Mondial Piega: un progetto concreto

Per spiegarvi com'è e come sarà la nuova Mondial Piega voglio prima parlarvi di due persone, Roberto Ziletti e Nicola Bragagnolo. La storia recente del motociclismo italiano purtroppo ha visto molte vittime illustri, e se Laverda e Moto Guzzi sono state salvate dallìimpegno imprenditoriale di Ivano Beggio - pur con un futuro ancora tutto da definire - altre come la Bimota sono ad un passo dalla liquidazione.

Noi appassionati a volte fatichiamo a capire certe situazioni, ed è difficile capire quando un'operazione sia solo il frutto di una mirata strategia di marketing e quando invece ci troviamo davanti ad un progetto vero nato dalla stessa passione che anima ognuno di noi.

Ed è la passione la molla che ha spinto un giovane imprenditore bresciano ad acquistare un marchio glorioso come Mondial per incastonarlo sul serbatoio di una moto in ugual misura innovativa e concreta: la Piega.

Roberto Ziletti si sta quindi assumento l'onere di far rinascere la Mondial, e una giornata nell'avanzatissimo stabilimento di Manerbio dove ha sede la principale attività dell'imprenditore bresciano (leader italiano nella produzione di lastre tipografiche) è trascorsa in modo decisamente inusuale per una presentazione stampa: pochi discorsi fumosi ed inutili e subito in officina, dove facevano bella mostra di se' le nuove forme della carenatura - ancora in fase di sviluppo - una moto completa ed un'altra smontata così da farci ammirare il bel telaio e le tecnicissime sospensioni oltre ad un prototipo di motore a tre cilindri che inizalmente era stato sviluppato per la nuova moto ma che potrebbe portare ad interessantissimi sviluppi in altri settori.

Chi si aspettava un manichino asettico è rimasto deluso: intorno alle moto l'attività del progettista, del designer e dei meccanici si è interrotta giusto il tempo necessario per una foto ricordo e per rispondere alle nostre domande, e l'entusiasmo del team di sviluppo mi ha subito contagiato. L'ingegnere che sta portando avanti tutto lo sviluppo si chiama Nicola Bragagnolo, e si vede subito che vorrebbe raccontarti tutto del suo nuovo gioiello. Deciso e sicuro risponde a tutte le obiezioni mosse su questo o quel particolare, con passione certo ma anche con la decisione di chi sa di avere delle basi solide sotto ai piedi.

Non è una primadonna che si lancia in soluzioni impossibili per avere lo strillo sui giornali, qui non si è cercato la soluzione innovativa a tutti i costi, ma si è lavorato affinando particolari importanti su una base collaudata come il motore Honda della VTR1000SP-1, particolari che verranno anche commercializzati singolarmente per poter equipaggiare le principali supersportive. Per i dettagli vi rimando alla descrizione tecnica, mi preme solo sottolineare che per ogni particolare si è scelto quanto di meglio il mercato poteva offrire, arrivando per questo a soluzioni radicali come decentrare in pratica l'intera azienda: nello stabilimento di Manerbio infatti si trovano in pratica solo gli uffici delle vendite e del marketing, mentre la parte ingegneristica è stata sviluppata a Padova e tutto quello che riguarda design, modellistica e telaio in una sede vicino a Parma.

La moto sarà quindi realizzata completamente al di fuori dell'azienda, e per l'assemblaggio finale ci si è rivolti al Team Greco di Monza che lo curerà con la cura e le attenzioni riservate ad una moto da corsa.

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