Yamaha Niken, il triciclo pi├╣ cattivo del mondo.

di Carlo "Guerra" Martini

Yamaha Niken, il triciclo pi├╣ cattivo del mondo.

La Niken nasce con l'intento di avventurarsi su strade finora inesplorate dal mercato dei mezzi su ruote. Forse non è una moto, di sicuro è un oggetto unico nel panorama dei veicoli terrestri con manubrio e motore. La pubblicazione di una sola laconica foto sul profilo fb del tester ha provocato commenti eterogenei di persone inorridite, contrariate, entusiaste.

Dal punto di vista prettamente tecnico, il guanto della sfida era già stato lanciato dalla Piaggio tredici anni fa. L'MP3 era il primo mezzo prodotto in serie con due ruote anteriori sterzanti e basculanti, dai piani sempre paralleli l'uno all'altro, e inclinati rispetto alla verticale di un angolo pari all'angolo di piega del mezzo, con un comportamento dinamico molto simile ad una tradizionale moto a due ruote complanari.

Pare giusto attribuire la palma della genialità solo al primo arrivato sul mercato; gli altri sono rielaboratori di idee altrui. Quadro, Adiva, Yamaha, sebbene abbiano introdotto significative modifiche alle geometrie dei cinematismi rispetto a Piaggio, lo hanno fatto principalmente per ragioni legate alla proprietà intellettuale, facilmente intuibili. Però, fino all'arrivo della Niken, la formula delle tre ruote "in piega" era stata utilizzata soltanto su scooter, mezzi utilitari che non fanno delle caratteristiche dinamiche il loro vessillo più sbandierato. La Niken, invece, vuole stupire per performance. E, secondo noi di Motocorse, ci riesce, eccome.

Il percorso di prova che la concessionaria Yamaha Magic Bike di Torino ci propone prevede un tragitto classico per i motard locali, la Sassi-Superga. Fino a pochi decenni fa questa strada tortuosa era sede di una tappa del campionato italiano di corsa in salita, una specialità tanto avvincente quanto rischiosa, che gli attuali fighetti pistaioli cultori dello spazio di fuga chilometrico, così futilmente avvinti all'ambizione piccolo-borghese di vivere a lungo, non potrebbero neanche concepire. La Niken è poderosa. L'avantreno, visto dal posto di pilotaggio, è maestoso. Inoltre l'assetto del pilota è a busto rialzato, molto simile a quello delle maxi enduro.

Una volta avviata, la Niken è amichevole e gradevolissima. Un interessante dispositivo, da Motocorse non ancora sperimentato su altre moto, alza il minimo di poche centinaia di giri all'atto del rilascio della frizione, rendendo così più difficile lo spegnimento accidentale del motore in caso di utilizzo poco progressivo della leva sinistra. Una volta in moto, ci si dimentica quasi dell'originalità della prua. Il nostro triciclone gigante si guida come una moto. Un minimo di accortezza in più si rende necessario durante i passaggi tra le auto ferme al semaforo, ma gli ingombri sono facilmente percepibili, e una coppia di borse laterali di qualunque due ruote tradizionale è, nel traffico cittadino, molto più fastidiosa. Il motore è una chicca, un tre cilindri dal sound grintoso ma civile, con una corposità a tutti i regimi che lo rende veramente gradevolissimo. Non siamo in sella per bamblinare, e imbocchiamo la salita che porta a Superga con il coltello tra i denti. La strada è una schifezza; ha appena smesso di piovere e l'asfalto è sporco e umido. Ecco, è la condizione migliore per bastonare sonoramente chiunque osi contrastare lo strapotere della Niken in questi frangenti. L'elettronica, con ABS e controllo di trazione, fa la sua parte. Ma la garanzia quasi matematica che l'avantreno manterrà la traiettoria impostata, alla faccia delle foglie morte e della ghiaietta, dona al triciclista una sicurezza ed una serenità nella guida veramente impagabili, pur con il mantenimento di ritmi più adatti alla fuga da un fungo atomico che ad una prova di arricchimento cultural-tecnico. Aprendo il gas e sfrizionando in prima, l'avantreno si alza un po' anche con il controllo di trazione in posizione 1, e l'idea di sollevare da terra tutto quel popò di roba ci pare veramente cool. Sappiamo già che, quando riusciremo ad escludere ogni controllo, ci piacerà ancor di più. Gli ingressi in curva in piena frenata lasciano la Niken neutra, e l'impressione è che le nostre forcelle a steli esterni siano state messe a punto, nel progetto e nella realizzazione, con una cura ed un'attenzione che il triciclo di Iwata può serenamente ostentare con orgoglio.

Il marketing Yamaha aveva a disposizione parecchi modi di proporre la Niken; ad esempio avrebbe potuto renderla, con poche modifiche (prima tra le quali, un sistema di blocco dell'inclinazione delle ruote durante le soste, già visto altrove, che renda superfluo appoggiare i piedi a terra al semaforo), un mezzo adatto a persone con difficoltà fisiche. Ma si è preferito un approccio diverso. Col risultato che la Niken risulta molto desiderabile per alcune categorie di motociclisti trasversali, non necessariamente principianti e nemmeno pavidi, ma anche genuini amanti delle sparate sul misto, consapevoli che il surplus di aderenza si traduce in maggior facilità e sicurezza nel mantenere ritmi, che, se lo si desidera, possono essere veramente infernali, in particolar modo in condizioni di asfalto non impeccabile.







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