Ducati: 25 anni di Otto Valvole Desmo

In Moto e mercato

di Edoardo Licciardello, 02 novembre 2011
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Ducati: 25 anni di Otto Valvole Desmo


Mancano pochi giorni alla presentazione ufficiale della nuova 1199 Panigale. Una moto che riveste importanza epocale per diversi aspetti – la sua innovativa ciclistica, il motore Superquadro che Ducati ci ha illustrato nei dettagli solo qualche settimana fa – ma anche per una curiosa coincidenza. Sono infatti passati 25 anni - mese più, mese meno - dal Bol d’Or del 1986. Una gara importantissima per Ducati, anche se guardare i nomi dei vincitori (Sarron/Bolle/Battistini su Honda, per la cronaca) non vi aiuterà a chiarirvi le idee. Più importante cercare i nomi di Lucchinelli, Ferrari e Garriga, che non terminarono la gara in sella ad una misteriosa Ducati. Che sembrava molto una F1 preparata endurance, ma nel cui cuore batteva un 748 con distribuzione desmodromica a quattro valvole per cilindro. Il primo prototipo dell’OVD.

OTTO VALVOLE DESMO
OVD come Otto Valvole Desmo. Era il primo esemplare di quel motore da cui Massimo Bordi e Gianluigi Mengoli avrebbero poi “tirato fuori” l’851 che Lucchinelli portò alla vittoria a Daytona nel 1987. La versione stradale debutta poi al salone di Milano nelle due versioni strada ed SP, entrambe con livrea tricolore ed entrambe oggi ambitissime dai collezionisti. Nel marzo successivo, la 851 vince la prima manche del neonato mondiale Superbike a Donington, per poi perdere il titolo di pochi punti, complice anche la scellerata decisione di non prendere parte alla trasferta australe. Nel 1990 inizia però la serie di successi della prima Ducati ad otto valvole: prima come 851 e poi come 888 (nella sigla, in realtà 926 nella cilindrata, nella sua versione racing) conquista tre titoli mondiali, nel 1990 con Raymond Roche, e nelle due stagioni successive con Doug Polen. Il dominio espresso nel 1991 e 1992 (tutte le manche tranne una il primo anno, e venti vittorie su ventisei manche il secondo) convinsero i giapponesi che sottovalutare la casa di Borgo Panigale, concedendo tanto un vantaggio di cilindrata che quello di peso non era stata cosa saggia.

LA SERIE 916
Nel 1993, Fogarty sulla 888 perde il mondiale all’ultima gara contro la Kawasaki di Russell. L’anno successivo, però, arriva la 916. Disegnata da Tamburini, è senza ombra di dubbio la moto che rivoluziona il mercato, tanto sul piano estetico che su quello tecnico. La cilindrata cambia diverse volte, passando dai 955 iniziali ai 998 finali, così come la sigla (prima 916, poi 996, poi 998); quello che non cambia è la superiorità espressa in pista dalla nascita alla morte del modello. Dal 1994 al 2002, anno in cui la 998 cede il passo alla 999, alla Ducati superbike sfuggono solo il titolo 1997 (quando un cambio di regolamento male interpretato spinge Ducati a cercare cavalli compromettendo la trattabilità del motore), 2000 (quello dell’infortunio che ha chiuso la carriera di Fogarty) e 2002, quando solo un errore ad Assen e lo storico duello di Imola costrinsero Bayliss ad arrendersi ad Edwards e alla sua VTR/SP.

Nel frattempo, il Desmoquattro da 996cc era diventata Testastretta (da 998) nel 2001, con la prima, gloriosa 996R, che introdusse anche la prima, vera, variazione estetica con le carenature prive di prese d’aria. Curiosità: fu la prima Ducati Superbike (non contiamo la 748) ad adottare la sigla “R” abbandonando le precedenti SP ed SPS. Sigla recentemente pensionata dalla 1198SP, protagonista di un interessante ritorno al passato. Attendiamo con ansia di vedere che strada prenderà la Panigale…

999: SUPERBIKE MISCONOSCIUTA
Nell’estate del 2002 debutta la 999 disegnata da Pierre Terblanche. Un modello controverso, sia esteticamente che tecnicamente: la linea è da oggetto di design più che da moto ipersportiva, e la guida è sicuramente più facile e “comoda” di quella della 998, ma al prezzo di un feeling sull’avantreno molto meno definito, di uno scarico poco riuscito e nettamente meno coinvolgente nella voce, e forse anche di qualche limite di trazione nell’uso più estremo. Problemi in parte risolti nel 2004, con il restyling che chiudeva le prese d’aria superiori sul cupolino e cambiava il forcellone. La 999, però, resta una moto che non ha saputo convincere all’unanimità il popolo ducatista; alla casa di Borgo Panigale va concessa l’attenuante di essersi trovata nella posizione di non poter vincere. Se avessero mantenuto le linee della 916 sarebbe stata accusata di immobilismo e scarso coraggio. Avendole completamente abbandonate, è stata accusata di lesa maestà…


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Commenti dei lettori

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Commento


leoallafila
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bella li'!!!

Inserito: 02 novembre 2011

leoallafila
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Ma tra l'altro: a me la linea della 999 comincia a piacermi adesso... Terablanche e' davvero troppo avanti o sono io che oramai ho il palato facile?

Inserito: 02 novembre 2011

leoallafila
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E mi scuso per il "a me... piacermi"! :D

Inserito: 02 novembre 2011

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