Ducati passa di mano e torna italiana

In Moto e mercato

05 dicembre 2005
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Ducati passa di mano e torna italiana


Chi non ha mai sopportato le motoslitte potrà tirare un sospiro di sollievo: le quote Ducati possedute dal fondo azionario Texas Pacific Group sono passate al fondo Investindustrial Holdings e non alla Polaris, come davano oramai per molto probabile i soliti "rumori" di borsa delle ultime settimane. Sabato 3 dicembre è stato siglato infatti un accordo preliminare che prevede il passaggio di quote equivalenti al 30% della Casa di Borgo Panigale, che però potrà subentrare a TPG solo dopo che le banche creditrici avranno espresso il loro consenso, soprattutto in merito ad una conversione di parte del debito a breve in debito a medio termine.

Il prezzo di cessione è forse il punto che lascia un po' qualche dubbio sullo sviluppo futuro di questa operazione: quello concordato per la cessione infatti è di gran lunga inferiore alla quotazione attuale del titolo (0,85 Euro per azione, contro un valore registrato venerdì scorso ben superiore a 1 Euro), ma che rispecchia l'attuale situazione finanziaria della Ducati, azienda che deve fare i conti con un forte indebitamento e con prospettive di rilancio future che non potranno non passare da nuovi grossi investimenti per "svecchiare" una gamma ormai in affanno in molte categorie.

Poco meno di quattro settimane fa infatti Ducati ha reso noti i risultati dei primi nove mesi del 2005, che evidenziano un calo dei ricavi del 10% e delle vendite del 10,5%, anche se il presidente ed amministratore delegato Federico Minoli prevede un andamento positivo per il quarto trimestre grazie alla consegna delle nuove Ducati Sport Classic già prenotate dai clienti.

"Investindustrial è il partner che avevamo sempre auspicato per il rilancio dell'azienda" ha commentato ancora Federico Minoli. "Il passaggio di quote garantisce quelle certezze di cui Ducati ha bisogno per proseguire nella sua crescita e nel raggiungimento dei traguardi che le spettano. L'accordo è sottoposto all'approvazione delle Banche della Ducati. Lavoreremo con tutte le nostre Banche di riferimento sotto la guida di Unicredito Banca Mobiliare - UBM -- per concluderlo efficacemente e nel più breve tempo possibile. Ci aspettiamo di operare con tranquillità e armonia, condividendo sforzi e soddisfazioni con i nostri partner appassionati e orgogliosi del successo della moto Italiana nel mondo."

Rimane comunque la soddisfazione del ritorno in Italia della proprietà della Casa bolognese, visto che solo il 3% circa delle azioni rimarrebbe al fondo americano.





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Commento


maurixa
Italy
Milan

Non sputiamo su TPG. Non ci fossero stati loro la Ducati avrebbe fatto la fine di Cagiva ed Aprilia (due storie diverse ma con problematiche comuni).
TPG ha portato soldi e progetti, ha dato lavoro agli italiani in Italia e non ha scippato il marchio.
Ok, ha dato lavoro anche a Terblanche (si scrive così?) che ha dimenticato la strada tracciata da Tamburini e non ha toccao (per fortuna) i disegni di Galluzzi. Sì, sarà opinabile ma nel mio cuore la 999 non ha mai fatto breccia e ritengo ancora la 888 e la 916/996 le migliori linee prodotte da Ducati.
Però Minoli e soci hanno rilanciato il marchio nel mondo, hanno spinto il brand a livelli mai raggiunti, hanno riportato la Ducati nella classe regina (e a che livelli).
Purtroppo le varie (encomiabili e, per me, desiderabilissime) "operazioni nostalgia" dimostrano il limite di uno schema "bicilindrico ad L" (non a V ad L!) che, seppur fantastico nell'uso, speciale nel feeling e "bastevole" per il 90% dei piloti da strada, non può raggiungere le potenze degli ultimi mostri Jap.
E allora? Allora spero che la nuova proprietà non fermi i progetti V4 ed anzi li declini in varie cilindrate.
La ducati, come tutte le altre case è nata con un "mono" e trent'anni di storia vanno anche superati. sigh!
Però, Minoli, lasciaci un po' di pomponi per noi comuni mortali che non ci sentiamo dei Capi.&.Rossi

Inserito: 05 dicembre 2005

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