Bimota BB3, si poteva osare di più

Bimota BB3, si poteva osare di più

La nuova Bimota BB3, ultima nata della casa riminese basata sul potente motore quattro cilindri da 999cc della BMW S1000RR, è sicuramente una gran bella novità e non ha mancato di suscitare moltissime reazioni positive ad EICMA dove è appena stata presentata. I 193 CV a 13.000 giri del motore tedesco, abbinati ad un peso a secco di 178 kg e ad una ciclistica basata su un classico telaio Bimota con struttura in tubi d'acciaio al cromo-molibdeno abbinati a piastre in alluminio lavorate dal pieno, sembrano poter garantire prestazioni eccezionali, ma del resto anche l'originale BMW su cui questa Bimota si basa non è certo una tranquilla e paciosa granturismo; il peso a secco dichiarato è di 5 kg inferiore a quello della S1000RR, un bel miglioramento ma non trascendentale.

Il forcellone è un gran bel pezzo in lega leggera, ricavato dal pieno e derivato da quello utilizzato da Bimota in Moto2, abbinato ad un ammortizzatore Öhlins (come la forcella) completamente regolabile, mentre i freni sono Brembo con pinze monoblocco GP4 RX, montati su OZ forgiati in alluminio.



Il tutto per un prezzo che si annuncia probabile intorno ai 35.000 Euro, non un'esagerazione ma comunque pari esattamente al doppio della BMW. Il problema di fondo è che una volta era relativamente facile per Bimota prendere una moto giapponese dotata di un buon motore ma di ciclistica scadente e costruirci intorno un telaio eccezionale, adesso le cose però non sono così semplici e non sarà facile convincere i possibili clienti a non comprare l'eccellente S1000RR a 17.500 Euro per scegliere invece la BB3: la tedesca è una moto sopraffina, con una ciclistica raffinata e componentistica di primo livello, oltre che con un'estetica da molti ritenuta migliore della un po' banale nuova realizzazione dell'atelier riminese.

Proprio l'estetica è forse la parte più deludente di questa nuova moto, piacevole e snella al posteriore ma non eccitante all'anteriore, dove fra l'altro non si sono messi in evidenza particolari esclusivi come il telaio che invece avrebbe dovuto rappresentare un elemento focale del design. Peccato, si poteva osare di più.

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