che con sacrificio e tenacia si possono superare ostacoli che sembrano insormontabili. Le prime volte sembrerà tutto impossibile, ma con il passare del tempo si riusciranno a superare ostacoli sempre più alti e difficili provando una soddisfazione indescrivibile. Io consiglio di provare a praticare trial almeno una volta, anche per l'incredibile contatto con la natura che sa regalare questa disciplina. Di occasioni ce ne sono tante, anche per chi non possiede la moto. La scuola trial Valsesia, pere esempio, ma anche quella di gestita dal campione italiano Fabio Lenzi a Chiuduno, sono in grado di noleggiare le moto e organizzano corsi anche di uno o due giorni.

 
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