 La notizia della “condanna a morte” di Buell da parte di Harley-Davidson ci ha preso tutti di sorpresa, inutile negarlo. Un marchio ormai storico anche per la casa di Milwaukee, tanto radicato nel cuore degli appassionati, e figlio della grandissima passione dell’ingegnere da corsa Erik Buell, sembrava perfettamente in linea (e a costo quasi zero) per Harley-Davidson.
Evidentemente non è così, e non vogliamo prendere il posto dei dirigenti della casa statunitense, ma limitarci a prendere spunto dalla pubblicazione di un comunicato stampa da parte di Buell per ripercorrere brevemente la storia del suo fondatore. Dopo una breve carriera nel campionato statunitense Formula One con una moto spinta da un quattro cilindri in quadrato a due tempi, Erik Buell progetta e realizza la sua prima sportiva, la RR1000, spinta dal bicilindrico a V di 45° Harley Davidson da 1000cc che fa da elemento portante: la prima Buell come la conosciamo oggi. Fra 1987 e 1988 vengono prodotte 50 repliche sotto l’egida della Buell Motor Company. Con l’arrivo del nuovo motore 1200, nel 1989 Buell dà il via alla produzione della RS1200, versione biposto della RR, su cui debuttano primizie tecniche quali la pinza freno a sei pistoncini, i raccordi in treccia metallica e la forcella a steli rovesciati, soluzioni adottate per la prima volta su moto stradali di serie.
Ad inizio 1993, Harley-Davidson acquista il 49% della società, dando inizio ad un processo di acquisizione che verrà completato nel 2003, quando l’intero pacchetto societario passerà in mano alla casa americana, lasciando a Buell il solo ruolo di direttore tecnico della casa.
Nel 1994 arriva la prima Buell “moderna” – la storica S2 Thunderbolt. Corta da non crederci, con quello scarico sotto al motore, il freno a disco anteriore perimetrale, ha ispirato più di una concorrente nel design delle loro naked. Il pubblico ha risposto con entusiasmo, nonostante un’agilità che spesso sconfinava nel nervosismo. Il tuono si fa fulmine con la White Lightning del 1998, che monta per la prima volta il motore da 101 cavalli. Le vendite passano per la prima volta le 5000 unità.
Nel 2003 è il turno della Firebolt XB9R, che ancora una volta “va per la sua strada” – serbatoio carburante nel telaio, masse non sospese ridotte al minimo e centralizzazione massima di quelle sospese. Nel 2008, poi, arriva la completa rottura con la tradizione: la 1125R, spinta dal bicilindrico Helicon da (appunto) 1125cc raffreddato a liquido da 146cv. Nuovo anche il telaio, che non tradisce però i concetti di base delle Buell: reattività, feedback, precisione di guida.
Tutti questi modelli – e tutti gli altri, la famiglia XB12, la Ulysses solo per citarne alcuni – non verranno più prodotti, e le rimanenze verranno vendute presso le concessionarie autorizzate. La casa continuerà ad assicurare assistenza e servizio ricambi, tanto che possiamo spassionatamente consigliarvi di… mettervene qualcuna in casa. Le 1125 sono di un’efficacia eccezionale (trovate la nostra prova qui), ma in ottica “storica” vale la pena di prendere in considerazione, se non le prime Thunderbolt (che raggiungeranno in breve quotazioni da capogiro, date retta), almeno le Lightning e Firebolt, che avevamo provato con soddisfazione in pista qui.
Resta un grande rammarico per la morte, difficilmente comprensibile, di un marchio di grande personalità e contenuti, decretata con uno scarno comunicato stampa lo scorso 15 Ottobre. Se non avete mai provato una Buell, trovate il modo di farci un giro. Anche se magari non vi piacerà, capirete subito perché è un peccato che le Buell non vengano più prodotte…
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